Parlando dei Tuareg

21 Luglio 2015

PORDENONE. Martedì 21 luglio, in seno all’Estate in Città, prende il via la quarta edizione del festival “Raccontare il deserto-Tinawen Tenere, l’Africa dei Tuareg e d’altre culture” organizzato dall’Associazione via Montereale coadiuvata da Il Mondo Tuareg, Pnbox e il Comune di Pordenone con l’ausilio della Fondazione Crup e della Bcc Pordenonese. Ogni giorno ci saranno 2 appuntamenti alle 18.30 e alle 21.30 sempre nel Convento di san Francesco fino alla chiusura il 25 luglio con la cena tuareg ai Pnbox Studios. La giornata inaugurale prevede alle 18.30 l’incontro (saletta incontri di San Francesco) a cura di Lorenzo Declich, specialista in Civiltà Islamiche e collaboratore di Limes: Le bandiere nere del (neo) califfato, l’Isis vista da vicino. Un appuntamento di grande interesse per chi vuole capire, perché e come è nato questo fenomeno, e in quale direzione sta andando. Segue tè offerto dalla Comunità Tuareg di Pordenone, popolo libero e indipendente dal punto di vista culturale e per questo osteggiato da tutti in Africa, Isis compreso. La sera alle 21.30 il Chiostro accoglierà il concerto di Sidiki Camara, uno dei più grandi percussionisti del Mali, considerato uno dei maestri assoluti della nuova generazione, affiancato da altri 2 percussionisti (Kalifa Koné e Daouda Diabaté).

Sidiki Camara,Camara è uno dei creatori della corrente moderna della musica Manding, Dopo aver lasciato il Mali si è stabilito a Bruxelles, dove ha continuato la sua brillante carriera con stelle della musica maliana quali Mamady Keita Gomma Percussion, Rokia Traoré e Boubacar Traoré. Collabora spesso con Bill Frisell (con lui ha fatto diversi tour mondiali) che lo ha voluto nel suo album The Intercontinentals (assieme a Vinicius Cantuaria, Christos Govetas, Greg Leisz e Jenny Scheinman). Camara suona diverse percussioni tradizionali come Djembe, Doundouns, Slagverk/trommerm Congas, Kalebass, Baras, Balafon oltre alla batteria e alla N’Goni (chitarra tradizionale). Partecipa ai più importanti festival mondiali di jazz e world music. Vive tra io Belgio e la Norvegia

Riondino.Vergassola-1500x655E’ una Traviata giocosa e ironica quella proposta dalla collaudata coppia David Riondino – Dario Vergassola alle 21 al Teatro Comunale Giuseppe Verdi. Insieme avevano già lavorato su Don Chisciotte e Madame Bovary e ora proseguono questo “sforzo divulgativo eroico” – dove il gioco diventa cultura, la parodia divulgazione – affrontando un viaggio semiserio attraverso le bellissime pagine de la Dama delle Camelie di Dumas e le immortali arie verdiane, affidate all’International Chambers Players (Beibei Li, soprano; Fabio Battistelli, clarinetto; Augusto Vismara, violino;
Dorotea Vismara, viola; 
Riviera Lazeri, violoncello) per l’adattamento musicale di Pietro Paolo Vismara. Questa loro Traviata delle Camelie affronta tutti i temi chiave dell’opera: colpa, peccato, gelosia, redenzione, felicità, che sono i motori dei principali comportamenti umani, ma anche sentimenti spesso eccessivi sui quali si può ironizzare con leggerezza. Il loro umorismo schietto e dissacrante condisce la trama alleggerendola e riportandola anche all’oggi, con diverse incursioni satiriche. Irrompono così continuamente riferimenti a personaggi e situazioni d’attualità, che non sviano comunque lo spettatore dalla trama originale, saldamente tessuta dal fine dicitore Riondino, stuzzicato da un irreverente Vergassola, nei panni di un incredulo spettatore, sorta di Pierino ultimo della classe e guastafeste. Apparentemente in contrapposizione, in realtà complici nell’esprimere quel glamour, quel disincanto, quell’ironia al veleno, che li contraddistingue nel panorama del teatro comico italiano e ne fa due interpreti raffinati, mai sopra le righe e mai alla ricerca di una comicità fine a se stessa. Il risultato è che la gente ride, si diverte e impara a conoscere dei classici che non aveva mai letto, o a rileggerli da altri punti di vista, se già li conosce. La storia mantiene naturalmente il fascino e la malia delle grandi passioni e delle tragedie, che non lasciano vie d’uscita: tra amore, morte, senso del peccato, sentimento, colpi di scena. E’ una ricerca della felicità, che però deve fare i conti con le convenzioni sociali, i pregiudizi, il potere del denaro.

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