Palmanova, difesa veneziana

6 Novembre 2013

palmanova acquedotto veneziano porta udinePALMANOVA. L’Architettura militare di Venezia – in terraferma e in Adriatico fra XVI e XVII secolo” è il titolo del convegno internazionale di studi che si aprirà venerdì 8 novembre a Palmanova, al Teatro “Gustavo Modena” e che metterà a confronto, in tre intense giornate di lavoro, una ventina di relatori e studiosi provenienti dalle principali Università europee e degli Stati Uniti sull’architettura militare sviluppata dalla Repubblica veneziana nel periodo rinascimentale e sulle sue influenze nella lettura del territorio sia in terra ferma che lungo l’Adriatico. Il convegno organizzato dal Comune di Palmanova, in collaborazione con il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e affidato in qualità di curatore scientifico al prof. Francesco Paolo Fiore direttore del Dipartimento di Storia Disegno e Restauro dell’Architettura dell’Università “Sapienza” di Roma, rientra tra le iniziative di valorizzazione della città fortezza nell’ambito del percorso di riconoscimento Unesco e si pone l’obiettivo di riaprire un importante confronto scientifico sugli aspetti architettonici e storici che rendono unica Palmanova nel mondo, aprendo anche nuove prospettive di confronto sulle modalità di conservazione delle fortificazioni e sui processi di gestione e valorizzazione del bene culturale “città-fortezza”.

Il convegno affronta il contesto storico e territoriale dell’architettura veneziana nella seconda metà del ‘500 e sviluppa una discussione generale a livello europeo, nella composita situazione italiana del XVI secolo, che mette a confronto le varie modalità di operare su un doppio binario: quello della fortificazione del territorio e quello della fortificazione delle città e costruzione di cittadelle fortificate.

palmanovaIl convegno vuole rispondere a diverse domande: cosa avviene in un territorio vasto che si confronta con l’Europa della seconda metà del ‘500, quali sono i cambiamenti radicali che condizionano l’architettura militare, rispetto all’iniziativa della costruzione di Palmanova, quali similitudini e differenze caratterizzano gli altri interventi di Venezia in luoghi e contesti morfologici completamente diversi sia in terraferma che lungo l’Adriatico.

Il convegno, come detto, si inserisce nell’ambito del percorso per il riconoscimento Unesco della città stellata all’interno della candidatura seriale transnazionale “Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo”, progetto di cui è capofila la città di Bergamo e che comprende anche le fortificazioni militari veneziane di Peschiera del Garda, Venezia e Chioggia e alcuni siti di Croazia e Montenegro, fino alle bocche di Cattaro.

“Palmanova – spiega il curatore scientifico, prof. Francesco paolo Fiore – costituisce un episodio architettonico straordinario ma non isolato: proprio dal confronto con le altre iniziative di architettura militare veneziane per il controllo del territorio sia a terra che a mare, emerge in tutta la sua grandezza il valore di Palmanova, una vera e propria stella che brilla per unicità mondiale”.

I lavori si aprono venerdì sul tema “L’architettura delle difese: modelli e frontiere” che vedrà da subito la partecipazione di due esperti di grandissima caratura: Simon Pepper dell’Università di Liverpool e Marino Viganò dell’università della Svizzera Italiana di Lugano. Seguiranno gli interventi di Martha Pollak, Università dell’Illinois e Paola Bianchi Dell’Università di Aosta, per chiudere con Nicolas Faucherre dell’università francese di Aix-Marseille.

Nel pomeriggio gli interventi di Guglielmo Villa, Università sapienza di Roma, Giuliana Mazzi, e Stefano Zaggia, Università di Padova, Alessandro Brodini della Hunboldt-Stiftung, Università di Bonn, Antonio Manno docente del liceo artistico “Guggenheim di Venezia e Silvia Moretti dell’Università di Padova.

palmaSabato mattina i lavori proseguiranno sul tema delle “Difese veneziane in Adriatico” spostando così l’attenzione sulle fortificazioni che oggi si trovano in territorio croato, con gli interventi di Vania Kovacic, ministero della Cultura dipartimento di conservazione di Spalato, Andrei Zmegac, istituto di storia dell’Arte di Zagabria ed Elisabetta Molteni dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, cui seguiranno gli interventi di Ilija Lalosevic, della Facoltà di Architettura di Podgorica, Darka Bilic dell’Istituto di storia dell’Arte di Spalato, Piero Cimbolli Spagnesi dell’Università Sapienza. Le conclusioni scientifiche sono affidate al prof. Fiore.

Dopo i confronti storico-scientifici, l’architetto Adele Cesi, ministeriale dell’Ufficio patrimonio mondiale Unesco, aprirà la sessione del pomeriggio dedicata all’attualità ed in particolare all’obiettivo Unesco, allo stato di avanzamento dell’iter di candidatura e ai temi legati ai processi di gestione e valorizzazione dei beni architettonici. Questo sarà il titolo della tavola rotonda, moderata dal giornalista Gianpaolo Carbonetto che porterà a riflettere sulle prospettive di sviluppo legate al turismo culturale, Gianni Bonazzi, direttore del segretariato generale servizio I Coordinamento e studi del MIBACT, Gianni Torrenti assessore regionale alla Cultura, Adriana Danielis, assessore comunale alla cultura, Roberto Grandinetti, professore dell’Università di Padova, dipartimento di scienze economiche e aziendali ed Alessandro Leon, presidente dell’istituto Cles di Roma.

Il convegno sarà anche l’occasione per tutti i partecipanti di toccare con mano Palmanova, con una Visita guidata che si terrà nella giornata di domenica e che servirà a condividere l’approccio delle politiche di conservazione e valorizzazione condotte dall’amministrazione comunale di concerto con Regione e Sovrintendenza per riportare la città stellata a nuovo splendore.

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