Magico cinema muto

3 Luglio 2012

PORDENONE. Secondo la prestigiosa rivista Variety, è tra i 50 eventi cinematografici al mondo da non perdere. Si tratta delle Giornate del cinema muto, la cui 31ma edizione è stata presentata a Pordenone, nella sede di rappresentanza della Regione. La manifestazione è previsto nel capoluogo della Destra Tagliamento, al Teatro Comunale Giuseppe Verdi, dal 6 al 13 ottobre. Nel corso della conferenza stampa il direttore David Robinson e il presidente Livio Jacob hanno illustrato il programma. Erano presenti il consigliere regionale Piero Colussi, l’assessore alla Cultura della Provincia di Pordenone Nicola Callegari, il sindaco di Pordenone Claudio Pedrotti e l’assessore alla Cultura Claudio Cattaruzza, l’assessore alla cultura di Sacile Carlo Spagnol, il presidente della Camera di Commercio di Pordenone Giovanni Pavan, Giovanni Lessio presidente del Teatro Verdi e responsabile relazioni esterne di FriulAdria-Crédit Agricole, Gianbattista Cignacco del CDA della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. La nuova edizione delle Giornate del Cinema Muto, realizzata in collaborazione con la Cineteca del Friuli e Cinemazero, ha il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema, della Regione Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Pordenone, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio di Pordenone e della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Sponsor principale FriulAdria – Crédit Agricole.

Nonostante il momento di crisi e il problema della riduzione dei finanziamenti che accomuna le Giornate del Cinema Muto a numerosi altri eventi culturali, per questa edizione il direttore David Robinson ha preparato un programma che si preannuncia fra i migliori di sempre, con eventi orchestrali, celebrazioni importanti – il bicentenario dickensiano in primis – e nuove scoperte presentate in anteprima mondiale. Ciò nella convinzione che solo mantenendo intatta la qualità della proposta e anzi cercando di migliorarla costantemente, le Giornate possano continuare a raccogliere riconoscimenti e consensi. Fra le più recenti attestazioni di stima, oltre a quella di Variety, va va citata la dichiarazione del neo-direttore del Festival di Roma, Marco Müller, secondo cui le Giornate sono il festival più importante d’Italia dopo Venezia.

GLI EVENTI MUSICALI

Greta Garbo in A Woman of Affairs

Mentre da una parte si consolida l’immagine del festival a livello nazionale e internazionale, dall’altra si rafforza il legame con la città e con la regione. Si rinnova infatti la proficua collaborazione con la FVG Mitteleuropa Orchestra, che eseguirà gli accompagnamenti della serata inaugurale e di quella finale. Il film prescelto per la conclusione, sabato 13, A Woman of Affairs (1928) di Clarence Brown, con Greta Garbo e John Gilbert, sarà inoltre replicato domenica 14 nell’ambito del programma musicale del Teatro Comunale Giuseppe Verdi. È la prima volta che la partitura, scritta e diretta dal maestro Carl Davis, viene eseguita dal vivo. Questa “première” pordenonese è resa possibile dalla preziosa collaborazione della Banca FriulAdria – Crédit Agricole.

Marie Dressler, Marion Davies e Jane Winton in The Patsy

L’apertura, sabato 6 ottobre, è invece affidata alla divertente commedia di King Vidor The Patsy (1928), con Marion Davies e Marie Dressler, all’epoca votato da Chaplin come migliore film dell’anno. A Pordenone sarà proiettato con la partitura composta dalla musicista olandese Maud Nelissen. L’evento è realizzato con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.

Grazie all’avvio di una collaborazione inedita con la parrocchia di Pordenone, in occasione dei seicento anni della nascita di Giovanna d’Arco, mercoledì 10 ottobre sarà proiettato nel Duomo di San Marco uno dei capolavori del cinema, La passione di Giovanna d’Arco (1928) di Carl Theodor Dreyer. La nuova partitura composta da Touve Ratovondrahety per organo, coro, violoncello solista, trombe e tromboni, sarà eseguita dal Coro San Marco e da elementi dell’Orchestra San Marco di Pordenone.

Un altro appuntamento musicale sempre molto atteso tanto dai pordenonesi quanto dagli ospiti accreditati è “A Colpi di Note”, giunto ormai alla sesta edizione. Le orchestre degli alunni delle scuole di Pordenone e di Cordenons hanno scelto quest’anno di accompagnare le comiche con Stan Laurel e Oliver Hardy, We Faw Down (1928) e Liberty (1929), entrambe firmate da Leo McCarey.

GLI EVENTI SPECIALI

Proprio nel momento in cui Martin Scorsese con il suo Hugo Cabret ha fatto conoscere al grande pubblico il nome e l’opera di Georges Méliès, è venuta alla luce – e sarà presentata a Pordenone in anteprima mondiale dalla Cinemathèque française – una copia a colori di quello che è probabilmente il suo film più bello. Realizzato nel 1902, lo stesso anno del celebre Viaggio sulla luna, ma rimasto invisibile per più di un secolo, è una frizzante e spiritosa versione del Robinson Crusoe di Defoe, con un Méliès insolitamente giovane nel ruolo del protagonista. Finora se ne conosceva solo un frammento in bianco e nero mentre la nuova copia, quasi completa, consente di apprezzare appieno la splendida colorazione a mano. Senza didascalie, il film sarà presentato con il commento originale, dal vivo, di un narratore e con gli effetti sonori indicati da Méliès.

Un’altra prima mondiale per le Giornate, risultato sempre di uno storico restauro della cineteca parigina, è la presentazione del Phono-Cinéma-Théâtre, meraviglia tecnologica e una delle attrazioni di maggior successo dell’Esposizione di Parigi del 1900, che fu un vero trampolino di lancio per l’invenzione dei Lumière e un’importante vetrina per le sperimentazioni sul suono e sul colore. Presentato in un teatro appositamente costruito per l’Esposizione, lo spettacolo mescolava generi diversi: brevi film sonori con fonografo sincronizzato (canzoni, monologhi, estratti da rappresentazioni teatrali), ma anche danze e pantomime accompagnate con musica dal vivo. Molti film erano a colori. Grazie alla collaborazione fra la Cinémathèque e gli archivi Gaumont Pathé, che possedevano ognuna una parte dei materiali originali, e a ricerche che si sono allargate anche ad altri archivi fra cui quello dell’Opéra di Parigi, gran parte dello spettacolo (34 dei 41 film originali) è stato ricostruito. In queste immagini di straordinario valore storico compaiono le maggiori personalità della scena teatrale dell’epoca: attori fra cui Bernhardt nei panni di Amleto e Gabrielle Réjane Coquelin Ainé in quelli di Cyrano de Bergerac (ruolo da lui stesso creato per il teatro solo tre anni prima); la nuova stella ventunenne dell’Opéra Jeanne Hatto e le étoiles Risita Mauri e Carlotta Zambelli, quest’ultima entrata nella leggenda per aver eseguito per la prima volta in Francia, nel 1896, la fouetté per quindici volte di seguito. E ancora, la bella Cléo de Mérode, celebrità internazionale della danza ma nota anche per essere stata l’amante di re Leopoldo II del Belgio. Anche il teatro leggero è rappresentato, con il comico britannico Little Tich, gli americani Mason e Forbes, la celeberrima coppia di clown Footit et Chocolat e le stelle dei café chantant parigini. Come una vera e propria macchina del tempo, il Phono-Cinéma-Théâtre permetterà di vedere in movimento, con suoni e colori, la scena francese del 1900 arrivata a noi finora solo attraverso gli abbaglianti manifesti della Belle Époque.

DICKENS, “PADRE” DELLA SCENEGGIATURA CINEMATOGRAFICA

Sono un centinaio i film muti tratti dalle opere di Charles Dickens (1812-1870) non solo in Inghilterra e negli Stati Uniti ma anche in molti paesi non anglofoni come Italia, Francia, Germania, Ungheria, Russia e Danimarca. Non c’è prova migliore di questa per misurare la popolarità internazionale delle storie e dei personaggi di Dickens, l’importanza che le sue opere hanno avuto nell’evoluzione del racconto cinematografico e l’influenza che hanno esercitato su maestri come Griffith, Chaplin e Ejzenstejn (quest’ultimo arrivò a dire che lo stile della prosa dickensiana avrebbe in qualche modo prefigurato il linguaggio della narrazione cinematografica). Molte delle prime produzioni sono purtroppo andate perdute ma quasi un terzo dei film muti sopravvive, disseminato negli archivi di tutto il mondo.

In occasione del bicentenario, le Giornate propongono la più ampia rassegna di film muti su soggetti dickensiani, inclusi i primi due film tratti dalle sue opere, che saranno proiettati in pubblico per la prima volta dopo oltre un secolo: The Death of Poor Joe di George Albert Smith, e Mr Pickwick’s Christmas at Wardle’s di Robert Paul, entrambi realizzati nel 1900. Ma è soprattutto nei successivi e più sofisticati adattamenti che si nota come lo stile e la struttura dei romanzi di Dickens si prestino perfettamente alla trasposizione sullo schermo. Accanto alle molte produzioni inglesi e americane, il programma propone alcuni dei fedeli adattamenti danesi magistralmente diretti da A.W. Sandberg (il suo David Copperfield è stato presentato alle Giornate qualche anno fa), e l’anteprima della versione ungherese (incompleta) di Oliver Twist, che sarà affascinante confrontare con la versione hollywoodiana del 1922 con Jackie Coogan e Lon Chaney. L’ultimo Dickens muto è The Only Way, del 1925, versione di Herbert Wilcox di A Tale Of Two Cities (Le due città) che offre al pubblico di oggi uno spaccato delle tecniche di recitazione e di messa in scena del teatro tardo ottocentesco e in particolare la leggendaria interpretazione di Sir John Martin Harvey del personaggio di Sydney Carton. Un altro titolo degno di nota è Leaves from the Books of Charles Dickens (Pagine dai libri di Charles Dickens), realizzato un secolo fa in occasione del centenario di Dickens dal giovane Thomas Bentley, destinato a diventare un noto interprete di personaggi dickensiani.

Durante le Giornate sarà allestita al Teatro Verdi la mostra “Charles Dickens in Italia”, curata da Laura Minici Zotti e realizzata in collaborazione con il Museo del Precinema di Padova. L’esposizione, ispirata al viaggio in Italia compiuto da Dickens nel 1844-45 e descritto nel suo Pictures from Italy, comprende vetri fotografici per lanterna magica che mostrano le città italiane visitate dallo scrittore, una serie di vetri fotografici e incisioni su vetro per proiezione riguardanti i suoi racconti più noti, e una lanterna magica a doppio obiettivo.

I FILM MUTI DI ANNA STEN (1906-1993)

Oggi ingiustamente dimenticata, Anna Sten (nata in Ucraina col nome di Annel Stenskaya Sudakevich) è stata una delle grandi attrici del cinema mondiale, e una delle più belle, padrona di una vastissima gamma recitativa grazie alla quale spaziava dalla commedia al dramma più impegnato. La retrospettiva completa dei film muti da lei interpretati include il suo debutto, Devushka s korobkoi (La ragazza con la cappelliera, 1927), commedia classica di Boris Barnet, e Belyj Oryol (L’aquila bianca, 1928) di Jakov Aleksandrovič Protazanov, in cui l’attrice appare accanto a due personalità leggendarie del teatro russo, Vasili Kachalov e Vsevolod Mejerchol’d. Di particolare rilievo è la prima internazionale del riscoperto Moy Syn (Mio figlio, 1928), creduto perduto per ottant’anni. Il regista è Yevgeni Chervyakov, un nome a lungo dimenticato ma oggi riconosciuto come uno dei più originali e influenti maestri del cinema sovietico. L’ultimo film muto girato dalla Sten, Lohnbuchhalter Kremke (1930) è stato accolto entusiasticamente in occasione della proiezione, nel gennaio 2011, al MoMA di New York.

Dalla Germania, dov’era approdata dopo i successi in Unione Sovietica, la Sten fu portata a Hollywood da Samuel Goldwyn, che voleva farne la nuova Garbo. Quello che accadde dopo è la storia di una star mancata, nonostante la gigantesca campagna pubblicitaria messa in piedi da Goldwyn. Le furono d’ostacolo il forte accento ma probabilmente anche la sua personalità, il suo essere attrice per vocazione, poco portata al divismo e anzi pronta ad annullarsi per entrare nei ruoli che impersonava. Continuò a vivere a Hollywood, lavorando in produzioni minori (dov’è sempre molto brava), e divenne uno dei membri più amati della comunità, ma non diventò mai una stella in senso convenzionale.

IL CANONE RIVISITATO – 4

Non è un caso che uno dei programmi di maggior richiamo delle Giornate sia “Il Canone Rivisitato”, un’esplorazione pluriennale dei capolavori che hanno decretato la fama dell’immagine silenziosa presso intere generazioni di appassionati: benché famosi, i film proposti in questa retrospettiva sono oggetto di rinnovata attenzione ogni volta che vengono portati sul grande schermo in copie restaurate secondo le tecnologie più all’avanguardia. Oltre al capolavoro dreyeriano La passione di Giovanna d’Arco (1928), fanno parte della selezione di quest’anno Un caso semplice (Prostoj slučaj, 1930), uno dei film più commoventi e misconosciuti di un altro fra i registi “iconici” per eccellenza del cinema muto, Vsevolod Pudovkin, e Die Freudlose Gasse (L’ammaliatrice, 1925) di Georg Wilhelm Pabst, con Greta Garbo e Asta Nielsen, un ritratto della Vienna postbellica oppressa dalla crisi, la cui visione non mancherà di offrire interessanti parallelismi con la realtà odierna. “Classico” non vuol dire soltanto “celebre”: il dramma proletario Die Weber di Friedrich Zelnik (1927) è uno dei massimi esempi del cinema di Weimar; per molti anni lo si è considerato un film “imperdibile”, ma è pochissimo noto agli studiosi delle nuove generazioni. Lo stesso vale in certa misura per Ménilmontant (1925), diretto in Francia dall’esule russo Dimitri Kirsanoff. Non mancherà inoltre un tributo ai capolavori della commedia muta con la nuova copia (a cura del Museum of Modern Art di New York) di Hands Up! di Clarence Badger (1926) interpretato da Raymond Griffith, la cui statura di attore è pari a quella di Keaton, Chaplin e Harold Lloyd.

KEYSTONE 100

Per celebrare il centenario della casa di produzione Keystone, rimasta nell’immaginario collettivo come sinonimo di film comico, le Giornate presentano una piccola selezione di lungometraggi degli anni Venti diretti o interpretati da personaggi che, sotto la guida autorevole di Mack Sennett, mossero qui i primi passi nel cinema (fra loro ci fu anche un certo Charlie Chaplin). Un paio dei titoli in programma, The Red Mill e Topsy and Eva, entrambi del 1927, sono stati al centro di controversie. Il primo, in cui ritroviamo Marion Davies, è un’incantevole commedia firmata da Will B. Goodrich, pseudonimo dietro cui si nasconde Roscoe Arbuckle (1887-1933), il “Fatty” dallo straordinario talento comico bandito da Hollywood dopo lo scandalo che lo travolse nel 1921, in seguito all’accusa di omicidio di una giovane attrice. Nonostante la piena assoluzione, la sua carriera di attore ne fu distrutta. Negli anni Venti riuscì a girare qualche film come regista, sempre sotto pseudonimo, e solo nei primi anni Trenta, poco prima di morire, riapparve in alcuni cortometraggi. Topsy and Eva, adattamento cinematografico di un musical di grande successo con le sorelle Duncan, è una parodia della Capanna dello zio Tom che il pubblico di allora trovava esilarante ma che oggi appare come il massimo del politically incorrect. In verità, anche 85 anni fa non tutti erano insensibili al problema: Lois Weber, a cui per prima fu affidata la regia, vi rinunciò perché riteneva il contenuto razzista. La sostituì Del Lord, un vecchio collaboratore della Keystone, e alcune scene furono girate da D.W. Griffith, che pure sarebbe stato accusato di razzismo per i suoi film. È molto probabile che il contenuto infastidirà alcuni fra coloro che lo vedranno a Pordenone, e tuttavia non si può censurare un’opera che, al di là di tutto, è un concentrato di talenti e ha esercitato un fascino enorme sul pubblico di un’altra epoca, tanto che lo slogan pubblicitario originale recitava così: “in centinaia di migliaia hanno riso per le loro buffonerie sul palcoscenico – a milioni si faranno la risata della vita quando vedranno le famose sorelle Duncan nel film Topsy and Eva.”

SELIG POLYSCOPE – GLI INNOVATORI DIMENTICATI

Il colonnello William Nicholas Selig (1864-1948) è probabilmente il meno noto dei fondatori dell’industria cinematografica americana, ma è forse il più importante. Fu lui a fondare il primo studio cinematografico a Los Angeles e, ancora prima, a produrre i primi film a soggetto western nello stesso West, con protagonisti veri cowboy e indiani, definendo così le caratteristiche essenziali del genere che è poi diventato la pietra angolare del cinema americano.

Basterebbe questo per considerare William Selig una figura centrale per lo sviluppo del cinema, ma ci sono molte altre importanti innovazioni in cui ebbe parte. Inventò per esempio il genere “avventure nella giungla”, portandolo al successo; fu il primo a promuovere i propri film traendone romanzi pubblicati da importanti editori e a tentare la strada della pubblicità sui giornali; aprì uffici di vendita e distribuzione in Europa prima della Grande Guerra (solo la Vitagraph fece altrettanto) favorendo così il prestigio internazionale del cinema americano; e portò avanti una lotta tenace per vincere l’avversione degli esercenti per narrazioni cinematografiche più lunghe e complesse, realizzando il primo serial avventuroso (The Adventures of Kathlyn) e il primo lungometraggio (The Spoilers, della durata di due ore) prodotti in America.

Al successo dei film di Selig contribuirono Tom Mix, una delle prime star-cowboy del cinema, che con Selig girò oltre 300 film; Francis Boggs, un veterano del teatro che Selig assunse come regista e sceneggiatore, il cui lavoro produsse risultati tanto positivi che Selig gli consentì di dirigere lo studio di Los Angeles con un margine di autonomia mai concesso ad altri; e la biondina dagli occhi azzurri Kathlyn Williams, che dopo aver interpretato una serie di film d’avventura ambientati nella giungla divenne la regina di questo genere emergente, tanto da spingere Selig a ideare in suo onore la serie The Adventures of Kathlyn, capostipite di tante serie di successo quali The Perils of Pauline e The Hazards of Helen.

Dei 3500 film realizzati fra il 1896 e il 1936 dalla Selig Polyscope Company e da William Selig come produttore indipendente, a oggi ne risultano sopravvissuti circa 225, una dozzina dei quali saranno presentati a Pordenone.

L’ANIMAZIONE TEDESCA

Dopo il grande consenso ottenuto lo scorso anno con il programma sull’animazione giapponese, le Giornate fanno spazio quest’anno all’animazione tedesca. I quasi quaranta titoli presentati, insufficienti a fornire una panoramica della ricchissima produzione animata del primo dopoguerra in Germania, mirano piuttosto a illustrare la grande varietà delle tecniche di animazione e di colorazione utilizzate. Dei due programmi proposti, uno è interamente dedicato alla pubblicità: i brevi spot animati sono in molti casi degli originali, divertenti ed eleganti piccoli capolavori che trascendono il loro scopo originale. La rassegna è anche un omaggio indiretto al produttore Julius Pinschewer (1883-1961), la figura più importante nel panorama della pubblicità animata tedesca degli anni Dieci e Venti.

CINEMA DELLE ORIGINI

Mentre dagli archivi di Parigi e di Torino arriveranno ulteriori recenti scoperte di film di Georges Méliès, l’Australian National Film and Sound Archive porterà a Pordenone per il sesto anno consecutivo una selezione di titoli dalla preziosa Corrick Collection, che raccoglie il repertorio filmico dell’omonima famiglia di intrattenitori. Nel programma, che spazia da splendide fantasie colorate ai film “dal vero”, anche una produzione Pathé del 1904, Excursions en Italie, con immagini d’epoca di Genova, Napoli e Venezia.

TESORI DEL CINEMA ITALIANO

Alla continua ricerca di tesori perduti del cinema italiano, le Giornate propongono quest’anno il nuovo restauro del film, tratto dal dramma di Giovanni Sabatini, Gli spazzacamini della Val d’Aosta (1914) di Umberto Paradisi. Questo film a soggetto ha il merito di aver portato per la prima volta sullo schermo la piaga dei fanciulli spazzacamino (un fenomeno che in Italia si è protratto fino al secondo dopoguerra), e il contesto sociale che ne era all’origine: quella povertà endemica dei comuni valdostani che spingeva tante famiglie ad affidare i loro bambini di cinque-sette anni a “padroni” senza scrupoli che li portavano a fare gli spazzacamini nella ricca Torino.

Si vedrà anche il nuovo restauro digitale della Cineteca Nazionale e della Teca del Mediterraneo del film di Nello Mauri Idillio infranto (1933), uno degli ultimi lungometraggi muti italiani, “sogno di celluloide” dell’imprenditore pugliese Orazio Campanella, che intendeva rendere omaggio alla sua terra con questo dramma folcloristico ambientato nella società feudale in Puglia all’inizio del XX secolo.

Ci sarà spazio anche per un regista dimenticato, Rino Lupo, che iniziò la sua carriera in Italia nel 1908 ma in seguito lavorò in altre parti l’Europa, arrivando alla fine degli anni Venti in Portogallo, dove aprì una scuola per giovani registi di cui fu allievo anche Manoel de Oliveira. Le Giornate presentano il suo Wenn Volker streiten, storia di due amici che si trovano a combattere su fronti opposti, girato in Germania nel secondo anno della Grande Guerra.

RISCOPERTE E RESTAURI

La sempre ricca sezione che raggruppa le più recenti riscoperte e i nuovi restauri propone quest’anno alcuni titoli eccezionali come The Spanish Dancer di Herbert Brenon, con Pola Negri e Antonio Moreno, e The Goose Woman di Clarence Brown (regista anche di A Woman of Affairs, l’evento di chiusura delle Giornate 2012). Il primo è un magnifico film hollywoodiano del 1923, sopravvissuto solo in copie usurate e incomplete e tornato finalmente allo splendore e alla spettacolarità originali grazie alla grande operazione di restauro portata a termine dall’olandese EYE Film Institute. Il secondo, definito da sempre un capolavoro dallo storico Kevin Brownlow (premiato l’anno scorso con l’Oscar alla carriera), può essere finalmente presentato nell’ottimo restauro dell’UCLA. Fra le curiosità, un film inglese del 1923, A Couple of Down-and-Outs di Walter Summers, la commovente storia di un ex-soldato che, dopo la guerra, riconosce il cavallo che lo aveva accompagnato sui campi di battaglia in Francia mentre sta per essere venduto come carne da macello, e lo salva: un soggetto ripreso anche recentemente da Steven Spielberg nel suo War Horse.

Infine, con Familientag im Hause Prellstein (Riunione di famiglia in casa Prellstein), del 1927, si conclude il progetto che anno dopo anno ha portato alle Giornate i film muti di Hans Steinhoff (1882-1945).

Come sempre, alle retrospettive si affiancheranno, oltre alla già citata mostra dedicata a Charles Dickens, la Jonathan Dennis Memorial Lecture e gli appuntamenti quotidiani con le lezioni musicali delle Pordenone Masterclasses e con i seminari del Collegium.

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