L’Horror d’annata di Epstein

3 Agosto 2014

PORDENONE. Una mattina nella preistoria! E’ quanto propone l’Estate in città ai bambini dai 7 agli 11 anni alle 9.30. al Museo archeologico. Assieme agli operatori di Eupolis i partecipanti potranno scoprire come le schegge di selce diventano strumenti, come l’argilla diventa vasi e contenitori, come si costruiscono capanne sospese sull’acqua e anche quanto fatica occorre per macinare i cereali. Grazie a molte prove di archeologia sperimentale si potrà per una mattina vivere come vivevano i nostri progenitori migliaia di anni fa. Il laboratorio è gratuito.

Todesco e Dal Dan

Todesco e Dal Dan

Il fascino dei racconti di E.A. Poe, lo sperimentalismo di Jean Epstein e del suo aiuto regista Buñuel e le musiche originali di Dal Dan e Todesco si incontrano lunedì 4 agosto alle 21 al chiostro di San Francesco per Visioni sonore, nell’ambito dell’Estate in Città. “La caduta di casa Usher” (1928) di Epstein è considerato da tutti una rappresentazione elegante dell’espressionismo, del surrealismo, dell’astrattismo e di una buona dose di Horror con carattere “Gotico”, mentre i cultori di Poe si spingono oltre, non esitando a definirlo la migliore versione cinematografica di questo racconto, anche se il finale viene totalmente trasformato. Il regista (ma soprattutto teorico del cinema) Jean Epstein in “La caduta della casa Usher” fonde alcuni dei racconti più famosi di Edgar Allan Poe – tra i quali quello del titolo, “Il ritratto ovale”, “Ligeia”… – e non solo ci immerge nelle pagine inquietanti di Poe, ma riesce a rendere la vena claustrofobica e il senso di fatalità in ogni suo fotogramma.

Le atmosfere allucinate di Poe diventano immagini che trasformano elementi naturali in eventi capaci di suscitare inquietudine: il vento, la penombra, gli oggetti che si muovono senza che nessuno li abbia toccati. Per la realizzazione di questo film, Epstein, grande figura di teorico e di cineasta, si avvalse come aiuto regista dell’allora ventottenne Luis Buñuel. Sebbene la trama sia ricca di spunti narrativi (letterari e cinematografici), Epstein decide di non puntare prevalentemente sulla narrazione di una storia, quanto di trasmettere inquietudini e stati d’animo attraverso tecniche di ripresa e montaggio. In questo modo Epstein non solo riesce ad essere fedele alla storia di Poe, ma riesce ad andare oltre, trasmettendo all’oggetto-immagine la stessa forza evocativa che Poe aveva trasmesso all’oggetto-parola.

I due musicisti che prenderanno parte a questo viaggio dove si racconta l’ossessione dell’uomo nei confronti della morte e i tentativi disperati di fuggire da essa, sono Juri Dal Dan al pianoforte e Romano Todesco alla fisarmonica, che hanno creato anche le musiche ad hoc, in un incontro/scontro con questa straordinaria materia narrativa. Continui cambiamenti timbrici, ritmici, cromatici portano lo spettatore attraverso le più svariate forme musicali: dal Minimalismo Ostinato a quello Astratto, dal carattere fantasioso dell’Espressionismo di quegli anni a momenti di sacralità musicale e parti di musica Classica Contemporanea. Il tutto correlato a una continua evoluzione attraverso le immagini che si presenteranno molto lente e diluite nel tempo. Ingresso libero.

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