Le visioni di Rosa Barba

14 Marzo 2013

GORIZIA. Prosegue venerdì 15 marzo, la 20^ edizione di FilmForum Festival 2013, in cartellone a Gorizia, diretto da Leonardo Quaresima e curato da Sergio Fant, promosso dall’Università degli Studi di Udine. ‘Who’s What? Intellectual Property in the Digital Era’ ovvero un confronto intorno ai temi e alle implicazioni della proprietà intellettuale è il leit motiv di questa 20^ edizione del festival, che per venerdì propone un’intensa sessione convegnistica dalle 9.30 alle 13 a Palazzo Della Torre, sede della Fondazione Carigo, e diversi workshop dalle 15.30 alle 18 presso il Polo S. Chiara. A Gorizia FilmForum Festival ospita l’annuale Spring School, come sempre incentrata sul rapporto fra Cinema e arti visive contemporanee. La questione proprietà intellettuale viene esplorata nel passato della storia del cinema e nel presente delle arti visive contemporanee durante i Worshops di Film Heritage e Visual Arts, e si cala poi sul versante delle nuove tecnologie (dai videogiochi, al fumetto, ai social networks) e sulla mappatura delle pornografie nazionali di Brasile, Inghilterra ed Est Europa nell’ottica di processi di transnazionalizzazione dell’audiovisivo nei Worshops di Post-cinema e Porn Studies.

Fra gli ospiti più attesi di questa sezione spicca senz’altro l’artista siculo-berlinese Rosa Barba, creativa icona delle arti visive che nella serata di venerdì 15 marzo, introdurrà al Kinemax (dalle 21) una corposa selezione dei suoi lavori e delle videoinstallazioni più rappresentative: come “Panzano” (2000, 16’), “They shine” (2007, 4’), “Outwordly from earth’s centre” (2007, 24’), “The long road” (2010, 6’10’’), “The hidden conference: about the discontinuous history of things we see and don’t see” (2010, 11’), “Somnium” (2011, 19’), “Time as perspective” (2012, 12’). Rosa Barba, recentemente celebrata al Mart di Rovereto e alla Fondazione Galleria Civica di Trento, si è affermata come una delle artiste italiane più interessanti nel panorama internazionale, tanto da essere già ospitata dalla Tate di Londra e da aver conquistato il Nam June Paik Award 2010. E’ un’artista apolide, nata in Sicilia ma cresciuta in Germania e poi nomade per vocazione, maturata artisticamente attraverso progetti e residenze in giro per il mondo. Molti sono i temi della poetica di Rosa Barba, da un’ampia riflessione sul tempo che conduce direttamente alla “questione” della memoria, alla fascinazione per le possibilità di esistenze alternative che coinvolgono gli oggetti, i luoghi, le cose, dalla destrutturazione del mezzo cinematografico, piegato da una poetica implacabile. «Ci sono delle somiglianze con l’opera di Werner Herzog nel modo in cui cerco di esplorare e mettere in scena i paesaggi con la telecamera – racconta Rosa Barba – così come la scelta di lavorare con protagonisti reali, gli elementi del documentario, o l’utilizzo che faccio dei paesaggi come una sorta di documento in cui ha luogo la storia. Gli strati narrativi possono assumere varie forme: in They Shine (2007) c’è un sottofondo musicale oltre al piano visivo che mostra la scultura di pannelli solari nel deserto. La base musicale è composta da interviste realizzate con persone vissute nel deserto mentre immaginano la potenziale architettura futura». “Panzano” (2000) vede protagonisti una comunità di malati mentali, mentre “Time as perspective” è il lavoro più recente dell’artista, idealmente diviso in tre fasi: la terza, nei mesi scorsi, è stata allestita in questi giorni in Norvegia, presso la Bergen Kunsthalle. Focus centrale è la rappresentazione del rapporto fra il tempo, lo spazio e l’immagine. “Time as perspective” titola appunto l’ultimo video di Rosa Barba, un 35 mm girato nel deserto del Texas, che riflette sull’azione e l’incidenza del tempo rispetto al paesaggio.

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