Le origini della scintilla che portò alla Grande guerra

11 Maggio 2015

UDINE. Giovedì 14 maggio alle 18, nella Galleria Accademia Città di Udine (via Anton Lazzaro Moro, 58) Gino Monti parlerà dell’epilogo delle instabilità sociali, degli irredentismi e delle egemonie imperiali, conseguente al retaggio rivoluzionario del XIX secolo, che hanno riguardato l’esplosione della Grande Guerra. Ingresso libero.

La trattazione del tema avrà inizio con la descrizione dello scenario europeo all’inizio del XX secolo che fu preludio ad una guerra che sconvolse tutti gli assetti politici e nazionali del continente, a cominciare dalla caduta e polverizzazione di ben quattro Imperi continentali. Uno scenario che include i vari segni premonitori, dalla rivoluzione dei giovani turchi ai conflitti tra le nazioni balcaniche, la stessa guerra italo-turca del 1911 e l’occupazione, quanto mai indebita e velleitaria, della Bosnia Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria. Sarà inoltre posta in luce l’equivoca posizione italiana, legata da un trattato ultratrentennale all’alleanza con gli Imperi centrali, ma costretta dagli interessi prevalenti del nostro irredentismo a una iniziale neutralità e, infine, ad un’azione di diplomazia segreta, sfociata nel Patto (ultrasecret) di Londra dell’aprile 1915. E’ in quel Patto che trova riscontro la data, il 24 maggio, in cui l’Italia entrò in guerra a fianco non della Triplice Alleanza, bensì della cosiddetta Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia).

La conferenza approfondirà poi nei dettagli “la fatal giornata”, domenica 28 giugno 1914, in cui l’erede al trono imperiale Francesco Ferdinando d’Austria, in visita ufficiale a Sarajevo, rimase vittima di un attentato per mano di un giovane anarchico, Gavrilo Princip, passato alla storia come la vera scintilla della prima grande deflagrazione mondiale della storia umana. L’incontro si concluderà con una nota sull’Anarchia e l’Anarchismo e una breve citazione dell’ammutinamento, nel luglio 1917, di soldati della Brigata Catanzaro, a Santa Maria La Longa, finito nel sangue di 28 soldati, selezionati col sistema della decimazione e fucilati nella pubblica piazza.

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