Le gambe delle bugie

20 Febbraio 2012

Ritorna sul palco del “Giovanni da Udine” uno degli attori più amati e applauditi dal pubblico: stiamo parlando di Luca De Filippo, impegnato da martedì 21 a venerdì 24 febbraio alle 20.45 – come protagonista e regista – nella celebre commedia paterna Le bugie con le gambe lunghe. In scena, tra gli altri, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Anna Fiorelli, Fulvia Carotenuto e Massimo De Matteo.

Se le bugie con le gambe corte sono quelle puerili, quelle dei bambini, cosa sono Le bugie con le gambe lunghe? Il grande Eduardo non aveva dubbi: sono quelle che «tutti noi dobbiamo aiutare a camminare per non far cadere l’impalcatura della società». Ed ecco, allora, una splendida partitura sul tema della verità e della menzogna. Un testo scritto nel 1946, in cui la vena amara che scorre sotto la comicità si accentua con il procedere dell’azione, assumendo un carattere insieme tradizionale e sperimentale.

La storia vive dei reciproci intrighi che alcune coppie intrecciano intorno a Libero Incoronato, un uomo onesto, modesto, insieme dignitoso e fiero, la cui vita tranquilla viene sconvolta dai vicini che tentano in ogni modo di coinvolgerlo, suo malgrado, nelle loro squallide vicende. Ostinato a smascherare le clamorose falsità di cui è testimone, Libero finirà per adeguarsi in modo provocatorio alla regola generale, rilanciandola e amplificandola fino al paradosso.

Tra le commedie eduardiane del dopoguerra, Le bugie con le gambe lunghe, vissuta per molto tempo all’ombra del grande successo di Filumena Marturano, si rivela tra i testi più moderni del drammaturgo partenopeo, antesignano di quell’ironia fustigatrice nei confronti della mentalità ipocrita borghese. «Credo quello che mi si dice», afferma più volte il protagonista Libero Incoronato, coinvolto in situazioni assurde dove tutti mettono la maschera pirandelliana e recitano la propria parte. Così fatti e persone si rivelano fasulli, forse più del vino annacquato che Libero, povero in bolletta, è costretto a bere. Personaggi costretti a vivere per sempre condizionati dal giudizio degli altri, della famigerata “gente”, a tal punto da barare perfino con se stessi.

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