L’arte dopo il fascismo

14 Febbraio 2013

Pizzinato ritratto da Danilo De Marco

PORDENONE. Dopo il successo dell’inaugurazione della mostra “Armando Pizzinato. Nel segno dell’uomo”, che ha visto la presenza di oltre mille persone al PArCo, cui farà seguito l’inaugurazione della sezione “Armando Pizzinato. Il contesto Pordenonese” alla Galleria Sagittaria di Casa Zanussi sabato 16 febbraio alle 18.30, prende il via il ricco calendario di incontri dedicato ad approfondire la figura di Armando Pizzinato, personalità artistica di rilievo che non disgiunse mai la propria arte dalle istanze della comunità civile e sociale. Il primo incontro, venerdì 15 febbraio alle 17.30 all’auditorium della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Pordenone in viale Dante 33, sarà a cura del critico d’arte Enzo Di Martino, che fu anche curatore di alcune mostre, nonché amico personale dell’artista. La conferenza approfondirà il Fronte Nuovo delle arti, primo movimento d’arte nato dopo la caduta del fascismo, che riunì personalità molto diverse, ma accomunate dal desiderio di costruire un’arte nuova per una nuova società. Nato nel 1946 attorno a Giuseppe Marchiori, il movimento raccolse artisti come Pizzinato (che ne fu uno degli esponenti di riferimento), Guttuso, Vedova, Santomaso, Birolli, ottenendo la sua consacrazione alla Biennale del 1948, per poi sciogliersi nel 1950, diviso tra il realismo (perseguito da Pizzinato e Guttuso) e l’astrattismo (cui aderì il Gruppo degli otto). Secondo le parole dello stesso Pizzinato (che si ispirava all’avanguardia russa) il Fronte Nuovo era mosso dalla lotta per la libertà d’espressione, per l’affermazione di un’arte ispirata ai temi della vita, alla realtà dell’uomo stesso. “L’arte – così si concludeva il manifesto del Fronte – non è il volto convenzionale della storia, ma la storia stessa, che degli uomini non può fare a meno.”

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