La (ri)scoperta del Tetraktys

13 Marzo 2014

TRIESTE. Giovedì 13 marzo alle 21 nella Sala Bartoli del Teatro Rossetti andrà in scena l’ensemble internazionale Tetraktys con la (ri)scoperta di uno dei più mirabili linguaggi della storia: l’avanguardia del tardo Trecento. Il repertorio di questo concerto, riportato alla luce negli ultimi vent’anni, narra di gesta meravigliose, amori e bellezza, sacre rappresentazioni, poesie emozionanti e visionarie, il tutto eseguito da Tetraktys con maestria, con una filosofia musicale tra ragione ed emozione, affascinante e ipnotica, attraverso, con e dentro “i più begli occhi”.

Costituito nel 2000 in Italia dal flautista olandese Kees Boeke, l’ensemble per il concerto di Trieste sarà composto dalla soprano Julla von Landsberg , dal celebre controtenore Carlos Mena, Claire Piganiol all’arpa, Baptiste Romain alla viella e naturalmente da Kees Boeke ai flauti e viella.

Julia von Landsberg

Julia von Landsberg

Il nome ” Tetraktys ” deriva dal simbolo dei pitagorici, la scuola filosofica (e musicale) legata alla figura quasi mitologica di Pitagora di Samo: un triangolo equilatero basato sui numeri essenziali la cui somma è il numero perfetto 10. Dai seguaci di Pitagora questi numeri erano simbolo di perfezione e applicati in musica rappresentavano la consonanza perfetta e quindi la perfetta armonia. Ancora oggi i musicisti di musica medievale utilizzano un’accordatura chiamata “pitagorica” basata sulle relazioni tra numeri e musica.

Il programma della serata si sviluppa attorno a Johannes Ciconia, il celebre musicista fiammingo attivo a Padova e i suoi contemporanei Paolo da Firenze, Bartolino da Padova e Andrea da Firenze. Autori contemporanei ma con spiccate caratteristiche differenti: Bartolino, il manierista ritmico, Ciconia con il suo gusto per melodie orecchiabili e dolcissime, Paolo detto ” tenorista ” con le sue linee melodiche quasi recitate e Andrea, dal sofisticato contrappunto. Non solo ciascun musicista ha la propria stilistica “firma”, ma possiede anche una varietà nella scelta del testo, e le diversità con cui il materiale poetico viene trattato è stupefacente.

Kees Boeke spiega la filosofia interpretativa dell’ensemble con la lucida intelligenza che lo contraddistingue: “Nel processo di decifrare queste canzoni e trasformarli in oggetti dal suono musicale ci si rende conto che non esiste una soluzione globale o un trucco per avvicinarsi a loro, ma che ogni singola composizione deve essere vista e analizzata in una luce propria e specifica, caratteristica al passo con la più odierna contemporaneità”.

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