La Pordenone che non fu

19 Giugno 2013

PORDENONE. Prosegue a PArCo2 fino al 14 luglio la mostra “Prove di volo – Architetture per la città moderna (1948-1968)”. Giovedì 20 giugno si potrà anche usufruire di una visita guidata aperta a tutta la cittadinanza, che partirà alle 17.30 da piazza Risorgimento. La città di Pordenone per l’architetto Giovanni Donadon, al cui lavoro è dedicata l’esposizione, è infatti un museo a cielo aperto, dove ha potuto realizzare molte opere e molte altre ne aveva progettate. Da qui l’originalità della visita condotta da Paolo Tomasella e Moreno Baccichet, che prenderà le mosse dalla struttura urbana per poi addentrarsi nel mondo ideale e progettuale di Donadon ricostruito negli spazi espositivi di via Bertossi.

La mostra – voluta dall’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori della Provincia di Pordenone con la partecipazione della Provincia di Pordenone, del Comune di Pordenone e della Fondazione CRUP, con la collaborazione dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Pordenone e con il sostegno dall’Associazione Costruttori ANCE di Pordenone e di diverse aziende private – rende omaggio all’architetto pordenonese Giovanni Donadon, la cui opera ha segnato un momento significativo dello sviluppo culturale e architettonico della città. Tra i molti edifici sia a destinazione pubblica che privata da lui realizzati a Pordenone dagli anni ’50 possiamo ricordare l’ex Teatro Verdi, la sede dei Magazzini del Lavoratore, l’Ospedale Civile S. Maria degli Angeli, il palazzo Brieda in Viale Marconi e il complesso residenziale Ariston. Ripercorrere il suo brillante iter professionale significa apprezzarne gli aspetti intrinseci come la pulizia delle forme coniugata alla funzionalità, ma anche avviare un dibattito sulla storia dello sviluppo urbano di Pordenone e sul suo possibile futuro. Di particolare interesse sono infatti i progetti mai realizzati, schizzi di una città mai costruita, da cui emerge un’idea di ordine spaziale che lo sviluppo urbano degli anni Sessanta in pieno boom economico purtroppo trascurò. Le sue prime opere, il teatro Verdi (1950) e il palazzo della Telve (1952), mostrano, nell’articolazione dei volumi e nella partizione delle facciate, l’adesione agli insegnamenti veneziani di Samonà e Carlo Scarpa e i riferimenti al razionalismo europeo filtrati dalle esperienze organiche di F. L. Wright. Successivamente la sua ricerca si affina arrivando a una personale interpretazione delle tematiche razionaliste. Con gli edifici realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta (Ospedale, Brieda, Ariston) l’architetto realizza una suprema sintesi tra tecnologia, tecniche costruttive e ricerca formale. Oggi possiamo ricordare Giovanni Donadon, che amò in modo particolare l’architetto finlandese Alvar Aalto, come un valido interprete del Moderno in anni cruciali per Pordenone. Per la visita guidata gratuita è necessario prenotarsi scrivendo a architettipordenone@archiworld.it.

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