Intrigante musica antica

7 Dicembre 2014

SACILE. Vincenzo Galilei, teorico musicale e liutista, era tanto scientifico e filosofico nelle cose di musica quanto Galileo lo era in quelle del cielo e delle stelle: da questa premessa di Roberto Cascio, liutista egli stesso e maestro concertatore della Cappella Musicale bolognese di San Giacomo Maggiore, parte la costruzione del raffinato repertorio “SOPRA IL CANDORE DELLA LUNA” presentato giovedì 4 dicembre a Sacile dall’ensemble ospite del Barocco Europeo per il Festival Musica Antica. Vincenzo fu infatti tra gli esponenti di spicco della Camerata de’ Bardi, circolo fiorentino di nobili letterati ed artisti che già nel corso del Cinquecento, sulla scorta della nuova temperie umanistica, fu fondamentale per dare impulso al passaggio definitivo della musica dallo stile rinascimentale polifonico al “recitar cantando” che, volendo recuperare l’antico stile della tragedia greca, finì per dare vita al melodramma.

CandoreLunaBaroccoSacileIl sapore antico dei “ricercari” e delle forme di danza messe in musica o “intavolate” per l’esecuzione strumentale da Galilei e dai contemporanei, i cui nomi – gagliarda, moresca, courante – evocano ancor oggi l’eleganza delle corti e i loro colti passatempi, sono restituiti con brio e affiatamento dall’ensemble bolognese guidato da Cascio, con Antonio Lorenzoni ai flauti e Marco Muzzati a impreziosire le partiture con un tappeto ritmico creato da vari strumenti a percussione (tamburi, tamburelli, cembali) di precisione e nitore contrappuntistico. Espressiva e delicata, ora dolente ora giocosa, la linea del canto di Arianna Lanci, che dà vita ad arie e madrigali di raro ascolto, come tutte le opere di Vincenzo Galilei, la cui fama di musicista fu probabilmente in seguito messa in ombra da quella del figlio, filosofo e scienziato.

Ai temi di luce ed ombra è infatti dedicato tutti il concerto, accompagnato anche da letture di pagine dal “Fronimo”, dotto trattato musicale in forma di dialogo scritto da Vincenzo, e dalla lettera “Sopra il candore della luna” di Galileo, scritta poco prima della morte a confutazione di alcune teorie di Fortunio Liceti, uno tra i suoi numerosi antagonisti, a proposito del fenomeno fisico del “lume” lunare. Vera chicca del concerto, data la sua esecuzione a Sacile nel coevo palazzo dei conti Ragazzoni, alcune musiche di Vincenzo Ruffo, maestro di cappella del duomo, morto in città nel 1587 e qui sepolto, e di Marc’Antonio Pordenon, compositore friuliano del Cinquecento: il suo “Canta lo cuco” ha incantato il pubblico per la delicatezza dell’intreccio tra le note della voce e del flauto, come in un vago gioco di richiami d’amore.

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