Il canto silenzioso

25 Marzo 2012

“Nel silenzio tutto era canto” è l’autobiografia del pittore Mario Pauletto che sarà presentata da Flavia Strumendo Benvenuto giovedì 29 marzo alle ore 17.30 nell’Auditorium del Centro Culturale Casa A. Zanussi di Pordenone. L’artista, classe 1925, è presente nel panorama artistico italiano dal 1958. Adolescente, segue i corsi di disegno dello scultore Valentino Turchetto. Studia cinema e teatro ed è attore e scenografo nella Compagnia del Teatro Veneto diretta da Settimio Magrini. È quindi allievo del pittore Federico De Rocco. Ha avuto occasione di conoscere e frequentare maestri dell’arte contemporanea, tra cui Barbisan, Celiberti, Cernigoj, Guidi, Messina, Music, Murer, Novati, Pizzinato, Veronesi. Ha allestito mostre personali in molte città italiane e anche all’estero. Nel 1994 è stato protagonista della 300ª mostra d’arte della Galleria Sagittaria di Pordenone. Tra i critici che hanno scritto di lui, Montenero, Perocco e lo scrittore Tomizza. Da anni tiene corsi di disegno e di tecniche pittoriche al Centro Iniziative Culturali Pordenone a Udine e Portogruaro. Lo scorso anno ha pubblicato per Campanotto editore, una sua autobiografia, già alla seconda edizione.

Un gruppo di giovani alpini veneti, illusi da una creduta rapida fine della guerra sono costretti a patire le conseguenze dell’inganno della sorte: dal primo drammatico bombardamento della stazione di Padova ai terribili mesi trascorsi nei disastri anconitani provocati dagli aerei alleati, dal lavoro coatto nel Casentino, alla ritirata da San Marino sotto il crepitare delle mitraglie. Finalmente una tregua in una frazione di San Giovanni in Persiceto, raggiunta dopo tormentate peripezie. In questa terra, nell’attesa della fine del conflitto che pare interminabile, gli alpini del Terzo Battaglione Padova sono accolti dalla generosa ospitalità dei borghigiani. Il racconto del protagonista Paul/Mario Pauletto ci immerge nella catastrofe e nella crudezza della Seconda Guerra Mondiale negli anni dal 1943 al 1945 e nelle avventure sconsiderate nate dall’esuberanza del gruppetto di diciottenni che, assieme a lui, vivono la situazione con l’incoscienza tipica della gioventù che si sente immortale. L’autore ci trasporta anche, attraverso il filo del ricordo che scatta spesso nei momenti più drammatici (e li alleggerisce), nella spensierata adolescenza trascorsa nel borgo natio tra le battaglie delle bande di quartiere, le fantasiose avventure, le scorrerie negli orti a caccia di frutti vietati e le affascinanti storie dei vecchi, concedendoci un gustoso quadro della vita degli anni ’30 e ’40 a Portogruaro e dintorni, reso con un sorriso ironico ed affettuoso.

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