I 40 anni della compagnia teatrale Sot la nape (Varmo)

14 Luglio 2015

VARMO. La 17° Rassegna Teatrale Friulana Varmese avrà inizio il 16 luglio a Roveredo di Varmo per concludersi l’8 settembre a Varmo. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle 21 con ingresso gratuito. La rassegna, patrocinata dal Comune di Varmo e realizzata in sinergia con le pro loco del territorio, si inserisce all’interno dei festeggiamenti per i 40 di attività della Compagnia Filodrammatica Sot la Nape di Varmo.

Si comincia, come detto, giovedì nell’area festeggiamenti di Roveredo: Travesio Tutto Teatro presenta “Ma tu, di ce bande statu?”, una commedia di Damiano Berto con Luciano Ettore Del Gallo / Marisa Alessandra Del Frari / Federica Antonella Mizzaro / Sergio David Zimmermann / Robert Fabio Zuliani / Andrea Damiano Berto; scenografie Giuseppe Bertolini, Gianni Sblattero, Pietro Bertoli; luci & audio Pierluigi Zuccolin; assistente di scena Gianluca Bertoli, Elena Nardini; trucco e acconciature Compagnia TTT – Manuela Torresin; progetto grafico Matteo Lizzi; consulenza artistica Miriam Paschini; segreteria Federica Claut / con il prezioso sostegno di Gina Cozzi; consulenza drammaturgica Alessandro Di Pauli, Anna Gubiani, www.matearium.it, regia Tommaso Pecile.

Luciano Del Bono è il tipico padre di famiglia friulano: salt, onest e lavoradôr. Anche troppo. La sua visione all’antica della vita e della famiglia lo porta infatti a continui scontri con la moglie Marisa e con la figlia Federica, della quale non tollera il fidanzato Sergio, troppo poco macho per i suoi gusti. Per cercare di redimere il capofamiglia, Marisa Federica e Sergio, con l’aiuto del cugino Robert arrivato in visita direttamente dall’Australia, metteranno in scena una piccola grande farsa: in un crescendo di equivoci, colpi di scena e travestimenti un po’ frufru, i quattro cospiratori cercheranno in ogni modo di far capire a Luciano che per vivere felici basta solo un po’ di tolleranza.

Giovedì 6 agosto nel Canevon di Casa Maldini a Santa Marizza, Estragone Teatro di San Vito al Tagliamento propone “Scufute Rosse va alla guerra”, idea e testo di Norina Benedetti, regia Carolina De La Calle Casanova, con Norina Benedetti, registrazioni vocali Giuliana Zuliani, Mariagrazia Mattiussi. “Oh la mê rose, setu rivade a cjatâ le tô nonute malade… Mia nonna come tante altre nonne del nostro Paese ha vissuto la Prima Guerra Mondiale. E come tante altre l’ha raccontata a me quando facevo merenda, quando fuori pioveva o non riuscivo a dormire. Per me questa guerra era come una favola, come la storia di Mosè, di Caino e Abele o Barbablù. Favole che mi divertivano e che mi facevano paura. La nonna sapeva raccontare bene le storie, soprattutto quella in cui lei era come Cappuccetto Rosso che incontrava un lupo molto speciale: la guerra”.

Attraverso la contaminazione di diversi linguaggi come il mondo delle marionette, la comicità delle situazioni grottesche, le canzoni popolari e la tradizione orale del nostro territorio, lo spettacolo affronta la Grande Guerra dal punto vista della gente lontano dal fronte. Un viaggio coraggioso al femminile, fatto da una bambina e una gallina, raccontato con ilarità e leggerezza come solo gli occhi dell’infanzia sanno fare. L’immaginazione come unica arma per trasformare il brutto in bello. Dati gli argomenti trattati, lo spettacolo è rivolto sia agli adulti che ai giovani, che vogliano scoprire cosa è successo in quei luoghi della nostra Regione, dove oggi sorge un monumento che forse ha perso di significato nella memoria delle nuove generazioni. “Dedicato a mio padre sornione detentore di memorie, ai miei nonni che furono bambini durante la guerra, a mia madre spettatrice dall’alto”.

Giovedì 20 agosto nell’area festeggiamenti Canussio, El Tendon – Corno di Rosazzo presenta “Comedies in famee – Usgnot si rit e vonde” con Marinella Zanuttini / Franco Montina / Giancarlo Bidese / Dullio Zurco / Walter Zilio, regia di Marco Zamò, scene Claudina Tissot, suggeritrice Lucina Gasparutti.

Comedies in famee: URSULE – Ta famee di Ane, une femine usade a comandà e a tignì duc in rie, e vif so gneze Lussie, restade orfane di frute e par chist tirade su di so agne. E ben, par Ane il cruci plui grant e l’è chel di maridà so gneze, che, puare, e iè ance un poc in là cui ains. Ma l’omp che à di ciolile no à di vè masse morbin, no à di fà ze che à voe e soredut no à di vignì donge juste pa robe! Che po’ e sares la robe da agne! A risolvi un tic la situazion e rivarà Ursule, une buine femine che però la int e crot strie e che prime cun une pozion e dopo cun une preiere e fasarà capì a siore Ane di molà il vues e di lassà che so gneze si marididi cul so biel Bepo, un bandar che varà di paià pegno in cambio da man di Lussie!

Usgnot si rit e vonde: La massarie dal plevan. Anche qui una protagonista femminile (la perpetua) che deve districarsi tra due uomini innamorati di lei (il vero fidanzato e un pretendente un po’ avanti con gli anni e senza una rotella in testa) e il parroco di cui è domestica, che la assilla in continuazione con ordini e incarichi. Finirà che la giovane donna, provata e sfruttata, non riuscirà a sostenere emotivamente la situazione e si rivolgerà al pubblico per chiedere se qualcuno ha bisogno di una colf…..

Martedì 8 settembre, nel giardino  di Villa Giacomini a Varmo, Sot la Nape metterà in scena Vôs di Friûl. Storie de Patrie InDivise, testo e regia Serena Fogolini con componimento poetico di Celestino Vezzi, scenografie Denis Savoia, improvvisazione musicale Dario Andreella – Copenaghen. Saranno presenti le Signorie: Prospero Antonini – Graziadio Isaia Ascoli – Pacifico Valussi – Quintino Sella – Giuseppe Giacomelli; con Simone Pilutti – Mattia Del Negro – Lorenzo Miotto – Marco Tubaro – Sandra Zanini – Serena Fogolini – Aurora Fogolini – Dino Pizzale – Daniela Faurlini – Eleonora Moratto – Edoardo Moratto – Federico Fasan – Andrea Agnoletti – Denis Savoia – Gianni Turcato – Marco e Luca Franzon.

Uno spettacolo che più che il racconto di una storia, vuole essere un coro di tante voci, un riaffiorare di ricordi, emozioni e sensazioni, che toccano i cuori e ci fanno riflettere, sul nostro passato, ma anche sul nostro futuro. Dalla piaga dell’emigrazione alla questione dei confini spiegata ad una classe di scuola di inizio Novecento; dall’entrata in Udine di Quintino Sella, a liberare una popolazione friulana “un po’ freddina, così seria che sembra ai piemontesi, con gli stessi difetti e virtù”, alla chiamata alle armi dei giovani in età di leva, scapestrati e poco abituati ad obbedire agli ordini dei superiori, sino a giungere allo sconforto della Grande Guerra, con la preoccupazione ed il dolore delle madri, sorelle e mogli e la disperazione dei soldati, per concludere con il conforto delle portatrici e la speranza di un domani di pace.

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