Grandi personaggi di oggi (Brachetti, Landis) per i grandi del Cinema muto

25 Settembre 2015

PORDENONE. Presentazione ufficiale, al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, della 34a edizione delle Giornate del Cinema Muto (3-11 ottobre 2015), alla presenza dell’assessore alla cultura della Regione Fvg Gianni Torrenti, del Sindaco di Pordenone e Presidente della Provincia Claudio Pedrotti, del presidente della Camera di Commercio di Pordenone Giovanni Pavan e del consigliere Claudio Filippuzzi per la Fondazione Crup. Per la banca FriulAdria Crédit Agricole, sponsor del festival, era presente il responsabile della comunicazione Fabrizio Prevarin.

_MG_0170_foto di Paolo RanzaniCi saranno diversi personaggi illustri ospiti della manifestazione pordenonese a cominciare da Arturo Brachetti, che verrà a presentare il programma che il festival dedica quest’anno a Leopoldo Fregoli, il grande trasformista e pioniere italiano del cinema di cui Brachetti è erede e continuatore con un talento apprezzato a livello internazionale. Grande attesa anche per l’arrivo di John Landis, regista di culto – tra i suoi titoli più famosi The Blues Brothers, Animal House e Un lupo mannaro americano a Londra, Oscar per gli effetti speciali. Landis è nella leggenda anche per Thriller, il videoclip con Michael Jackson. Un amico delle Giornate che ritorna a Pordenone è Richard Williams, genio dell’animazione più volte premiato con l’Oscar, anche per Chi ha incastrato Roger Rabbit. Autore della bellissima sigla che ha regalato al festival, Williams presenterà alle Giornate i primi minuti del suo ultimo lavoro, Prologue, un progetto cui sta lavorando da molti anni.

Per quel che riguarda il programma, come e più di sempre l’edizione 2015 offre un quadro davvero esaustivo della vitalità della settima arte nei primi formidabili decenni del secolo scorso. Una panoramica che porterà a esplorare cinematografie di paesi lontani come America Latina, Giappone, Russia, e a visitare città come Parigi, Praga, Liverpool; a conoscere l’altro lato del cinema sovietico con la seconda parte del programma “Risate russe” già iniziato lo scorso anno (ma verrà proiettato anche il capolavoro di Eisenstein Ottobre, anticipando le celebrazioni del centenario della Rivoluzione del 1917), a ritrovare grandi kolossal come I miserabili e Il fantasma dell’Opera, e a riscoprire opere meno conosciute di alcuni grandi maestri come Victor Fleming, Ernst Lubitsch, Tod Browning e molti altri.

La serata inaugurale di sabato 3 ottobre porterà, in anticipo sulla stagione metereologica, nel pieno dell’inverno alpino con due film molto diversi ma accomunati da uno scenario simile di paesaggi innevati. Il primo è Romeo und Julia im Schnee (Romeo e Giulietta sulla neve), una libera trasposizione del dramma shakespeariano firmata da Ernst Lubitsch nel 1920. E’ l’ultima di una ventina di brevi commedie – il film dura 41 minuti – dirette dal regista per la Maxim Film di Berlino, prima che egli raggiungesse fama mondiale. Lubitsch si diverte a trasferire la vicenda dei due celebri innamorati dalla natia Verona, teatro della lotta senza quartiere delle famiglie rivali dei due ragazzi, che nel film assumono i cognomi di Montekugerls per i Montecchi e Capulethoferd per i Capuleti, in un villaggio delle montagne bavaresi. Non solo, Lubitsch si prende anche la licenza di cambiare il finale facendo vivere i due protagonisti. Romeo und Julia si avvarrà dell’accompagnamento musicale di Antonio Coppola alla guida dell’Octuor de France.

Maciste_AlpinoIl secondo film della serata inaugurale è Maciste alpino del 1916, una data che porta ai terribili giorni della prima guerra mondiale. Il film ha la regia di Luigi Maggi e Luigi Romano Borgnetto, ma c’è anche la mano di Giovanni Pastrone e del mago degli effetti speciali Segundo de Chomon nelle scene più spettacolari. Maciste è Bartolomeo Pagano, che già aveva lanciato questo personaggio nel kolossal Cabiria. Maciste alpino è in sostanza un ottimo film di propaganda bellica che ridicolizza e celebra la simpatia e magnanimità dell’eroe buono italiano che sconfigge il nemico a suon di calci e schiaffoni. Un quadro molto diverso dalla realtà di quell’immane carneficina che fu la Grande Guerra e che troviamo reso in tutta la sua tragicità negli straordinari documentari presentati dalle Giornate di Luca Comerio, che lo storico Sergio Grmek Germani definisce il primo cineasta puro e assoluto del cinema italiano. La serata è realizzata con la fondamentale partecipazione della Fondazione Crup, che sostiene da sempre il festival considerandolo “una delle più importanti manifestazioni della scena internazionale, che porta sul nostro territorio la cultura del cinema delle origini, rendendola fruibile ad un ampio pubblico”.

Sempre in tema Grande Guerra, venerdì 9 ottobre viene presentato in anteprima assoluta lo straordinario documentario americano del 1915 On the Firing line with the Germans, restaurato dalla Library of Congress. L’autore, Wilbur Durborough, era un prestigioso fotografo che ebbe l’incarico di riprendere il conflitto dalla parte dei tedeschi, nel tentativo di controbilanciare una propaganda che negli Stati Uniti, ancora neutrali, era nettamente a favore dei paesi dell’Intesa. Durborough coinvolse il cineasta Irving Guy Ries ed ebbero la ventura di trovarsi al fronte al momento della maggior fortuna tedesca sul fronte orientale, quando le armate di Hindenburg nell’estate del 1915 respinsero l’offensiva russa. Nel film compaiono anche immagini del Kaiser Guglielmo II, ripreso nonostante il divieto assoluto che era stato imposto ai due cineasti, oltre naturalmente a quelle che documentavano azioni militari e gli effetti della guerra sulla popolazione civile nelle città della Germania. Nel filmato si vedono anche le femministe Jane Addams, Alice Hamilton e Aletta Jacobs a Berlino in delegazione di pace in quanto fondatrici della Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà, la cui bandiera fu creata proprio in Friuli dalla contessa Cora di Brazzà. Il documenatio di Wilbur Durborough ha pertanto un eccezionale valore storico ed è l’unico lungometraggio girato durante la prima guerra mondiale.

PHANTOM_08aAltro motivo di richiamo per il grande pubblico è la proiezione nella serata di chiusura, sabato 10 ottobre, con replica il giorno successivo sempre al teatro Verdi, di Il fantasma dell’Opera. Fra i tanti adattamenti cinematografici del romanzo di Gaston Leroux, questo del 1925 è il più memorabile per la straordinaria interpretazione di Lon Chaney, “l’uomo dai mille volti”, all’epoca attore di immensa popolarità dopo il successo di Il gobbo di Notre Dame nel 1923. Fortemente voluto dal regista Rupert Julian che disse che senza Chaney il film non si sarebbe potuto fare, la lavorazione del Fantasma ebbe vita molto travagliata sia per i costi di produzione che sforarono ampiamente le previsioni iniziali, sia per i dissapori che ben presto sorsero tra protagonista e regista, che poi venne pure sostituito da Edward Sedgwick per girare un finale diverso. Il film fu tuttavia un trionfo e consacrò definitivamente Lon Chaney come star del genere gotico. L’orchestra San Marco di Pordenone diretta da Mark Fitz-Gerald eseguirà dal vivo la musica composta da Carl Davis. L’evento è realizzato con il fondamentale sostegno della banca FriulAdria Crédit Agricole.

MISERABLES_09aUn’altra trasposizione cinematografica di un’opera letteraria è tra gli eventi da non mancare delle Giornate 2015. È il capolavoro I miserabili di Henry Frescourt, dal romanzo di Victor Hugo, che illuminerà lo schermo del teatro Verdi per più di sei ore (con intervallo per la cena dopo la seconda delle quattro parti in cui è diviso il film). Impresa davvero eroica quella di Neil Brand di accompagnare al pianoforte il film, restaurato dal CNC di Bois d’Arcy e dalla Cineteca di Tolosa in collaborazione con la fondazione Jérôme Seydoux-Pathé.

Tra gli altri eventi speciali, venerdì 9 ottobre in prima serata, The Battle of the Century (La battaglia del secolo) di Clyde Bruckman e Hal Roach con la coppia comica più amata da diverse generazioni di spettatori, Stanlio e Ollio. Di questo film si conoscevano soltanto 12 minuti, e a Pordenone per la prima volta in Italia sarà possibile vedere il film quasi nella sua integrità dopo il recente ritrovamento e il restauro effettuato dalla Lobster Films di Parigi. Da sottolineare che The Battle of the Century, che detiene il record del film con il maggior numero di torte utilizzate, oltre tremila, per la battaglia cui allude il titolo, riunisce il fior fiore della comicità cinematografica: oltre a Stan Laurel e Oliver Hardy, il già citato Hal Roach, Leo McCarey alla supervisione, George Stevens alla macchina da presa, Richard Currier al montaggio e H.M. Walker alle didascalie.

Ancora nella sezione Eventi Speciali Chuji Tabinikki (Diario di viaggio di Chuji) di Daisuke Ito, considerato a lungo uno dei grandi capolavori perduti del cinema giapponese e ora restaurato dal National Film Center di Tokyo. Il film sarà presentato a Pordenone con la narrazione benshi (la tecnica che prevede il commento dal vivo di un attore) di Ichiro Kataoka e l’accompagnamento dell’ensemble musicale Otowaza.

Chi è più attratto dal divismo americano non potrà mancare la retrospettiva dedicata a Victor Fleming, il regista di Via col vento e del Mago di Oz, oggi un po’ dimenticato. Eppure Fleming fu uomo di grande fascino che ispirò la personalità – non solo artistica – di Clark Gable e di grande esperienza professionale. Mosse i primi passi in qualità di cameraman e a lui fra l’altro si deve lo storico filmato della conferenza di pace di Parigi alla fine della prima guerra mondiale, con le immagini dei presidenti delle nazioni vincitrici, l’americano Wilson, il francese Clemenceau, l’inglese Lloyd George e l’italiano Orlando. Tra i film della rassegna Fleming, When the Clouds Roll By (1919), con Douglas Fairbanks, il primo film americano che ironizza sulla psicanalisi; Mantrap (1920), che lanciò definitivamente Clara Bow; Wolf Song (1929), con Gary Cooper; e The Way of All Flesh con Emil Jennings.

Douglas Fairbanks è anche il protagonista del film di Fred Niblo Il segno di Zorro del 1920. La maschera del celebre spadaccino ispirò Bob Kane che vide il film da bambino, per la sua creatura più famosa, il fumetto di Batman. E ancora, Drifting (La perduta di Shangai), un film di Tod Browning del 1923 che non si vedeva da oltre novant’anni; Ramona, melodramma romantico del 1929 di Edwin Carewe, a cui si deve la scoperta e la consacrazione divistica di Dolores Del Rio, protagonista del film; Sherlock Holmes di Arthur Berthelet del 1916, con William Gillette, colui che fissò definitivamente l’immagine del più celebre detective del mondo, con la pipa curva in bocca e il berretto da cacciatore sul capo.

Di grande attualità la sezione “Le ragazze saranno ragazzi”, sulle donne travestite nei film americani, in cui talvolta il cambiamento di genere era puro divertimento ma talvolta aveva una natura trasgressiva. Da segnalare fra tutti Show Girl (1928) di Alfred Santell, una commedia sugli stratagemmi di una giovane “maschietta” per diventare una stella dello show-business. La protagonista Dixie Dugan, interpretata da Alice White, sarà per più di tre decenni un personaggio centrale nella cultura popolare americana della prima metà del ventesimo secolo, non solo al cinema, ma nella letteratura, nel musical e nel fumetto. Non rimarranno delusi gli appassionati dei classici, che non perderanno le proiezioni proposte dal “Canone rivisitato” fra cui The Rat di Graham Cutts, con Ivor Novello, L’Inhumaine di Marcel L’Herbier, Det Hemmelighedsfulde X (L’X misterioso) di Benjamim Christensen e Die Puppe, la commedia che Lubitsch prediligeva tra tutti i suoi film.

Completano il programma l’omaggio curato da Ron Magliozzi del MoMA a Bert Williams, la prima star nera dello spettacolo americano, e ai suoi compagni; “Altre sinfonie delle città” che include il primo film del grande Manoel de Oliveira, recentemente scomparso; i forzuti Luciano Albertini e Carlo Aldini “muscoli italiani in Germania”; cinema latino americano; le origini del western e altro ancora.

E se non bastasse la vastità e la ricchezza del cinema del passato, l’edizione 2015 delle Giornate è prodiga anche per quanto riguarda il cinema del presente, muto s’intende. Oltre al già citato Prologue di Richard Williams, non mancherà di interessare e sorprendere il film d’avanguardia Picture, seconda creatura cinematografica di Paolo Cherchi Usai, sulla capacità del cinema di dialogare con altre espressioni artistiche, in primis la musica. Il film, che si avvale anche dell’opera del calligrafo Brody Neuenschwander, storico collaboratore di Peter Greenaway, è presentato in prima italiana con l’accompagnamento dal vivo dell’Alloy Orchestra. L’evento è realizzato con il sostegno della Cineteca slovena e della Cineteca del Friuli.

Da segnalare anche un film di animazione iraniano, Junk Girl (2015), e Amore tra le rovine (2014) di Massimo Alì Mohammad, un falso documentario sulla miracolosa scoperta e il restauro di un film muto italiano da tempo perduto che nasce da una passione che il giovane regista napoletano ha iniziato a coltivare proprio alle Giornate del Cinema Muto.

Infine, torna a Pordenone Naum Kleiman, premio Jean Mitry nel 1994. Lo storico e critico russo, massimo studioso di Eisenstein, fondatore del Museo del Cinema di Mosca silurato dalla politica putiniana, terrà la Jonathan Dennis Memorial Lecture.

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