Gran finale: Bohème e Gaber

8 Maggio 2012

UDINE. Cala ufficialmente il sipario sulla Stagione 2011/2012 del Teatro Nuovo “Giovanni da Udine”: gli ultimi due appuntamenti, entrambi attesissimi, sono La Bohème, in scena martedì 8 maggio alle 20, e la dedica gaberiana di Maddalena Crippa, E pensare che c’era il pensiero, in scena giovedì 10 maggio alle 20.45.

Diretto da Donato Renzetti (reduce del recente successo al MET di New York con Elisir d’Amore) e interpretato da Alexia Voulgaridou (Mimì), Giuseppe Talamo (Rodolfo) e Daniela Mazzucato (Musetta), il popolarissimo capolavoro di Puccini rivive nell’applaudita versione del Teatro Verdi di Trieste con l’ambientazione scenografica del Teatro Regio di Parma. La regia, invece, porta la nota firma di Elisabetta Brusa, saldamente legata al concetto di «tradizione come patrimonio fondamentale in un Paese come l’Italia che ha dato i natali al melodramma». Primo dei tre monumenti – con Tosca e Madama Butterfly – che avrebbero determinato la fama mondiale del compositore toscano, La Bohème, a 115 anni dalla sua prima rappresentazione (andata in scena al Teatro Regio di Torino), mantiene intatto ancora oggi il fascino sottile che le deriva dall’essere sintesi felice di suggestioni artistiche diverse. I personaggi di Mimì, Rodolfo e Musetta, caratterizzati da arie famosissime, sono entrati a fare parte di un’espressione culturale che travalica la mera dimensione della lirica.

E dall’opera ci si sposta al teatro-canzone. Dopo le fortunate esperienze di Sboom e A sud dell’anima, Maddalena Crippa torna sul palcoscenico con uno spettacolo di culto: E pensare che c’era il pensiero, nato nel 1994 dal genio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Un titolo che rappresenta, assieme alle precedenti vette gaberiane (come Far finta di essere sani, Polli di allevamento o Anni affollati), un’eredità culturale e umana davvero inestimabile. «Tutto si può dire di Gaber – commenta, infatti, la Crippa – ma non che non riuscisse a toccare, prima o poi, temi o corde che ci riguardano nel profondo. È la prima volta che una donna si cimenta con il repertorio dei suoi spettacoli: sono felice e orgogliosa che il destino mi abbia riservato una simile opportunità». E ancora: «Gaber, insieme a Luporini, ha davvero inventato un nuovo modo di abitare il palcoscenico e la canzone, rinnovando l’unione tra parola e musica, riflettendo, interrogandosi, scendendo nel privato o aprendosi al sociale, stando nel presente, riuscendo spesso a decifrarlo e persino ad anticiparlo».

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