“Giovani scendete in piazza”

11 Novembre 2012

UDINE. Condizione femminile, l’approccio dei giovani al futuro, l’importanza dell’identità e delle radici, uno sguardo alla politica nazionale e all’ascesa del movimento 5 stelle. Ha spaziato su tutti questi temi l’intervento di Lilli Gruber sabato al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, superospite dell’Associazione laureati in ingegneria gestionale (Alig) che organizza la Fiera del lavoro. La giornalista ha risposto a una serie di domande formulate da studenti e studentesse universitari a partire proprio dalla condizione della donna incoraggiando le ragazze a seguire le proprie aspirazioni e a battagliare per questo. “L’ Italia – ha detto – è troppo maschilista, tradizionale e nega a tante donne competenti il posto che loro spetta specie nelle stanze dei bottoni. Dovete equipaggiarvi bene – ha detto alle ragazze -, non essere arrendevoli perché la battaglia sarà aspra e dura specie in tempi difficili come questi, specie dal punto di vista occupazionale. Poi quello che importante è avere la possibilità di scegliere e di avere le stesse opportunità. Fermo restando per le giovani donne che vogliono lavorare, la necessità di una vera politica per la famiglia. L’Italia in questo è fanalino di coda”.

E in quanto a battaglie e sfide, Lilli Gruber ha invitato i ragazzi a superare il divario tra politica e opinione pubblica scendendo in piazza e manifestando per avere una classe politica pulita. “E’ un vostro dovere, è nella natura di essere giovani anche se ho l’impressione che siate seduti, comodi, lontani quando è una cosa che, invece, vi riguarda. Chi siede in Parlamento decide per voi. Impegnatevi e assumetevi le vostre responsabilità senza demandare ad altri. L’ Italia – ha aggiunto – si trova nel marasma anche perché viviamo e abbiamo vissuto in un Paese che dell’assunzione della responsabilità individuale non ha fatto un valore”. Una battaglia dunque che deve partire dalla società civile che è complice della situazione che attraversa l’Italia al momento. “Non credo in questa divisione lenta: da una parte classe politica dirigente che fa schifo e dall’altra la società civile. Quando un Paese raggiunge un livello di degrado tale con elevati indici di corruzione ed evasione fiscale per 120 miliardi, la causa non è unicamente nella classe dirigente o nella politica ma anche nel tessuto sociale. La responsabilità è in ognuno di noi”.

Quindi il riferimento all’ascesa di Grillo, e Movimento 5 stelle. “Un fenomeno inquietante – lo ha definito la Gruber – che si definisce nuovo e di rottura e pensa che la rivoluzione si faccia solo sul web quando anche le recenti elezioni americane hanno confermato che anche le altre piattaforme mediatiche (tv generaliste, via cavo, radio) sono indispensabili. Provo paura per questi movimenti che dicono che ci cambiano la vita. Intollerabile e inqualificabile, il fatto che lo stesso leader consenta agli altri appartenenti al movimento una violenza nei confronti di una ‘grillina’ che ha partecipato a Ballarò. Le parole sono come le pietre”.

Ampia anche la parentesi dedicata alle radici, all’identità, riflessioni che hanno preso le mosse dal suo ultimo libro “Eredità – Una storia della mia famiglia tra l’Impero e il fascismo” (Rizzoli) dove, intrecciando testimonianze e documenti che attraversano oltre un secolo, la giornalista racconta le vicissitudini della sua famiglia e della zona di confine dove anche lei è cresciuta, il Sud Tirolo, diventato italiano nel 1918 . Il libro attinge al diario della sua bisnonna, Rosa Tiefenthaler, “simbolo dei tormenti di una donna nata austriaca, vissuta sotto l’Italia senza mai sentirsi italiana e per questo perseguitata dal fascismo, poi morta all’ombra del Reich”. “Io credo che tanto mia nonna si sentiva austriaca poi diventata italiana quanto io mi sento cittadina europea da tanti anni. Oggi troppo facilmente si mettono in discussione Europa, meccanismi, strutture. Lo trovo molto pericoloso. Ci dimentichiamo che questa Europa è nata su macerie di due guerre mondiali. È stata ricostruita, rafforzata, per garantire 70 anni di pace. Penso che come sempre è importante sapere da dove si viene per potersene andare. Conoscere le proprie radici e difenderle non contrasta con la condivisione di altri valori all’insegna della curiosità e tolleranza. Oggi c’è bisogno di tolleranza. In tempi difficili tutto si inasprisce e se la battaglia non è in un contesto di tolleranza possono nascere nazionalismi violenti”. “Quello che è sempre importante – ha concluso – , è la fedeltà alle proprie radici. E voi qui avete radici forti e speciali che sono importanti, sempre, e non ci impediscono di riconoscere i diritti dell’altro”.

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