Galbraith, la rivoluzione

17 Novembre 2012

PORDENONE. Ha cominciato l’attività concertistica nella tarda adolescenza, conquistando anche l’attenzione del grande maestro andaluso Andres Segovia durante un concorso, che lo definì magnifico, prefigurando per lui un futuro da grande artista. Oggi Paul Galbraith, protagonista del concerto clou del Pordenone Guitar Festival, sabato 17 novembre alle 20.45 nel Convento di San Francesco, è riconosciuto a livello internazionale come uno dei chitarristi più importanti del nostro tempo ed è stimato per la sua profondità esecutiva. Sua caratteristica peculiare e unica è quella di suonare con una chitarra a 8 corde di sua creazione, progettata assieme al liutaio inglese David Rubio, che lui suona come se fosse un violoncello, tenendola verticale e appoggiandola a terra con un puntale. Una tecnica rivoluzionaria che associata all’estensione data dalle corde in più, ne fanno una figura immediatamente riconoscibile nel mondo della musica classica, senza dimenticare la particolare ricerca interpretativa.

Con la sua “Brahms Guitar”, dunque, Paul Galbraith è in grado di eseguire numerose trascrizioni (proprie) da pianoforte, altrimenti impossibili, di cui molte registrate in una serie di album di grande successo (da Brahms, Bach ad Haydn, a Debussy e Ravel per arrivare a Britten). Brano di apertura del suo concerto sarà la Cello Suite n° 6 BWv 1012 di Bach, per poi proseguire con la Harp Sonata di Hindemith. Chiuderà con un brano molto impegnativo di 30 minuti di Manuel Maria Ponce, Variations sur Folia de Espagna et Fugue, da un tema Seicentesco di Corelli, che a sua volta l’aveva ripreso dal Cinquecento spagnolo: un tema molto amato e ripreso in tutto il mondo musicale. Galbraith, che è stato nominato per un Grammy Award nel 1998, tiene tournèe in tutto il mondo e collabora con alcune elle più importanti orchestre ed ensemble in Gran Bretagna ed Europa.

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