Federico Rampini spiega l’economia con i Beatles

25 Ottobre 2014

MONFALCONE. La stagione di prosa del Teatro Comunale di Monfalcone si apre nel segno della contaminazione fra teatro, musica ed economia. A inaugurare il nuovo cartellone, domenica 26 ottobre alle ore 20.45, è il primo appuntamento di “contrAZIONI – nuovi percorsi scenici”, la rassegna dedicata alla drammaturgia contemporanea e alle esperienze più significative della scena emergente italiana. Federico Rampini – prestigioso corrispondente di Repubblica da New York, autore di numerosi saggi e docente a Berkeley, Shanghai e alla Bocconi – approda al Comunale con All you need is love – L’economia spiegata con i Beatles, uno spettacolo prodotto da Promo Music con la collaborazione del Festival dell’Economia di Trento 2014, per la regia di Angelo Generali.

Federico Rampini

Federico Rampini

Dopo il successo di Occidente estremo, Rampini torna a teatro – accompagnato questa volta dai musicisti Roberta Giallo e Valentino Corvino – con uno spettacolo che, fra musiche e provocazioni, autobiografia e denuncia, rilegge la crisi economica e immagina un futuro migliore attraverso le canzoni indimenticabili dei quattro di Liverpool e che, soprattutto, spiega l’economia in modo semplice e divertente. Nella tesi di Rampini, infatti, il quartetto più indimenticabile della cultura pop non solo ha rivoluzionato la pop music ma, specie in alcuni brani, ha “intuito” drammi e sfide dell’economia contemporanea.

Steve Jobs, il fondatore di Apple, individuò nei Beatles il suo modello di business, riferendosi soprattutto alla formula del collettivo che li ispirava. Vedeva nei Beatles un prodigioso moltiplicatore dei talenti individuali, una start-up di successo che proiettò quattro ragazzi cresciuti nella Liverpool del primo dopoguerra verso la stratosfera della ricchezza. Le loro canzoni, composte in un periodo di cambiamenti travolgenti come gli anni Sessanta, sono ricche di spunti per parlare di economia in modo semplice e provocatorio: “Taxman” prefigura le rivolte fiscali, “Get Back” nasce come una satira dei primi movimenti xenofobi e anti-immigrati, “When I’m 64” anticipa la crisi del Welfare State da shock demografico, “Eleanor Rigby” e “Lady Madonna” evocano la nuova povertà che è in mezzo a noi. I Beatles non furono degli ideologi: le loro composizioni nascevano dall’intuizione, dall’emozione e dall’aiuto chimico dell’LSD. Ma la Beatlemania si colloca nell’ultima Età dell’Oro per l’Occidente e utilizzare una musica così universale è un modo davvero efficace per accompagnare lo spettatore lungo una riflessione obbligata: al termine di questa crisi, emergerà un nuovo “pensiero forte”, che cambi le regole dell’economia come seppe farlo Keynes dopo la Grande Depressione degli anni Trenta? Quali terapie innovative spuntano all’orizzonte?

“Revolution”, una delle canzoni più politiche dei Beatles, ci riporta a un’epoca in cui la gioventù abbracciava l’utopia egualitaria del marxismo. Vent’anni dopo, la caduta del Muro di Berlino consegnò il mondo intero all’egemonia del pensiero unico neoliberista: da Shanghai alla Silicon Valley. Oggi tornano al centro dell’analisi economica le diseguaglianze sociali, con analisi di lungo periodo come quelle del francese Thomas Piketty che scatenano un enorme interesse negli Stati Uniti, patria del capitalismo 2.0. La fantasia e la creatività che affascinarono Steve Jobs si rivelano oggi indispensabili anche per rigenerare l’analisi economica. E facendolo su una colonna sonora dei Beatles, certamente si seppellisce ogni pregiudizio contro la “scienza triste”.

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