Due grandi star chiudono il Jazz & Wine of Peace 2014

25 Ottobre 2014

CORMONS. Saranno il contrabbassista israeliano Avishai Cohen con il suo trio e la chitarrista di punta del jazz newyorkese Mary Halvorson le incontestabili star dell’ultima giornata – domenica 26 ottobre – di Jazz&Wine of Peace Festival, che ospiterà i loro concerti in esclusiva italiana. Con queste due date uniche e con la performance dello statunitense James Brandon Lewis Trio, abbinati alle ultime degustazioni di prodotti tipici del territorio e degli invidiabili vini delle più rinomate cantine del Collio, si chiuderà la XVII edizione dell’ormai storico festival jazz made in Friuli Venezia Giulia.

Si partirà alle 11 del mattino, dalla Tenuta Villanova di Farra d’Isonzo, con il concerto in cantina del James Brandon Lewis Trio. Incoronato da Ebony Magazine come uno dei “sette giovani musicisti da tenere d’occhio” il sassofonista James Brandon Lewis con il suo ultimo album, “Divine Travels”, uscito lo scorso febbraio, propone un free jazz percorso da un tema mistico, una sorta di viaggio spirituale. Lewis, che ha studiato con maestri del jazz come Charlie Haden, Wadada Leo Smith, Dave Douglas, Joshua Redman e Matthew Shipp, attinge dalle sue radici religiose, fondendo il sacro spirito del gospel con l’orgogliosa espressione del free jazz. Lewis, nato a Buffalo, New York, nel 1983, è cresciuto tra le mura della chiesa ed è stato questo suo background a fornirgli l’atteggiamento spirituale con cui si approccia al sax. Lewis si è specializzato in musica gospel lavorando con la cantante Dorinda Clark Cole, vincitrice di un Grammy Award, e con la “regina della musica gospel” Albertina Walker. Da quando si è trasferito a New York nel 2012 ha suonato con una vasta gamma di musicisti. A Jazz&Wine of Peace si esibirà con il suo trio, composto da Max Johnson al basso e Dominic Fragman alla batteria.

Halvorson

Mary Halvorson

La giornata proseguirà alle 16, alla cantina Renato Keber di Zegla, con la performance di Mary Halvorson e del suo quintetto. La chitarrista di punta del jazz newyorkese e compositrice Mary Halvorson inizia la sua attività a New York nel 2002, seguendo gli studi jazz alla Wesleyan University e alla New School. Definita dalla critica internazionale “l’improvvisatrice meno prevedibile di NYC” (Howard Mandel, City Arts), “una delle più formidabili band leader di oggi” (Francis Davis, Village Voice), è stata premiata per il suo talento in continua ascesa anche dalla critica italiana nel 2012, nel referendum “Top Jazz 2012” indetto dalla rivista Musica Jazz. Halvorson gioca sui contrasti forti, non solo sul piano strumentale e compositivo ma anche visivo. La sua figura esile, gli occhiali da intellettuale, il fare garbato da collegiale si pongono in netto contrasto con la sua musica: visionaria, inquieta, dura, con scarsi appigli stilistici, e per questo affascinante. Come chitarrista la Halvorson parte da elementi jazzistici, che le sono stati trasmessi da un maestro come Anthony Braxton, il rappresentante più “europeo” dell’avanguardia afroamericana, ma non ignora il rock e il post-punk, che utilizza come basi per svilupparci sopra un’improvvisazione rischiosa, immersa nei meandri di una ricerca mai guidata da virtuosismi, ma al servizio di un rigore senza scorciatoie.

Avishai Cohen

Avishai Cohen

Si chiuderà infine al Teatro Comunale di Cormòns, alle 20, con il concerto del contrabbassista israeliano Avishai Cohen, che si esibirà con il suo trio. Negli ultimi due decenni la reputazione di Cohen è cresciuta fino ad arrivare ad essere considerato uno dei più grandi contrabbassisti al mondo. Ma Cohen è noto universalmente anche come compositore: con il suo nuovo trio proporrà alcune delle sue composizioni originali e dei suoi nuovi arrangiamenti, così come alcuni dei brani più amati dal pubblico, tratti dagli album passati e dai suoi concerti live. Ad accompagnarlo ci saranno due giovani talenti israeliani, Nitai Hershkovits al piano e Daniel Dor alla batteria, con cui Avishai sta già registrando un nuovo album, la cui uscita è prevista nei primi mesi del 2015. L’energia che Avishai ha messo nel portare il contrabbasso alle luci della ribalta, continuando ad allargare le frontiere del jazz, gli è valsa premi e riconoscimenti a livello internazionale. Il palco è senza dubbio il luogo in cui lui si sente più a casa, perciò assistere ad una delle sue performance dal vivo è probabilmente il modo migliore per prendere confidenza con il suo universo musicale.

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