Donne e Commedia dell’arte: nè serve, nè padrone

23 Marzo 2015

PORDENONE. Primo appuntamento di primavera del progetto FrescoTeatro Social: per la rassegna Concordia, il programma che prende il nome dall’Auditorium pordenonese che la ospita, il 24 marzo alle 21 va in scena il nuovo lavoro di Claudia Contin Arlecchino dal titolo “Nè serva nè padrona”. Lo spettacolo mette in scena giocosamente lo storico approdo delle donne sul palcoscenico, all’epoca della Commedia dell’Arte, illuminandone, con ironia e buon gusto, paradossi e ambiguità, realtà e illusioni. Prodotto dalla Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone, “Né serva né padrona” è stato scritto dalla stessa interprete e si avvale della collaborazione di Ferruccio Merisi per la messa in scena e di Luca Fantinutti per il tessuto musicale. Info e prenotazioni: 0434 520074 – 3336785485

servapadronaOggi siamo fortunatamente abituati a vedere la figura e la personalità femminili sulle scene contemporanee, ma nel Sedicesimo Secolo in Italia la “Donna in Scena” era ancora quasi un’eresia. Alle donne era vietato calcare le scene, e le Fraternal Compagnie di Commedia dell’Arte furono le prime a contravvenire a questa esclusione, portando in scena donne coraggiose, che, oltre che nell’arte comica e mimica, si distinsero in quella letteraria, poetica e oratoria. Paradossalmente, questa rivoluzione positiva nei confronti della condizione femminile fu una delle principali cause dell’inasprimento della censura, da parte della Chiesa e dei benpensanti dell’epoca, sulla professione degli attori e del teatro laico in generale.

Il canovaccio di Contin Arlecchino rievoca garbatamente questo conflitto. E così, seguendo la struttura di una Conferenza Buffa – che subito diventa una “Confessione” Buffa e che in realtà è l’antico genere della “Ciarla” ripreso con successo da una schiera di Maestri del comico contemporaneo (da Dario Fo a Benigni, da Paolo Rossi al primo Grillo) – lo spettacolo onora la figura di una donna non più “serva”, ma libera di girare il mondo e di guadagnarsi da vivere con le proprie arti, e neppure “padrona”, in quanto consapevole che la vera libertà è allergica ad ogni potere (anche al proprio).

Questo nuovo e graffiante recital comico si basa su un doppio gioco di specchi: una donna che nella sua carriera convive da trent’anni con il carattere maschile di Arlecchino, attraverso di lui si riflette nei segreti e nelle conquiste dell’emancipazione femminile, illustrando il mestiere delle attrici della Commedia dell’Arte. Con i caratteri di Servette, Amorose e Cortigiane che interpretavano, esse offrivano a se stesse e al pubblico ( a quello femminile e non solo) inni di libertà giocosa e di disinibita indipendenza. Mentre censori e bigotti vari si incallivano in anatemi e prediche avverse. Nelle colorate e sorprendenti scene dello spettacolo trovano spazio il trasformismo e la generosità “umanistica” dell’Arlecchino-donna più famoso al mondo, nell’entrare e nell’uscire dai caratteri storici dei censori e dei bigotti, nello spiegare e nell’interpretare le signore della Commedia e i loro personaggi scenici molto saporiti.

Frescoteatro Social – Concordia e Underground – è un articolato “progetto di rete”, dove collaborano la Scuola Sperimentale dell’Attore, EtaBeta Teatro e il Coordinamento Operatori Teatrali Pordenone, con la partecipazione di Molino Rosenkranz per un gemellaggio di intenti con la rassegna “Fame di Cose buone” del Teatro di Zoppola. A sostenere il progetto innanzitutto la Provincia di Pordenone e, per il programma Underground (l’altra rassegna del progetto dedicata alle sale di quartiere) la Regione Friuli Venezia Giulia. Il tutto con il patrocinio del Comune di Pordenone.

Dopo questa prima parte di programma iniziata a novembre con due spettacoli ogni mese, il progetto Frescoteatro Social ha in serbo alcune sorprese per il prossimo futuro, sempre all’insegna del teatro di qualità, basato su valori artigianali e cooperativi, e con la vocazione a coniugare divertimento ed impegno civile.

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