Danio Manfredini, uno dei grandi, al Festival Arlecchino

7 Settembre 2015

PORDENONE. Il festival de L’Arlecchino Errante, dedicato quest’anno al rapporto tra teatro e musica, accoglie a Pordenone uno dei grandi del teatro contemporaneo: Danio Manfredini, vincitore di 5 premi Ubu (gli Oscar del teatro italiano) sarà in città per tre appuntamenti-evento. Il 7 e 8 settembre sarà il docente ospite al Masterclass in Commedia dell’Arte che alla Scuola sperimentale dell’Attore vede in questi giorni impegnati studenti da tutto il mondo. Il 9 settembre salirà sul palco dell’Auditorium Concordia con il suo spettacolo “Vocazione”, che nel progetto musicale vanta la collaborazione di Cristina Pavarotti, la figlia dell’indimenticato Luciano. Infine il 10 settembre riceverà il premio “la Stella de l’Arlecchino Errante”, che viene consegnato ogni anno alla carriera di un eccelso artigiano del teatro.

Danio Manfredini in Vocazione

Danio Manfredini in Vocazione

“Un grande artista – ha dichiarato il direttore artistico del festival pordenonese Ferruccio Merisi – che si potrebbe definire “trasversale” a tutto il teatro contemporaneo. Con il suo stile inconfondibile ha praticato eccellenza con la parola e con il corpo, con le strutture classiche e con le avanguardie più pure, appoggiandosi sempre di più su una visione musicale della composizione scenica, al punto di iniziare anche avventure concertistiche e discografiche delle quali, proprio a Pordenone, ci fornirà alcune anticipazioni sui prossimi progetti. Siamo onorati di poterlo accogliere per la prima volta all’interno del festival”.

Manfredini è creatore e interprete di capolavori assoluti che gli sono valsi cinque premi Ubu: alla carriera nel 2013 e precedentemente con “Miracolo della Rosa (spettacolo), “Tre studi per una Crocifissione” e “Al Presente” (attore), “Cinema Cielo” (regia). Nel 2013 ha ricevuto anche il Premio della rivista “Lo Straniero” per essere, come si legge nella motivazione, “maestro di tanti, pur restando pervicacemente ai margini dei grandi circuiti e refrattario alle tentazioni del successo mediatico”. Dal 2013 è direttore dell’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli.

Sempre di più produce i suoi spettacoli attraverso la realizzazione di un progetto musicale parallelo, che cura personalmente con la collaborazione di Cristina Pavarotti e Massimo Neri. Ne è esempio “Vocazione”, che mercoledì 9 settembre alle 21 porterà in scena sul palco pordenonese dell’Auditorium Concordia (ideazione e regia di Danio Manfredini; con Danio Manfredini e Vincenzo Del Prete; progetto musicale di Danio Manfredini, Cristina Pavarotti e Massimo Neri; produzione la Corte Ospitale).

“Vocazione” è il viaggio di un artista di teatro nelle paure, desideri e consapevolezze legati alla pratica del suo mestiere. Egli prende ispirazione da frammenti di altre opere teatrali e da frammenti del suo stesso repertorio di autore. Nel microcosmo del palcoscenico, Manfredini ritrova, nella condizione di altri attori che prima di lui hanno preso la strada del teatro, l’inquietudine dell’uomo, la paura del fallimento, della follia, il desiderio di evasione, domande sulla propria motivazione, vocazione, paura di perdersi nelle dinamiche relazionali umane fino a buttare uno sguardo verso il momento del proprio tramonto e il momento dell’addio alla propria passione. Sulla scena un altro ottimo attore fa da partner all’artista e incarna di frequente il personaggio della ragionevolezza, nel tentativo (precario) di richiamare alla sobrietà un mestiere che l’artista tende a portare verso direzioni più estreme.

Il viaggio nella sua arte proseguirà poi giovedì 10 settembre alle 18.30 nell’ex convento di San Francesco di Pordenone, quando l’attore milanese riceverà “la Stella de l’Arlecchino Errante” per il suo impegno per il teatro di qualità e sperimentale. Durante la cerimonia presenterà in anteprima alcune delle sue novità musicali. “Mi apro a un percorso di lavoro – ha dichiarato Manfredini parlando proprio di “Vocazione” – che verte sul tema dell’artista di teatro. Metto a fuoco questo soggetto in un momento in cui sembra inutile, non necessario, occuparsi di quest’arte e di conseguenza dell’attore – autore – regista teatrale, figura che sembra in disuso. Fosse anche, come si dice, che il teatro è destinato a sparire, sarebbe comunque un privilegio dare luce al tramonto”.

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