Dal teatro alla vita e ritorno

17 Settembre 2014

PORDENONE. Il festival L’Arlecchino Errante incontra l’altro grande festival cittadino, Pordenonelegge.it, in una serata sospesa tra teatro e letteratura: il 18 settembre a Palazzo Montereale Mantica di Pordenone alle 20.30 sarà presentato il libro “Capitan don Calzerotte e Arlecchino senza panza”, tratto dall’omonima opera di Claudia Contin Arlecchino e Ferruccio Merisi e che vede in scena anche un attore disabile. “Un testo – spiegano i due autori che sono stati pubblicati da Campanotto editore – che parte dalla vita per trasfigurarla con ironia. Un copione che diventa libro dopo molte repliche in scena, e si sostanzia anche di molte immagini, dove la memoria rinvia al progetto e viceversa. Un esperimento complesso di teatro civile che si snoda attorno alla enorme volontà di inserimento da parte di un portatore di handicap, e che però la trasforma in un apologo universale dove la differenza e la dignità coincidono”.

Insieme a loro sul palcoscenico del festival letterario Vincenzo Zoccano e Nicola Rabbi, illustri esponenti del mondo della disabilità che “resiste” e combatte ogni giorno. Il primo, non vedente, si colloca tra i massimi esperti nel campo delle politiche della disabilità, delle tecnologie assistite, delle telecomunicazioni e dell’informatica per le persone con disabilità. Il secondo è socio fondatore dell’Associazione Centro Documentazione Handicap: si occupa della ricerca, produzione e diffusione di materiali di lettura, di scrittura e didattici sia per chi la disabilità ce l’ha che per chi ne è comunque interessato in una relazione affettiva, lavorativa e familiare.

A completare la serata, organizzata insieme al centro ANFFAS Giulio Locatelli Pordenone e alla Provincia di Pordenone, gli haiku teatrali della stessa Claudia Contin Arlecchino con Stefano Gava, Lucia Zaghet e Gulia Colussi che interpreteranno qualche breve scena del libro. L’opera è una produzione del Teatro Tascabile di Bergamo, Scuola Sperimentale dell’Attore e L’Arlecchino Errante: propone, traendo spunto dal Don Chisciotte che i protagonisti vogliono mettere in scena in un teatro in disuso, un apologo sulla differenza, sull’amicizia, sulla condivisione del tempo, della realtà, del lavoro, dei progetti e dei sogni.

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