Cotogna, dolce e amara

31 Luglio 2012

Ornella Serafini e Paolo Rumiz (Foto Lenardi)

PORDENONE. Arriva a Pordenone, uno degli eventi più attesi dell’Estate in Città: il reading musicale con Paolo Rumiz e le musiche di Alfredo Lacosegliaz, La cotogna di Istanbul, spettacolo a cura di Franco Però, produzione del Teatro Miela, tratto dall’omonimo romanzo-canzone, scritto al ritmo di ballata, fascinoso e avvolgente come una storia narrata attorno al fuoco. Ad accogliere gli artisti – lo stesso Rumiz nei panni del narratore, Ornella Serafini al canto, Cristina Verità violino e canto, Daniele Furlan clarinetto, Orietta Fossati tastiere e Alfredo Lacosegliaz tamburitza e “aggeggi”- sarà il Convento di San Francesco martedì 31 luglio alle 21. Cullati da parole, ritmi e suoni si potrà così conoscere la storia del viennese Max e di Maša, “occhio tartaro e femori lunghi”, donna splendida e selvaggia con una storia incredibile alle spalle. Il loro non è l’amore impulsivo e prepotente di due giovani, bensì il sentimento maturo e incommensurabile di un uomo e una donna di mezza età, capaci di avere pazienza ma comunque impotenti di fronte allo sguardo annichilente di chi riesce ad inquisirti l’anima. La magica e misteriosa canzone del profumato frutto giallo che dà il titolo alla struggente e dolcissima ballata (canzone popolare bosniaca che canta di un amore disperato e del dolore straziante dell’assenza) accompagna il loro amore, ma svelerà anche il loro destino. Maša infatti si ammala e da quel momento, all’ombra della “nera signora”, si leva un vento che muove anime e sensi, accende la musica e il verso, mescola lingue, strappa lacrime e sogni e procede al ritmo di ballata. Un’avventura che porterà Max verso le sponde del Bosforo attraverso i luoghi di lei, in un viaggio che è rito, scoperta e resurrezione.

Rumiz plasma con raffinatissima arte una favola malinconica e nostalgica, dove ogni pagina è impregnata di sapori antichi, di tradizioni non scritte, di episodi vissuti col trasporto di chi non può evitare che la vita faccia il suo corso, seguendo un ritmo cadenzato, lo stesso del passo dondolante delle donne dei Balcani. Le musiche che interpretano e affiancano la narrazione sono state composte nei variegati stili e modi presenti nelle aree geografiche percorse dal racconto. Canti apocrifi e melodie bosniache si alternano a echi di valzer viennese fino a toccare sonorità del prossimo Medio Oriente, in un affresco musicale che celebra le musicalità dell’area Balcano-Danubiana attraverso suggestioni timbriche e fascinazioni linguistiche. L’ingresso è libero.

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