Costakis, un documentario sul grande collezionista

13 Marzo 2015

CODROIPO. Doppio appuntamento sabato e domenica a Villa Manin per gli appassionati di cinema e d’arte. Cominciano infatti le due rassegne cinematografiche che, a ingresso gratuito, fino alla fine del mese di giugno accompagneranno la mostra appena inaugurata nei saloni della Villa, “Avanguardia russa: 1910-1930”.

La prima rassegna propone una serie di documentari d’arte, quasi tutti inediti in Italia, e si apre sabato 14 marzo alle 17 in sala convegni con “Costakis il collezionista”, di Barrie Gavin (1983, d.55’), dove la vita di questa straordinaria figura, greco nato in Russia nel 1913, in un avvincente documentario ci viene raccontata da egli stesso, durante una mostra dedicatagli a Ottawa, in Canada, nel 1982. L’anno precedente per la prima volta le opere della sua collezione vennero presentate negli Stati Uniti, al Guggenheim Museum di New York: in quella occasione, il curatore Margit Rowell dichiarò che la storia dell’arte del Novecento andava completamente riscritta. Lo scrittore Bruce Chatwin, che aveva conosciuto Costakis nel suo appartamento-museo a Mosca, gli dedicò un racconto pubblicato nel 1988 in Che ci faccio qui?.

Altro appuntamento d’eccezione domenica 15 marzo, sempre alle 17 in sala convegni, con un omaggio al grande maestro del cinema Dziga Vertov, prima imperdibile proiezione della rassegna dedicata ai capolavori del cinema russo, che sarà presentata da Lorenzo Codelli, critico della rivista francese “Positif” e collaboratore del Festival di Cannes.

Il pomeriggio si apre con Kino Pravda n.14 (1922, d.12’, didascalie originali), uno dei cortometraggi agit-prop realizzati da Vertov con la collaborazione di Rodčenko per quanto riguarda la concezione delle didascalie tridimensionali. A seguire Soviet Toys (1924, d.11’, didascalie in inglese), una satira feroce del capitalismo. Infine, il capolavoro di Dziga Vertov, L’uomo con la macchina da presa (1929, d.65’, senza didascalie), il celeberrimo film-manifesto del “cine-occhio”: un cameraman indiavolato tenta di catturare la realtà generando una suite di straordinarie inquadrature, con un continuo e spaesante gioco di immagini che fa sentire lo spettatore “dentro” e “fuori” il film nello stesso tempo.

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