Cinemazero: Occhi dell’Africa ha creato solidarietà

14 Febbraio 2016

occhi africa poster 2015PORDENONE. Con l’ultima edizione de Gli Occhi dell’Africa i promotori – Cinemazero, Caritas della Diocesi di Concordia-Pordenone, L’Altrametà – hanno voluto creare un’occasione di solidarietà, devolvendo il ricavato dei soldi raccolti in occasione delle proiezioni a un progetto concreto. Di fronte alla costante emergenza dei migranti si è cercato di offrire un aiuto che potesse fungere da vero e proprio ponte per agevolare l’uscita dal limbo in cui spesso stazionano per lunghi periodi i richiedenti asilo. Gli oltre 500 euro raccolti infatti da lunedì 15 febbraio daranno il via nella Casa del Lavoratore San Giuseppe, a Pordenone, ad un laboratorio di falegnameria dedicato ai profughi beneficiari dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) e a quelli accolti nella struttura di Casa San Giuseppe, a Pordenone, con l’obiettivo di fornire piccole competenze nell’ambito della lavorazione del legno. Il gruppo sarà composto da un insegnante e 8 beneficiari. Avrà la durata di 40 ore complessive con due lezioni la settimana di 2 ore ciascuna.

In particolare, infatti, nei progetti dello SPRAR, al contrario di quello che succede nei progetti di prima accoglienza, l’attenzione si sposta soprattutto all’ambito dell’integrazione lavorativa e abitativa sul territorio di questa categoria particolare di stranieri. La crisi economica e le difficoltà nel trovare un lavoro sono ancora particolarmente critiche ed è per questo che l’attività di formazione diventa di primaria importanza. Il pubblico che ormai da dieci anni segue la rassegna di cinema africano, contando sulla possibilità di conoscere questo vasto continente attraverso gli occhi dei suoi abitanti, ha affiancato così al piacere della visione e della conoscenza dell’altro alla base della manifestazione, un contributo tangibile in favore di integrazione e sostegno.

Sempre lunedì alle 21 e alle 22.15, stavolta a Cinemazero, ci sarà l’appuntamento con i grandi classici restaurati dalla Cineteca di Bologna che bissa il focus sul cinema tedesco con “Das Cabinet des Dr. Caligari”, in una versione colorata nel 1920. Pietra miliare del cinema tedesco, il leggendario classico del muto realizzato da Robert Wiene è anche uno dei primi esempi cinematografici di thriller psicologico, oltre che uno straordinario successo internazionale che seppe diventare immediatamente prototipo del cinema espressionista.

dott caligari_01La regista e appassionata di cinema Anke Wilkening spiega questo restauro: «Malgrado la sua importanza, per decenni si è continuato a proiettare il film in una forma vecchia e logora. […] Oggi, a quasi vent’anni dall’ultimo restauro, si sono riuniti i materiali migliori conservati negli archivi di tutto il mondo. […] Das Cabinet des Dr. Caligari non è mai stato vittima di tagli imposti dalla censura o dal produttore: per questo motivo non ci si attendeva scoperte sensazionali e scene tagliate. Ciò nondimeno, la nuova versione presenta il film nella sua forma più completa: il conseguimento di questo risultato era una delle sfide cruciali del progetto».

Ma c’è un altro elemento di pregio in questa operazione: è stata infatti ritrovata a Montevideo prima di questo ultimo restauro una copia colorata a mano del “Caligari”, salvata da un poeta uruguaiano negli anni Venti, insieme a molti film importanti che sarebbero diventati classici, confermando quelle voci che si sono a lungo rincorse ma che non avevano mai trovato riscontro.

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