Cinema muto: omaggio a Fregoli, il “papà” di Brachetti

6 Ottobre 2015

PORDENONE. La giornata di mercoledì 7 ottobre si può inserire sin d’ora nell’albo d’oro delle Giornate del Cinema Muto per l’importanza degli eventi, vale a dire l’omaggio a Leopoldo Fregoli, in occasione del quale sarà a Pordenone Arturo Brachetti che in Fregoli ha sempre riconosciuto il suo maestro e ispiratore, e la titanica impresa di portare sullo schermo la versione completa di Les Miserables, capolavoro di Henri Fescourt e film monstre della durata di sei ore e mezza.

fregoli 2Leopoldo Fregoli è stato un protagonista dello spettacolo internazionale del ’900, iniziatore di un’arte che da lui prende il nome, fregolismo, ultima evoluzione del trasformismo, la capacità di dar vita ad un numero incredibile di personaggi nel minor tempo possibile. A teatro Fregoli stregò le platee di tutti i continenti e calcò le scene dei palcoscenici di grandi metropoli (le cronache riferiscono anche di una sua esibizione al Politeama Rossetti di Trieste), fu ricevuto da papi e re e conobbe le personalità più influenti del suo tempo, ebbe i complimenti di Eleonora Duse, che non era generosa negli apprezzamenti ai propri rivali. Fregoli, attento a tutto ciò che di nuovo avveniva nel campo dello spettacolo, non poteva non essere attratto dal cinematografo, e infatti il suo incontro con la settima arte avvenne molto presto.

Fu invitato dallo stesso Lumière a trascorrere qualche tempo presso i suoi stabilimenti e lì Fregoli imparò ad usare i Cinematografo che poi utilizzò nei suoi spettacoli a partire dal 1898, ribattezzando la nuova macchina con il nome di Fregoliograph. L’uso del cinematografo da parte di Fregoli fu essenzialmente in funzione dello spettacolo teatrale e quando i film di un minuto furono superati, cessò anche la loro utilizzazione. Benchè oggi non ci rimangano che pochi suoi film, possiamo sicuramente comprendere il nome di Fregoli assieme a quelli dei pionieri della settima arte e il programma delle Giornate che comprende quasi tutti i suoi film rimasti costituisce una evidente testimonianza.

Comincia alle 15.30 la maratona Les Misérables che si protrarrà fino a notte (la durata totale del film, diviso in 4 parti, è di sei ore e mezzo), con intervallo per la cena. Del capolavoro di Victor Hugo sono state fatte decine di versioni cinematografiche e televisive, recentemente anche un musical di enorme successo, ma nessuno ha saputo cogliere lo spirito dell’opera come Henri Fescourt, un nome oggi ingiustamente dimenticato. Fescourt ha fatto rivivere il mondo descritto da Hugo sia girando molto in esterni nella stessa cittadina medievale del sud della Francia che aveva ispirato il romanziere, sia e soprattutto basandosi sulle illustrazioni di Gustave Brion per la prima edizione del libro. Un altro dato interessante è che il regista rinunciò all’uso di grandi star ma seppe ugualmente far recitare in maniera ineccepibile gli attori che scelse e che si rivelarono tutti all’altezza della situazione.

Les Misérables è uno dei restauri più importanti degli ultimi anni – portato a termine dal laboratorio del Centre national du cinéma et de l’image animée (CNC) in collaborazione con la Cinémathèque de Toulouse, in partenariato con la Fondation Jérôme Seydoux-Pathé -, quindi fortemente voluto nel programma dal direttore delle Giornate, David Robinson. Ad affrontare l’impresa dell’accompagnamento al pianoforte per l’intera durata del film sarà Neil Brand.

La giornata di mercoledì 7 ottobre propone anche la seconda tranche, dedicata ai film di indiani, della rassegna Origini del western. Da segnalare un titolo del grande regista Allan Dwan, The Vanishing Race, del 1912, un film che con il nobile scopo di preservare la cultura dei nativi americani dalla perniciosa influenza dei bianchi, propugna implicitamente la tesi della separazione razziale; e The Cheyenne’s Bride, del 1911, uno dei rari film superstiti del primo regista nativo americano, James Young Deer.

Per il Canone rivisitato, L’X misterioso, del 1914, un melodramma spionistico che fu la prima occasione di conoscere il nome del regista danese Benjamin Christensen che in seguito darà prova di grande talento.

E per le Riscoperte, il programma “Bambini al lavoro”, in cui giovani e giovanissimi attori interpretano in chiave patetica o comica altri bambini lavoratori; e Flickorna Gyurkovics, una coproduzione tedesco-svedese del 1926, una frenetica commedia ambientata nell’Ungheria contemporanea.

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