Arte di tre generazioni

29 Giugno 2012

 

Tullio Silvestri - Contadino

PORDENONE. Il Museo di fa spazio al PArCo, sabato 30 giugno alle 18, con l’inaugurazione della mostra “Arte per tre generazioni” che offre una rilettura a tutto campo delle collezioni d’arte moderna e contemporanea della Città di Pordenone, riassumendo le vicende dell’arte e del collezionismo che lungo tre generazioni hanno portato alla nascita della stessa Galleria, che oggi vanta un patrimonio ricco di oltre un migliaio di opere. La mostra, curata da Isabella Reale, recentemente pervenuta alla direzione del Museo dopo aver diretto la Galleria d’Arte Moderna di Udine, ne presenta un centinaio, articolandosi per sezioni tematiche e cronologia, presentandosi come un racconto attraverso la vita e le opere degli artisti più rappresentativi e meglio documentati. Si tratta di un patrimonio ancora tutto da scoprire – molte opere sono inedite – anche oggetto di nuova catalogazione, sottoposto a una campagna di manutenzione conservativa, a cura di Anna Comoretto. Accompagnano e commentano l’esposizione foto d’epoca, documenti e pubblicazioni, fonti preziose tratte in particolare dall’Archivio storico della Galleria d’Arte Moderna di Pordenone, ora in corso di riordino, sotto la tutela della Soprintendenza Archivistica del Friuli Venezia Giulia.

 

Luigi Zuccheri - Due contadine, 1930-40

Protagonisti della selezione sono gli artisti originari del territorio, o che qui hanno lasciato un’importante traccia del loro operato, i collezionisti e i tanti mecenati che hanno arricchito il patrimonio culturale civico con testimonianze preziose di un gusto al passo con i tempi e che ormai attraversa più di tre generazioni di cittadini pordenonesi. A rappresentare la prima generazione sono i lasciti di Michelangelo Grigoletti e la collezione dell’architetto pordenonese Giovanni Battista Bassi, mecenate di spicco nel secondo Ottocento, mentre tra gli autori figurano Emilio Marsili che celebrò l’Unità d’Italia con busti di Garibaldi e del re, Enrico Chiaradia, autore del Monumento equestre a Vittorio Emanuele II, Luigi de Paoli, creatore dell’audace Icaro, Aurelio Mistruzzi, autore del Monumento ai Caduti di Pordenone.

 

Luigi De Paoli - La caduta di Icaro, 1890

Nella generazione di mezzo figurano Ado Furlan, Mario Moretti, fino ad approdare, attraverso le sperimentazioni materiche, agli allumini anodici di Nane Zavagno. A documentare la scultura del secondo Novecento anche i totem di Mirko e le ricerche materiche e astratte di Dino Basaldella. Cospicua la sezione dedicata alla pittura: dai paesaggisti Domenico Mazzoni e Scaramelli, al veneziano Vettore Antonio Cargnel, al pennello spadaccino di Silvestri, alla ritrattistica di Umberto Martina al suo allievo Luigi Zuccheri (recente è la donazione da parte del figlio Paolo) di cui il museo conserva l’Archivio completo, con autografi di artisti e critici che lo frequentarono, da Pasolini a de Chirico. Di Armando Pizzinato possiamo godere e dell’archivio che di opere e incisioni e attraverso Bottecchia e Zavagno si arriva fino all’attualità con Massimo Poldelmengo.

L’incisione vanta una ricca sequenza di opere, dove spicca il segno atmosferico di Virgilio Tramontin e non mancano lastre e pietre litografiche della tipolitografia Cosarini o storici album fotografici. Nelle sale di Villa Galvani sono inoltre esposti in permanenza i capolavori del Novecento italiano facenti parte della collezione Ruini Zacchi, da Savinio a Guttuso, da de Pisis a Fontana. Ingresso libero.

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