Abbandono del divino Nuova installazione a Mossa

13 Dicembre 2018

MOSSA. Nuovo appuntamento per il percorso espositivo d’arte, in cinque tappe, “Delle perdute cose, andremo un giorno per spiagge sconosciute” dell’artista Lc – Dds, visitabile nell’atrio del Comune di Mossa. Ogni due settimane viene installata un’opera che prende il posto della precedente: dal 14 dicembre al 4 gennaio, quindi in corrispondenza col periodo natalizio, sarà visibile la terza installazione intitolata “L’abbandono del divino (Della perduta fede)”.

“Il terzo passaggio – spiega l’artista – è rappresentato attraverso l’installazione formata da due pezzi: un crocifisso, posto a terra, e un automa, figura post-umana, sovrastante il crocifisso. Il fatto che l’automa si trovi al di sopra del crocifisso rappresenta il concetto dell’abbandono definitivo del divino e della sfida in atto. L’automa, uomo che ha perso completamente l’aspetto umano (ormai immerso in una vita priva di elementi naturali ed etici, dove il potere e il guadagno hanno preso l’assoluto sopravvento), calpesta il crocifisso composto da pochissime parti rimanenti del corpo di Cristo. Una posizione – conclude – di supremazia, arrogante delirio di onnipotenza, tesa verso un effimero tentativo di immortalità. Ma secondo me la verità è all’opposto. L’installazione avrebbe avuto un senso diverso se il crocifisso fosse stato posto in piedi e dietro l’automa: ‘dimenticanza’ e non ‘disprezzo. Tutto questo è una sintesi di quello che penso rispetto a molta gente che dichiara di essere cristiana ma che in verità non lo è”.

L’opera segue il solco di Quod remanet (realizzata nel maggio 2017, all’interno della doppia installazione permanente, nei sotterranei della biblioteca statale Isontina, denominata Krisis – Una proposta per il rinnovamento dell’arte, che contiene anche Summa, di Ernesto Paulin-Paolini). Quod remanet non giungeva alla sfida ma solo all’abbandono.

L’esposizione delle installazioni di LC-DDS nel municipio di Mossa è accompagnata da una mostra bibliografica curata da Antonella Gallarotti della Biblioteca statale Isontina di Gorizia, con una scelta di volumi della stessa Bsi, dell’artista, di Jurko Lapanja e di Francesco Imbimbo. A ogni nuova opera installata corrisponde una nuova proposta di testi. L’evento si avvale del patrocinio del Comune di Mossa, della Regione e di TurismoFvg e si svolge collaborazione con la Biblioteca statale Isontina e la Mediateca “U. Casiraghi”.

Una piccola curiosità: a novembre, l’opera dello stesso ciclo, intitolata “Qui non c’è più nessuno (dei perduti affetti)”, ha colpito l’ex sindaco di Mossa, Edoardo Zoff, e ne ha stimolato una bella iniziativa personale. Avendo infatti molto apprezzato la parte dell’opera costituita da un cartoncino invecchiato, dove l’artista ha riportato di suo pugno la poesia di Padre Turoldo “Io faccio amara anche la tua morte”, ne ha fatte diverse copie che ha spedito a diversi parroci suoi conoscenti. L’arte, quindi, diventa in questo caso spunto per il dibattito.

La mostra sarà visitabile fino al 31 gennaio, i prossimi appuntamenti sono il 4 gennaio, con “Timoni alla deriva (delle perdute rotte)”, il 18 con “Omaggio a Mario di Iorio (dell’umana conclusione)”. Il catalogo è disponibile in mostra.

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