A Voci dell’inchiesta sono i bambini a rubare la scena

13 Aprile 2018

PORDENONE. Dai dimenticati figli dei condannati a morte in Cina a un bimbo di Gaza che vivendo in un ospedale israeliano rappresenta con la sua stessa esistenza ed energia il dialogo necessario tra i due popoli in guerra (anche in questi giorni). L’educazione sessuale in India, ma con uno sguardo all’Italia. La quintessenza del nucleare e una curiosa riflessione sulla fama. Questi i temi che le proiezioni di sabato 14 aprile analizzeranno a Le Voci dell’Inchiesta, in una giornata che porta gli spettatori in ogni angolo del globo, per svelare aspetti spesso sconosciuti e portare la voce dei testimoni diretti dei conflitti in corso.

The Bomb

“È proprio necessario essere qualcuno?” con questa domanda entra nel vivo la quarta giornata de Le Voci dell’Inchiesta, il festival del cinema del reale promosso da Cinemazero. La risposta, forse, si può trovare in My name is Nobody, anteprima nazionale in sala Grande alle 14.45 alla presenza della regista Denise Janzee. Una rocambolesca e divertente caccia tra le vie di Trastevere alla ricerca di uno sconosciuto immortalato tra due giganti, Sergio Leone e Ennio Morricone. L’inchiesta del misterioso ragazzino che ha trascorso una vita intera immobile tra due celebrità, in una fotografia appesa in un ristorante, pian piano diventa un’indagine sulla fama, un’(auto)analisi sul senso dell’essere e dell’apparire, che oggi coinvolge e travolge tutti. Un documentario divertente, che restituisce agli appassionati di cinema, e non solo, un’ironica immagine del maestro Morricone, intervistato qui non per la sua brillante carriera, quanto per essere uno dei pochi testimoni in vita ad aver conosciuto questo fantomatico “signor nessuno”, a cui è dedicato questa paradossale caccia all’uomo, in barba a figure ben più note dello star system.

La giornata continua alle 18.00 con Ask the sexpert di Vaishali Sinha, un altro frizzante lungometraggio incentrato su un curioso personaggio: il dottor Watsaun, il più grande “sexpert” indiano. Watsa, così viene chiamato dai suoi lettori, è un popolare opinionista di 93 anni, che cura una rubrica di consigli sessuali per un giornale locale di Mumbai. Il regista segue con simpatia e umorismo il Dr. Watsa mentre promuove l’importanza del piacere, dell’uguaglianza tra i sessi, dell’informazione come condizione per la salute di tutti, nonostante in India viga un divieto globale all’educazione sessuale nelle scuole. Una realtà così lontana dalla nostra? Lo capiremo grazie all’importante intervento di Fabrizio Quattrini, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo, fondatore e presidente dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica (IISS) di Roma, già consulente del programma SexTherapy.

Waiting for the Sun

Alle 16.30 in anteprima nazionale Waiting for the Sun di Kaspar Astrup Schröder, premiato come Miglior film all’ Hot Spring Documentary Film Festival: uno sguardo rispettoso su un contesto inedito e struggente, quello di un orfanotrofio cinese. Infatti, sono migliaia i bambini cinesi i cui genitori sono nelle carceri della Repubblica Popolare Cinese, ma a occuparsi di loro non è lo Stato, ma “Nonna Zhang”, ex guardia carceraria che ha fondato una realtà abitata da bambini “colpevoli” di avere genitori con un passato così vergognoso. Con grande sensibilità e senza mai giudicare con ferocia o superbia, Kaspar Astrup Schröder segue per due anni le vite di alcuni di questi bambini, mentre i loro destini si incrociano e si aiutano a vicenda.

Anche Muhi, protagonista del film in concorso Muhi – generally temporary, in anteprima nazionale alle 20.45, è un bambino. Ha sette anni, viene da Gaza, ha una rara malattia autoimmune e per questo ha subito l’amputazione delle braccia e delle gambe. La sua condizione di salute l’ha portato a conoscere sia specialisti arabi che ebrei, ma non può tornare a casa dalla sua famiglia poiché il sistema sanitario palestinese è disastrato e incapace di trattare il suo caso. Il piccolo Muhi è diviso tra due mondi che tenacemente e con una contagiosa voglia di vivere tiene uniti, amorevolmente assistito da suo nonno, Abu Naim, e da un volontario israeliano, “Buma” Inbar, un uomo di pace, come lui stesso ama definirsi, che sarà presente in sala per introdurre il film. Una voce vigorosa sia per la testimonianza su questo caso specifico, che relativamente a quanto sta accadendo in queste ore: la settimana scorsa Gaza è stata ancora teatro di scontri e morte, giovedì 12 aprile sono stati uccisi due membri di Hamas e venerdì 13 aprile c’è stato il terzo venerdì della “Marcia del Ritorno”, la protesta che dal 30 marzo promuove manifestazioni e sit-in alla frontiera con Israele e che ha già visto diverse decine di persone perdere la vita.

Muhi

La serata si conclude alle 22.30 con un The Bomb, una sinfonia visiva che torna su uno dei temi cardine di questo festival, la minaccia nucleare, di cui ripercorre tutta la storia. Come Crossroads e Command and control, il documentario firmato da Kevin Ford, Smiriti Keshari, Eric Schlosser si concentra sulla potenza distruttiva di un’esplosione nucleare. Nessuna parola per veicolare il messaggio, ma solo un continuum frenetico e coinvolgente di immagini di filmati storici e contemporanei, montati insieme con un ritmo travolgente, grazie anche alla colonna sonora dei The Acid, di cui fa parte RyX. Progettato per creare connessioni e spronare alla riflessione, pone l’osservatore nel bel mezzo della “corsa agli armamenti nucleari”: dal Trinity Test nel 1945, fino agli eventi più recenti del 2017, settant’anni durante i quali il pericolo nucleare non è mai stato scongiurato, ed è anzi gestito da nove potenze mondiali, in possesso di circa quindicimila ordigni nucleari, molti dei quali più devastanti della bomba sganciata su Hiroshima.

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