Wrangler, regina dell’off-road tra passato e futuro

19 Luglio 2018

GRAZ. Sarà disponibile a settembre la rinnovata icona dell’off-road. Stiamo parlando della Jeep Wrangler che è stata testata nei giorni scorsi da ben 1.200 giornalisti provenienti da ogni angolo del globo. Organizzazione e regia di Fiat Chrysler Automobiles. In un’area tra i monti della Stiria, non lontano dal circuito di Zwelteg (meglio noto oggi come Red Bull Ring; un tempo si chiamava Österreichring e poi A1-Ring), situato a Spielberg bei Knittelfeld, è stato allestito dal nulla il Camp Jeep. Dopo i giornalisti, ha ospitato quasi altrettanti appassionati del fuoristrada, proprio quelli che contribuiscono da decenni a mantenere vivo il mito dello storico marchio, ovvero gli appartenenti allo Jog (Jeep Owners Group).

Ma torniamo alla “icona”. La sfida, specie sul piano estetico, non era delle più facili: intervenire sì, ma senza stravolgere. Per non sbagliare, si è ripartiti dalle origini, dalle jeep Willis che, dopo l’onorato servizio sui fronti della Seconda Guerra Mondiale, erano state “congedate” e a centinaia affollavano i piazzali dei depositi militari per poi diventare – adattate. arricchite di utili accessori, ma soprattutto usate in condizioni spesso proibitive – un punto di riferimento per chi voleva andare dovunque e comunque. Per disegnare la nuova Wrangler – è la quarta generazione – bisognava in particolare individuare (e non tradire) gli elementi distintivi essenziali, quei tratti che la rendevano subito riconoscibile. In pratica, unica. E così si è fatto, con un risultato – ne converrete guardando le foto – più che apprezzabile.

Non molto diversa la strada percorsa per gli allestimenti interni. Niente di inutile o “fragile”. Sempre ispirandosi al passato, linee più morbide, posizionamenti più funzionali, materiali più gradevoli da percepire nel tocco e nello sguardo – al pari delle vetture “più stradali” -, ma soprattutto robusti, facili da pulire eccetera. E anche qualche civetteria, con la scusa di tornare alle origini, come la targhetta con tutte le dimensioni del veicolo.

La parte meccanica rappresentava un’ulteriore sfida, dovendo far convivere in un unico veicolo la possibilità di percorsi off-road (sicurezza di… uscirne sempre) e “città/autostrada” (handling e comfort). Citiamo a caso: due sistemi di trazione integrale full time active on demand – Command-Trac e Rock-Trac -, assali Dana next-generation, bloccaggi elettrici dei differenziali Tru-Lock, differenziale a slittamento limitato Trac-Lock e barra stabilizzatrice anteriore a scollegamento elettronico. Forse il significato di alcune di queste tecnologie vi sfugge, ma un fuoristradista “duro e puro” ha capito che qui si fa sul serio. E anche gli itinerari tracciati nei boschi che abbiamo percorso per i test – con un po’ di apprensione, almeno all’inizio – non erano da prendere alla leggera. Tranne qualche breve tratto di sterrato pianeggiante e pulito, abbiamo affrontato (e superato) un nutrito campionario di continui saliscendi spesso molto ripidi, “pavimentati” da ogni sorta di accidente: ramaglie, pietrame di varia dimensione e forma, fango così viscido da rendere la discesa della Wrangler quasi un esercizio di pattinaggio (solo che invece della pista c’era una fitta foresta). Grazie alla generosa altezza da terra (oltre 25 cm) non abbiamo mai “spanciato” in maniera vistosa sugli ostacoli disseminati lungo il percorso, Va ricordato anche che Wrangler ha una capacità di guado pari a quasi 80 cm.

In un ambiente così aspro e selvaggio, la Wrangler si è comportata come un camoscio. Arrancando, slittando, sbandando anche, non si è mai fermata. Abilità del pilota? Difficile sostenerlo: volante e pedale del gas sono le uniche cose che abbiamo cercato prudentemente di controllare. Per il resto (trazione, rapporti del cambio, differenziale…) abbiamo lasciato fare alla Jeep. Tutto questo ci ha fatto venir in mente che la Wrangler – più di ogni altro modello di casa Jeep – è fatta per fare bene, molto bene, una cosa: andare dove di solito le vetture “normali” non vanno. Avventura e Natura, insomma. Con tutte le “avvertenze” del caso, però. Come sapere che esiste una sorta di “galateo dell’off-road”, un “manuale del buon senso” e tutto il resto. La Wrangler – così performante nel suo habitat – non può essere solo un capriccio, un fatto di moda. Sarebbe come tradire una delle sue due “anime”.

Nell’uso quotidiano, su strade asfaltate, la “regina del fuoristrada” si dimostra confortevole, abbastanza silenziosa (se non si montano le gomme tassellate, come sulla Rubicon del test drive), con una visibilità verso l’esterno migliorata con l’aumento dell’ampiezza nelle superfici vetrate. All’inizio bisogna un po’ abituarsi alla leggerezza dello sterzo, complice il fatto che in marcia non 4×4 la trazione è full sull’assale posteriore. Ma è solo questione di abitudine.

Sarebbe troppo lungo approfondire tutte le soluzioni tecniche e anche estetiche della nuova edizione. Ci limiteremo, quindi, alle cose essenziali, accennando anche a qualche curiosità. Si può, volendo, andare “con il vento tra i capelli” abbassando in avanti il parabrezza, togliendo le portiere (che sono leggere, in alluminio) e – a questo punto – anche la copertura (ce n’è di più tipi). Più open-air di così! Per quanto riguarda sicurezza e controllo della guida, nel corso della presentazione è stato detto che ci sono più di 60 dispositivi (di serie o meno) che si prendono carico del problema. Crediamo sulla parola… Per far “giocare” il bambino che c’è in tutti noi è possibile ottenere un kit di attrezzi specifici, che consentono di smontare e rimontare alcune parti della Wrangler. Tra le dotazioni per il comfort sono disponibili sedili anteriori e sterzo riscaldabili.

In Europa e in Italia i motori possibili sono due: un nuovo turbodiesel MultiJet II da 2.2 litri e il turbo benzina da 2 litri. Il potente V6 Pentastar da 3,6 litri lo lasciamo a chi se lo può permettere, come gli sceicchi del Medio Oriente e i mercati (molto) extra europei. Inutile cercare in listino il cambio manuale: c’è solo l’automatico con “solo” otto marce. Sì, lo Stop-Start ce l’ha. Siccome la Wrangler – ormai lo avrete capito – ha due “anime” (stradale e off-road), esagerando da una parte (vedi sopra) si è dovuto fare altrettanto dall’altra. Dotandola, quindi, di tutte le diavolerie più recenti in fatto di tecnologia: partendo dai fari a led (ormai li hanno anche le bici!) per passare al “sempre connessi” toccando schermi da 5, 7 o addirittura 8,4 pollici. Il display si rivela molto utile usando le Off-road Pages che forniscono informazioni utili e in tempo reale al guidatore sugli angoli di inclinazione, il rollio e altre caratteristiche relative alle performance 4×4 del veicolo, come il funzionamento dei sistemi 4×4 e il bloccaggio del differenziale. Da non dimenticare, infine, una vasta gamma di sistemi di sicurezza, che hanno nomi rassicuranti come: Blind-Spot Monitoring, Rear Cross Path Detection, ParkView (telecamera con griglia dinamica), ESC (antiribaltamento elettronico). Ah, stavamo dimenticando gli accessori! Soltanto un centinaio… Pochi? Allora facciamo duecento o quasi.

La commercializzazione, come detto all’inizio, partirà a settembre. Si potrà scegliere tra gli allestimenti Sport, Sahara e Rubicon (che esprime al meglio le capacità off-road di Wrangler) con configurazione 3 o 5 porte. Parlando di vil denaro, è stato anticipato che il prezzo sarà a partire da 48 mila euro per la Sport versione 3 porte.

Silvano di Varmo

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