Zoppola: la piastrina d’un disperso in Russia 77 anni fa

6 Novembre 2019

ZOPPOLA. Anche quest’anno l’Amministrazione Comunale di Zoppola, insieme alle Associazioni Combattentistiche, ha celebrato il 4 Novembre, giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Sono stati otto i momenti di commemorazione, con la deposizione delle corone ai monumenti ai caduti del territorio e la benedizione da parte di Don Antonio Buso, Don Gianni Sedrani e Don Ugo Gaspardo, che ha anche celebrato la Messa nella Casa di Riposo Micoli Toscano di Castions.

Il Sindaco Francesca Papais ha onorato il ricordo di coloro che hanno eroicamente sacrificato la propria vita per difendere il nostro Paese, con un doveroso pensiero a tutti i militari italiani impegnati nelle missioni di pace nel mondo e in particolare ai soldati dell’Aves Rigel e dell’11 Bersaglieri di stanza a Orcenico Superiore. Gli alunni delle scuole primarie di Castions e Zoppola e della scuola secondaria hanno animato la cerimonia con le loro splendide bandiere, realizzate per l’occasione, e con un ricordo dedicato alla pace.

Ma quest’anno la Celebrazione è stato resa ancora più speciale dal commosso ricordo di Elisa Fabbro, nipote di Fabbro Giacomo, disperso in Russia il 19 dicembre del 1942. Nell’occasione il Sindaco Papais ha consegnato alla nipote la piastrina di Giacomo ritrovata da un cittadino russo nel distretto di Voronez e recuperata grazie all’impegno e alla determinazione del gruppo “Armir Il ritorno dall’oblio”, coordinato da Enia Accettura. Grande è stata l’emozione di tutti i presenti che hanno vissuto un momento davvero particolare.

Giacomo Fabbro era nato a Zoppola il 17 ottobre del 1922 da Giovanni e Colautti Sofia. Apparteneva al distretto di Udine ed era stato inquadrato nel 3° reggimento Bersaglieri. La sua storia è sostanzialmente la storia dei bersaglieri del Terzo, ufficialmente dispersi il 19/12/1942. È presumibile che di Fabbro si siano perse le tracce durante o dopo la battaglia di Meshkovskaya e che lo stesso sia stato catturato. Potrebbe essere morto durante la marcia del Davai o in un lager, senza che nessuno lo abbia attestato in via ufficiale. Grazie al grande impegno del gruppo Armir Il ritorno dall’oblio una parte di Giacomo ha fatto ritorno a casa, dopo una struggente attesa, lunga ben settantasette anni.

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