Suinicoltura: per uscire dalla crisi etichettatura e valorizzazione produzione

22 Aprile 2016

PORDENONE – “La suinicoltura in Friuli Venezia Giulia, ed in particolare nella nostra provincia, rappresenta uno dei comparti più importanti della zootecnia. Nonostante ciò il settore sta sprofondando a causa di una lunga crisi, forse senza precedenti, che rischia di far chiudere maggior parte degli allevamenti. Il pericolo è di perdere una patrimonio di imprenditori, di lavoro, di professionalità e di passione che difficilmente potranno essere recuperati”. Questa la preoccupazione espressa dalla Coldiretti di Pordenone dopo la convocazione del consiglio provinciale riunito per discutere tra i vari punti all’ordine del giorno anche la situazione del comparto suinicolo.

“Le cause –dichiara il presidente Cesare Bertoia- sono molteplici e legate tra loro, prime fra tutte i prezzi all’origine sotto ai costi di produzione e le importazioni selvagge. Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione –aggiunge il presidente- è che la nostra suinicoltura è leader e non ha pari per qualità e benessere animale, caratteristiche che generano costi a cui si aggiungono a quelli dei controlli e della burocrazia. Nonostante ciò – spiega Bertoia- la grande distribuzione preferisce il prodotto straniero, di scarsa qualità, che ha subito meno controlli ma che si confonde -conclude il presidente- con quello nazionale disorientando così il consumatore che non sa quello che mangia”.

Coldiretti per uscire da questa situazione sta lavorando su più fronti. Innanzitutto su una vecchia, ma sempre più attuale battaglia: l’etichettatura obbligatoria dell’origine per fare emergere e distinguere una volta per tutte la produzione nazionale rispetto a quella straniera. In secondo luogo su un progetto regionale dove Coldiretti sta collaborando con il Consorzio del prosciutto di San Daniele per certificare oltre che le cosce destinate alla trasformazione del prosciutto di San Daniele, anche l’intera carcassa del suino e quindi valorizzare tutti i tagli.

“Questo – spiega il direttore di Coldiretti Antonio Bertolla- garantirebbe tutti i trasformati e quindi i salumi oltre che la carne fresca con il risultato di determinare un maggiore valore aggiunto e quindi reddito che per gli allevatori si sta costantemente riducendo. La chiusura delle scrofaie –ricorda Bertolla- è sotto gli occhi di tutti”.

Da settembre 2015 a febbraio 2016 i prezzi all’origine delle scrofe è diminuito dallo 0,55 allo 0,43 al chilo registrando una perdita del 21,8 per cento, mentre i suini da macello nello stesso periodo da 1,46 euro sono passati a 1,20 euro con un calo del 17,8 per cento.
“Sono dati esemplificativi della necessità urgente e necessaria –rileva il direttore- di restituire reddito a questi allevatori che devono essere ricompensati del loro lavoro e soprattutto della dignità –conclude Bertolla- che viene calpesta da un mercato senza regole dettato dalla multinazionali”.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!