Sul Pinot grigio bisogna consultare i produttori

12 Marzo 2015

Roberto Felluga 2014UDINE – «Personalmente sono contrario, pur consapevole che altri colleghi, invece, sono favorevoli. Ritengo necessario, comunque, attuare una riflessione seria, approfondita, serena e con tempi adeguati sull’eventualità di costituire una nuova Doc per il Pinot grigio del Triveneto».

Con queste parole Roberto Felluga, presidente della Sezione economica regionale vitivinicoltura di Confagricoltura, interviene nel dibattito in corso sulla proposta di costituzione della Doc interregionale (Fvg, Veneto e Trentino) del Pinot grigio, equivalente a un valore pari a 250 – 300 milioni di bottiglie l’anno. Questo vino bianco, dal 1990, è divenuto un vero e proprio caso enologico italiano passando dai 3.413 ettari di allora agli attuali 22.800. In Fvg, nel 2011 si coltivavano 4.700 ettari di Pinot grigio, saliti a 5.790 nel 2014, con un balzo del 25,4 per cento, rimanendo la varietà d’uva più coltivata in regione a rappresentare il 25 per cento dell’intera produzione nazionale (il Veneto conta per il 45 per cento; il Trentino per il 13 per cento).

«Evidentemente, questa varietà è di grande rilevanza per la viticoltura regionale e italiana e siamo d’accordo che debba essere tutelata e valorizzata nel mondo – aggiunge Felluga –, ma perché tutta questa fretta di chiudere entro pochi mesi? Su un tema così rilevante sarebbe bene far parlare i produttori con delle audizioni pubbliche e uscire, almeno per un po’, dalle solite riunioni degli addetti ai lavori. Abbiamo proposto alla Regione di farlo ma, in ogni caso, Confagricoltura Fvg ha intenzione di consultare pubblicamente la base dei propri associati prima di esprimere un’opinione definitiva in merito. Sentiamo pareri discordati sui progetti che circolano ormai da alcuni mesi, per cui riteniamo sia assai importante attuare un dibattito aperto e serrato su una questione di così grande peso per l’economia del nostro settore», conclude Felluga.

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