Pubertà precoce: Lgbti+ contro il divieto del farmaco

22 Agosto 2019

UDINE. Decisa presa di posizione delle Associazioni lgbti+ in merito alla recente decisione in Consiglio regionale Fvg di promuovere il divieto di somministrare il farmaco della pubertà precoce. Com’è noto, Il 17 luglio il Consiglio regionale ha approvato la Mozione 74 che vorrebbe interdire sul territorio nazionale la somministrazione di triptorelina, medicinale a carico del Servizio sanitario nazionale su autorizzazione dell’Aifa (determina del 25 febbraio 2019, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 marzo del 2019), impegnando la Giunta regionale ad attivarsi presso il Governo affinché venga interdetta, sul territorio nazionale, la somministrazione.

Cos’è la triptorelina? La triptorelina (acetato o pamoato), è un decapeptide agonista del rilascio del ormone gonadotropo. La triptorelina può essere utilizzata nel trattamento di tumori ormone-sensibili, come il cancro alla prostata e il tumore al seno, ma anche nel trattamento della pubertà precoce (detto in maniera semplice, nei casi di varianza del genere: sospende l’arrivo della pubertà per dare più tempo ai ragazzi ed alle ragazze di indagare e comprendere la propria identità di genere), e nelle condizioni cliniche estrogeno-dipendenti (come l’endometriosi o fibromi uterini) e nella terapia della riproduzione assistita.

La votazione – si legge in una nota – ha visto il centrodestra favorevole, nessun astenuto e un solo voto contrario, quello di Simona Liguori, consigliera regionale del Gruppo dei Cittadini di cui riportiamo la dichiarazione: “Come Gruppo dei Cittadini abbiamo votato contro perché a mio parere si deve lasciare la materia a chi di competenza, ossia alla comunità scientifica. Medici, psicologi e operatori sanitari: sono loro ad avere la competenza professionale per affrontare temi così delicati”. Ed infatti così è stato prima di arrivare alla determina. È stato ottenuto il parere positivo all’utilizzo dal Comitato nazionale di bioetica (dove esiste una nutrita componente cattolica, si legge ancora) con la firma di medici, genetisti, giuristi e filosofi cristiani come Bruno Dallapiccola del Bambin Gesù di Roma, Francesco D’Agostino, presidente dei Giuristi Cattolici, Lucio Romano, ex presidente di Scienza & Vita, Lucetta Scarrafia, all’epoca editorialista dell’Osservatore Romano, Mariapia Garavaglia, ex ministro della Sanità, i filosofi Laura Palazzani e Antonio Da Re e l’economista Massimo Sargiacomo. Con un solo parere contrario, quello di Assuntina Morresi, docente di Chimica-Fisica.

Il Cnb parla di «eticità dell’uso del farmaco triptorelina» quando «il trattamento sia limitato a casi ove gli altri interventi psichiatrici e psicoterapeutici siano risultati inefficaci». Che è esattamente quanto richiesto dai presidenti della Società Italiana di Endocrinologia, Paolo Vitti, della Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità, Alberto Ferlin, della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Stefano Cianfarani e dell’Osservatorio Nazionale sull’Identità di Genere, Paolo Valerio, firmatari della richiesta ad Aifa di inserimento della Triptorelina nell’elenco istituito ai sensi della legge n.648/96.

Ed ancora, Alessandra D. Fisher, afferente alla Sod di Medicina della Sessualità e Andrologia (coordinata da Mario Maggi), dichiara: “Numerose evidenze scientifiche mostrano come la sospensione della pubertà indotta dalla Triptorelina in casi selezionati e attentamente seguiti di adolescenti con Disforia di Genere sia in grado di ridurre in modo significativo i problemi comportamentali ed emotivi e il rischio suicidario, nonché di migliorare il funzionamento psicologico generale”.

Francesco Lombardo, afferente al Dipartimento di Fisiopatologia Medica, Università di Roma “La Sapienza” (coordinata da Andrea Lenzi), aggiunge: “L’estensione della prescrivibilità della Triptorelina da parte di Aifa rappresenta un atto con fondamentale valenza medica, psicologica, sociale e deontologica, che rende possibile ai professionisti dedicati all’argomento di aderire alle linee guida internazionali, nonché alla pratica clinica della maggior parte delle nazioni occidentali”.

Le Associazioni lgbti+ – prosegue il comunicato – che vivono in prima linea varie richieste da parte di genitori di adolescenti con variabilità di genere che non trovano supporto e informazioni presso le strutture sanitarie, non solo condannano la mozione approvata nella Regione Fvg, che se recepita dal Governo creerebbe un’ulteriore vuoto legislativo a danno delle persone trans, ma al contrario auspicano una maggiore formazione di tutte le strutture sanitarie regionali sulle tematiche legate alla variabilità di genere per i minori, inclusa la possibilità di somministrare i bloccanti ipofisari, in modo da poter supportare le famiglie con risposte pronte e professionali. ”Inoltre condanniamo la mozione deliberata in Fvg perché non supportata da argomentazioni scientifiche, al contrario della delibera all’uso della Triptorelina da parte di Aifa, ma solo da motivazioni ideologiche, che, considerando la delicatezza della tematica, rischiano di creare danni alle persone trans e alle loro famiglie”.

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