Primorski chiama l’Europa

18 Aprile 2013

TRIESTE. L’Unione europea tutela le specificità locali e i diritti delle minoranze. Tra questi c’è anche il diritto dei cittadini a venire informati nella loro lingua madre: anche al Primorski dnevnik siano perciò dati i mezzi e i contributi necessari a continuare la sua “missione” culturale e linguistica tra gli sloveni del Friuli Venezia Giulia.

È quanto emerge dagli incontri avuti a Bruxelles dall’Assostampa del Friuli Venezia Giulia. Una delegazione del sindacato regionale dei giornalisti, della quale faceva parte anche il comitato di redazione del Primorski dnevnik, ha fatto visita alla Commissione europea e al Parlamento europeo. Al centro dei colloqui, anche con alcuni europarlamentari italiani e sloveni, proprio la crisi del quotidiano fondato a Trieste nel 1945, costretto a combattere quotidianamente contro i tagli dei finanziamenti pubblici, che stanno minacciando la sopravvivenza del giornale. Come noto questi contributi sono rimasti per decenni invariati (mentre i costi «fisiologici» aumentano di anno in anno…), poi ridotti e infine bloccati a causa di un procedimento amministrativo. La società editrice del giornale (DZP-PRAE srl, controllata da una cooperativa di circa 2.500 soci) si è vista costretta a ricorrere ai contratti di solidarietà che stanno mettendo a dura prova i 17 giornalisti del Primorski dnevnik. L’orario di lavoro è stato infatti ridotto drasticamente. Il quotidiano viene «creato» da 8-10 giornalisti (gli stessi giornalisti gestiscono anche il sito internet www.primorski.eu). La foliazione è stata ridotta (oggi oscilla tra le 16 e le 24 pagine), il lavoro festivo è stato abolito.

I rappresentanti delle istituzioni europee hanno mostrato grande disponibilità ad approfondire i problemi del Primorski dnevnik. Lo staff della commissaria e vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding ha inoltre anticipato che a settembre la commissaria farà visita a Trieste per incontrare i cittadini e ascoltare i loro suggerimenti e problemi. La scelta di Trieste non è stata casuale, vista la realtà multilingue e multiculturale che la caratterizza. Una realtà che senza il Primorski dnevnik sarebbe inevitabilmente più povera.

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