“Pordenone sacrificata dal renzismo” dice Cecotti

15 Aprile 2018

UDINE. Il candidato del Patto per l’Autonomia alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia Sergio Cecotti domani, lunedì 16 aprile, alle 14.30, sarà a Pordenone nella sede di Confcommercio – Ascom per un incontro con la dirigenza. Alle 17, a Udine, nella Sala Economia della Camera di Commercio, incontrerà il presidente dell’ente camerale, Giovanni Da Pozzo, assieme ai rappresentanti camerali e delle categorie economiche, nell’ambito della serie di incontri con gli aspiranti governatori del Friuli-Venezia Giulia organizzati dalla Camera di Commercio. La sera, alle 20.30, all’Albergo Ristorante Alle Crosere di Fagagna, presenterà il programma del Patto per l’Autonomia per la Regione assieme a Massimo Moretuzzo, segretario del Patto e candidato al Consiglio regionale.

Il giorno successivo, martedì 17 aprile, alle 20.45, a Gorizia, nella Sala Dora Bassi, Cecotti parteciperà alla presentazione del Patto per l’Autonomia assieme ai candidati al Consiglio regionale della circoscrizione di Gorizia: Michele Calligaris, Paola Boscarol, Fabio Marussi, Tiziana Tellini e Fabrizio Mascarin.

Cecotti e Moretuzzo

Da ricordare che sabato scorso Cecotti ha presentato il Patto e i suoi candidati a Pordenone nel corso di un incontro che si è svolto nell’ex convento di San Francesco. La città di Pordenone – ha detto tra l’altro, senza mezzi termini – e il suo territorio sono stati sacrificati sull’altare del “renzismo”. Il candidato alla Presidenza della Regione ha puntato il dito contro la Giunta regionale uscente. «Nei fatti, il Pordenonese è stato il territorio maggiormente penalizzato negli ultimi cinque anni. Non per un disegno più o meno lucido, ma perché – ha spiegato – Pordenone è stata usata come cavia delle leggi “renzianissime”: soppressione delle Province, accorpamenti arbitrari di Camere di Commercio, “razionalizzazioni” di servizi… Così facendo, il PD renziano ha destabilizzato il non facile equilibrio tra le componenti territoriali della nostra regione. Come è possibile che la Giunta regionale uscente non abbia aperto un contenzioso con il Governo in difesa della Camera di Commercio di Pordenone, la più efficiente della regione e una delle più efficienti d’Italia? Contrastare l’accorpamento delle CCIAA è un interesse dell’intero Friuli-Venezia Giulia. La prossima legislatura regionale – ha affermato Cecotti – dovrà impegnarsi per ricostruire un equilibrio condiviso tra le componenti territoriali del Friuli-Venezia Giulia, in modo che ciascuna di esse si senta a pieno titolo elemento fondante della Regione Autonoma».

Ma Cecotti non ha risparmiato neppure l’amministrazione precedente a quella targata Serracchiani. «Quelli del centrodestra hanno governato 5 anni con Tondo, sono stati gli anni della stagnazione. E non andrà meglio con i loro “eredi”, leve giovani e più inesperte che si candidano alla guida della Regione». E ancora: «Dal renzismo, come sinonimo di presunta efficienza, il paradigma è cambiato. L’efficienza è data dal fatto che la società è ben organizzata in tutti i suoi livelli, in tutte le sue reti e sul territorio. Per far questo, c’è bisogno dell’autonomia: non come slogan o una mera scritta sulla carta, ma esercitata, lucida e pensata. Negli ultimi dieci anni nessuno di quelli che hanno guidato la Giunta regionale ha pensato di immaginare un futuro, un modello, un sistema economico, un sistema di relazioni. Noi vogliamo essere questo cambio di paradigma. La nostra regione non si merita di essere classificata dall’Unione Europea “in contrazione”, non si merita la sanità che ha. Secondo lo studio CREA – ha chiarito Cecotti –, la sanità del Friuli-Venezia Giulia, che tre anni fa era la seconda in Italia per qualità ed efficienza, adesso è al ventesimo posto su 21, molto indietro rispetto a Regioni come la Calabria o la Basilicata. Non possiamo accettare questa situazione. Siamo a un momento storico. Dobbiamo decidere se questo territorio si salva o no. C’è ancora una possibilità, ma tre legislature catastrofiche di fila non le possiamo sostenere. Noi siamo l’unico voto utile», ha concluso.

I candidati del Patto per l’Autonomia al Consiglio regionale della circoscrizione di Pordenone sono Tullio Avoledo, Giampaolo Bidoli, Arianna Casagrande, Nelvia Giacomin, Valerio Delle Fratte, Luigina Lorenzini, Francesco Francescut, Alido Gerussi, Monia Montechiarini, Enrico Poniz, Sante Sartor e Osvaldo Tramontin.

I candidati di Pordenone

La presentazione dei candidati e delle loro proposte è stata introdotta dal segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo. «Ci siamo presentati alle Politiche e ora corriamo per le Regionali. Siamo all’inizio di un percorso che parte dal basso, dall’iniziativa di un gruppo di cittadini e amministratori locali convinti della necessità di un impegno diretto in favore del territorio e delle comunità nell’effettivo esercizio e rivendicazione di autonomia, di autogoverno delle comunità del Friuli-Venezia Giulia. Siamo contenti di partire da Pordenone con la presentazione dei nostri candidati, perché il nostro movimento è un movimento regionale che vuole ricostruire un patto tra i territori di questa regione. Il tema dell’autonomia non è friulano-centrico – ha ricordato Moretuzzo –. Crediamo sia importante mettere insieme le tante anime, le tante identità, le tante appartenenze, le tante differenze linguistiche e culturali di questa regione, che sono un valore aggiunto del nostro territorio. Abbiamo uno strumento importante per valorizzare queste diversità che è la specialità regionale e che oggi è messa in discussione, pensiamo solo all’ipotesi di macroregione triveneta di cui sempre più spesso si parla e per la quale sono state depositate diverse proposte di legge in Parlamento».

Il rilancio della specialità «passa attraverso un’idea di economia e di lavoro, che sta alla base della vita della nostra comunità – ha detto Moretuzzo –. Preso atto della critica situazione economica regionale, diventa necessario un piano straordinario di investimenti e di creazione di nuovi posti di lavoro finanziato attraverso il recupero di una parte dei 7 miliardi di euro sottratti alla Regione dallo Stato con gli accordi Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan. Investimenti in termini di manutenzione del territorio, sicurezza degli edifici, sostegno agli investimenti dei privati cittadini per riqualificare il patrimonio architettonico urbanistico dei nostri paesi».

Punti chiave del programma del Patto per l’Autonomia sono poi la rivendicazione di nuove competenze per la Regione, per esempio nel settore dell’istruzione; l’impegno per riportare la sanità regionale ai livelli di eccellenza del passato attraverso la riorganizzazione delle aziende e del rapporto tra ospedali e territorio e 1.000 assunzioni per ridurre le liste di attesa; l’attenzione all’ambiente e ai beni comuni, in particolare all’acqua e all’energia. Il Patto per l’Autonomia rivendica una moratoria sulla realizzazione di nuove centraline idroelettriche, che «rischiano di impoverire il paesaggio e di produrre scarsi benefici a fronte di impatti ambientali importanti» e pensa alla costituzione di una società pubblica regionale per la produzione dell’energia elettrica, «per far sì che i profitti generati dalla produzione di energia rimangono sul territorio e non finiscano ad arricchire società extraregionali. Tutto questo – ha concluso Moretuzzo – si inserisce in un quadro necessario di riorganizzazione del sistema degli enti locali, in primis l’istituto regionale».

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