Pellegrino: politiche agricole coerenti col cambio del clima

23 Giugno 2017

ROMA. “La scelta politica di dimezzare per 15 giorni il deflusso minimo vitale del Tagliamento dall’impianto di Ospedaletto, disposto con decreto della Presidenza della Regione, si dimostrerà molto pesante per l’ecosistema fluviale, già sottoposto al fortissimo stress idrico causato dalle anomalie climatiche. Senza voler sminuire la gravità dell’emergenza affrontata con questo provvedimento, si deve tuttavia osservare che ancora una volta si manifesta, in Regione come nel resto del Paese, l’incomunicabilità tra le politiche del settore agricolo e quelle a protezione delle risorse idriche, nell’ambito di un’unica programmazione che prenda atto del cambiamento climatico e dei suoi impatti sul territorio e sull’ambiente”.

Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino (Sinistra Italiana – Possibile) vicepresidente della Commissione ambiente alla Camera dei deputati. “Sulla carta, e con riferimento alle indicazioni europee, sta scritta a chiare lettere la necessità di una comune gestione che renda compatibili le necessità dell’irrigazione e della fornitura d’acqua al settore zootecnico con la salvaguardia dei corpi idrici superficiali e sotterranei. Gli strumenti, per affrontare le criticità che di stagione in stagione si fanno più pesanti da affrontare, sono disponibili: basta leggersi gli Elementi per una Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Troviamo scritto, tra le mille altre indicazioni, questo: L’introduzione di pratiche per migliorare la gestione efficiente dell’acqua e del suolo al fine di evitare ripercussioni sulle produzioni delle colture agricole è un’azione identificata come prioritaria, insieme alla sostituzione delle colture o varietà in relazione alle caratteristiche ambientali specifiche dei siti e riduzione di cultivar che necessitano di enorme richiesta idrica, tra le quali il mais”.

Conclude Pellegrino: “Si continua a ignorare che servono con urgenza politiche agronomiche sostenibili, che ci sono coltivazioni esageratamente idro-esigenti che vanno sostituite con altre più adattabili, suoli degradati che richiedono misure importanti di miglioramento, gestioni delle aree fluviali che vanno completamente reimpostate. Dei singoli temi si discute su tavoli rigorosamente separati, mettendosi le medaglie, scegliendo gli interlocutori e mai riunendo tutti i portatori di interesse attorno all’unica questione, cioè che siamo diventati, per causa nostra, estremamente vulnerabili”.

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