L’industria per diventare 4.0 richiede interventi sul lavoro

21 febbraio 2018

MONFALCONE. Sui quotidiani non mancano le pagine dedicate all’economia locale, con notizie e statistiche dedicate alla produzione industriale, all’innovazione, all’indotto, al rapporto tra mercato del lavoro e formazione, all’importanza di sostenere il settore manifatturiero e così via passando attraverso i commenti degli imprenditori. In mezzo alle numerose rassicurazioni sullo sviluppo della produzione collegata all’automobile, l’informazione sulla chiusura dello stabilimento Eaton di Monfalcone: che produceva valvole per tutti i marchi automobilistici.

“Una vicenda – dichiara la deputata Serena Pellegrino (LEU–Sinistra Italiana) – che devasta la vita di almeno 200 persone, rimaste senza lavoro da un giorno all’altro, duramente coinvolte nel sistema del Jobs Act, proprio quello citato, alcuni giorni fa, dalla presidente di Confindustria di Udine a proposito delle politiche in materia economica di questi anni, giudicate positive e da non depotenziare per motivi ideologici, soltanto adattate e rese più efficaci. Non è una valutazione proponibile: una Industria 4.0 richiede un Lavoro 4.0, ripensato integralmente, soprattutto stando alla larga dal vecchio paradigma entro il quale il lavoro è mera variabile indipendente e il lavoratore non è considerato una persona ma un numero nella colonna del capitale umano”.

“La classe imprenditoriale italiana continua a schivare una serie di responsabilità che invece sono affiancate a quelle delle Istituzioni. Vorremmo si leggesse e si parlasse maggiormente del ruolo dell’imprenditoria italiana, ad esempio valutando quanti sono i tavoli di lavoro aperti, le cause di ognuno, la durata della gestione dei vari casi, il numero dei lavoratori coinvolti e quali soluzioni sono state trovate, quanti lavoratori sono stati reimpiegati e dove, unitamente agli effetti prodotti dall’impiego delle risorse pubbliche e quali provvedimenti le Istituzioni hanno assunto verso quelle aziende che non hanno correttamente utilizzato quelle risorse”.

Conclude Serena Pellegrino: ”Se in altri Paesi gli aiuti sono vincolati all’occupazione e da regole precise, da noi non sono vincolati a nulla, nessuno chiede conto del piano industriale non rispettato. Con le conseguenze e le contraddizioni che tutti vedono, incluso ad esempio il fenomeno del diverso epilogo delle vertenze negli stabilimenti Ideal-Standard”.

Il coordinatore di LEU-Sinistra Italiana di Pordenone, Michele Ciol, dal canto suo sottolinea: “Quando sulla questione lavoro e occupazione si raccomanda di evitare le ideologie e si invita a basare il proprio giudizio solo sui dati di fatto e sui numeri, si enfatizza in maniera spudoratamente ideologica l’attuale assetto delle politiche in materia. Perché i numeri dicono altro: come si fa, calcolatrice in mano, ad affermare che l’occupazione è aumentata se il numero delle ore lavorate diminuisce, la produzione industriale registra una contrazione ed è matematico che si verifichi una riduzione di occupati e quindi di reddito? Come si può trascurare il fatto che la ‘precarizzazione’ dei rapporti di lavoro si intreccia con un recupero ‘drogato’ dell’occupazione svolto dagli incentivi, prima fra tutti quelli a sostegno del lavoro a tutele crescenti? Perché omettere di evidenziare che gli ammortizzatori sociali non coprono più chi è in difficoltà, incoraggiando i licenziamenti?”.

“Evidenti le ipocrisie in circolazione: si sostiene che il mercato si regola da sé e nello stesso tempo si invocano risorse pubbliche e si propugna una legislazione rivolta principalmente a ridurre diritti, favorendo tra l’altro appalti che hanno solo lo scopo di aggirare i contratti di lavoro e diminuire costi. E’ ideologico o semplicemente realistico prendere atto della crisi, delle crescenti disuguaglianze e marginalità sociali, del caro prezzo pagato da tutti i cittadini per le anti-ideologiche politiche economiche di questo Governo?”.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!