Donne: “Ancora è questione su cui discutere, intervenire”

8 Marzo 2019

UDINE. L’8 marzo, data scelta per celebrare la “giornata internazionale della donna”, offre l’opportunità di riflettere sulle discriminazioni e le violenze di cui le donne sono ancora oggetto in molte parti del mondo. «L’istituzione di questa giornata risale ad oltre un secolo fa, negli Stati Uniti d’America, rinsaldata poi dall’inizio della rivoluzione russa, ad opera delle donne che manifestarono l’8 marzo chiedendo “pane e pace”. Una germinazione di tipo politico quindi – osserva Rossella Malisan, vicesegretaria del Patto per l’Autonomia –: le donne richiedevano il diritto di voto e di porre attenzione alla “questione femminile”, ovvero il ruolo della donna nella società.

Rossella Malisan

Già perché quella delle donne è ancora “una questione” su cui discutere, interrogarsi, intervenire. E pare più che mai attuale in questo particolare periodo storico, in cui i legittimi diritti delle donne, che si davano per acquisiti, sono sempre più spesso messi sotto attacco. Eppure gli Stati dove l’economia e il benessere sociale sono migliori sono proprio quelli dove le donne e gli uomini hanno parità di accesso e trattamento in ogni ambito della società. I Paesi del nord Europa, per esempio, dove da oltre un secolo vige una cultura di parità dei diritti e doveri che ha permesso di costruire Stati dalle politiche attente allo sviluppo sia economico che sociale. Nei loro territori, gli interventi attuati a favore della conciliazione della vita privata con quella lavorativa, hanno permesso una forte presenza delle donne nel mondo del lavoro e un conseguente maggiore sviluppo economico della società.

Il nostro Paese, invece, secondo l’European Trade Union Institute, con un divario occupazionale di genere attorno al 20% si trova al penultimo posto nell’Unione Europea. È di poco tempo fa la relazione dell’Istituto nazionale del Lavoro che ha evidenziato come nel 2016 circa 30 mila donne hanno rinunciato al proprio impiego dopo una gravidanza. Nelle dichiarazioni delle donne, la mancanza di servizi pubblici a supporto della gestione dei figli, e la seguente difficoltà nel conciliare il lavoro e la famiglia porta alla decisione di abbandonare il proprio impiego. Una società che vuol crescere dovrebbe puntare a ridurre gli ostacoli che impediscono la realizzazione di piena parità nel trattamento sociale ed economico dei due generi. A partire dalla cultura, che troppo spesso anche nel nostro Paese lascia in capo alle donne le responsabilità di cura dei familiari, dando per scontato che le donne debbano impegnare il loro tempo sia sul lavoro professionale che nel lavoro familiare. Questa situazione ha risvolti ancora più pesanti se si tiene conto della disparità di trattamento tra le lavoratrici con contratto di lavoro dipendente e le lavoratrici autonome, che si trovano in situazioni ancor più deficitarie avendo a loro carico anche gli oneri economici del loro mancato lavoro».

Anche per questo, «la questione femminile, non è solo un problema delle donne. Poter mettere in campo servizi di supporto, permetterebbe alle donne di partecipare alla redditività del paese, producendo imposte e contributi assistenziali a loro garanzia di un futuro economicamente autonomo. Dove le donne non hanno questa possibilità, si vedono costrette a compiere scelte diverse, che impattano fortemente sulla società. La nostra regione, dai dati statistici 2017 riportati, ha una popolazione in forte calo. La fascia di età dai 40 ai 50 anni è composta da 20 mila persone per ogni annualità, mentre la fascia di età che va dai 6 ai 20 anni vede meno diecimila persone presenti per ogni annualità. La metà. E i grafici del trend demografico mostrano un ulteriore calo. Entro un ventennio non ci saranno più lavoratori giovani a sostenere economicamente chi li ha preceduti. Se vogliamo fermare questo andamento dobbiamo intervenire con azioni concrete a favore della conciliazione della vita lavorativa e quella familiare, fornendo servizi sempre più ampi.

Prendendo esempio da chi ha già sviluppato azioni interessanti si dovrebbero mettere in campo interventi di supporto alla gestione delle dinamiche familiari, come congedi parentali più ampi, congedi di paternità, giorni dedicati all’assistenza familiare, ma soprattutto servizi di supporto alla famiglia, quali asili, doposcuola e forme di assistenza integrata agli anziani. In un futuro dove il lavoro terziario sarà la parte importante di impiego, puntare sulla qualità della vita è essenziale. Parimenti è necessario promuovere azioni a favore di una cultura di parità, altrimenti difficilmente si riusciranno a scardinare le prassi che ancora penalizzano il mondo femminile».

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