Chi ricorda a Udine il campo profughi di via Pradamano?

23 dicembre 2013

UDINE. Anche quest’anno si è celebrato a Udine il Natale dell’esule il 15 dicembre. C’è stata la celebrazione religiosa di monsignor Ottavio Bonfio, nell’Oratorio della Purità, accompagnato dall’Aquileiensis Chorus, diretto dal maestro Ferdinando Dogareschi. E’ seguito il pranzo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), al ristorante Hotel Astoria Italia. Poi si è tenuto un breve intrattenimento teatrale in dialetto istriano e dalmata, con la compagnia di Gianfranco Saletta, che ha messo in scena “Xe più giorni che luganighe”. E’ uno spettacolo sulla gastronomia del Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

Il coro del campo profughi di Udine

Il coro del campo profughi di Udine

Tra gli esuli si è parlato anche dei campi profughi, oltre che dell’esodo istriano. Nel Centro di Smistamento Profughi di via Pradamano, attivo dal 1947 al 1960, passarono oltre cento mila persone in fuga dalle violenze titine, dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi che i preti dell’esodo celebravano la messa dentro il Campo Profughi. Erano figure come don Mario Stefani, don Luigi Polano, don Elio Comuzzo, don Abramo Freschi e don Leandro Comelli. Nella Cappella del Campo Profughi di via Pradamano c’erano le funzioni religiose con canti delle donne di Pola, della gente di Fiume e di Zara. Organista e direttore del coro era Angelo Larice (1913-1992). C’era persino il coro per le celebrazioni liturgiche del Campo Profughi e, nell’archivio parrocchiale di San Pio X, si è trovata una vecchia fotografia, del 1959, che ritrae i coristi. Negli ultimi decenni del Novecento altri preti sono stati molto vicini al mondo degli esuli riparati a Udine. Si tratta di don Giulio Vidulich e don Giovanni Nicolich.

Anche don Tarcisio Bordignon, parroco di San Pio X, ricorda alcuni di questi profughi con piacere. “Gente brava che si dava da fare – dice – e non stava con le mani in mano”. Devoti alla “ciesa” e grandi lavoratori, fino alla fine dei loro giorni. Per qualcuno che è morto, don Tarcisio ha dovuto celebrarne con affetto il funerale. In città chi si ricorda di questo popolo dell’esodo?

La risposta è di quelle che piace a don Tarcisio, perché una scuola di Udine si è ricordata dei primi bombardamenti subiti da Zara nel novembre 1943. Lo scorso 15 novembre, infatti, c’è stata l’Anteprima del Laboratorio di Storia dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Bonaldo Stringher”. L’incontro si svolto nella sala del Museo Etnografico del Friuli, in via Grazzano a Udine. “Abbiamo deciso di dedicare tale appuntamento al 70° anniversario dei bombardamenti su Zara – ha detto Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico dello Stringher – per mantenere la memoria di tali eventi storici”. Il 2 novembre 1943 ha avuto inizio, infatti, il primo dei 54 bombardamenti angloamericani sulla città dalmata, allora appartenente al Regno d’Italia. Per le distruzioni subite è stata definita la “Dresda dell’Adriatico”.

Per tale occasione c’è stato come testimone d’eccezione l’ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara e presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia. Cattalini ha raccontato, in modo toccante, i ricordi personali di quelle terribili giornate. “Il primo bombardamento – ha detto – ha provocato 163 morti e 270 feriti, oltre a decine di case distrutte o danneggiate; molte persone stavano riparate in un rifugio para-schegge… che impressione, ho visto intere famiglie morte bruciate”.

All’evento nel Museo Etnografico erano presenti pure l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola e vice presidente dell’ANVGD di Udine e il dottor Giorgio Gorlato, esule da Degnano d’Istria. L’anteprima è proseguita a cura dei professori della scuola, con l’illustrazione del progetto “Il ‘900 in Friuli Venezia Giulia”, che gode del contributo della Fondazione Crup.

Altre iniziative del Laboratorio di Storia sono state predisposte a cura del referente, il professor Giancarlo Martina, come previsto per il giorno 8 febbraio 2014, in occasione del Giorno del Ricordo, in riferimento all’esodo istriano dalmata e su altri fatti vicini alla seconda guerra mondiale, come la Resistenza e la nascita della Costituzione.

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