Theda Bara, donna vampira Premio Mitry a Libbey e Abel

5 Ottobre 2017

Theda Bara

PORDENONE. Tratto da un poema di Rudyard Kipling e prendendone l’incipit “A fool there was” (C’era uno sciocco…) come titolo, nasce nel 1915 il filone della vampira. C’erano già stati prima, a dire il vero, due adattamenti cinematografici, ma è con questo film e soprattutto con la sua interprete, Theda Bara, un’attrice fino a quel momento sconosciuta, che il genere decolla. Predestinata sin dal nome d’arte (Theda Bara è l’anagramma di arab death) a interpretare donne fatali, la vampira del film più che un essere assetato di sangue è una donna “che di nulla si cura” e che sfrutta la propria sessualità per conquistare rango sociale e ricchezza portando alla rovina la sua preda, un importante diplomatico la cui moglie aveva fatto uno sgarbo alla “vampira”. La copia di A fool there was proiettata alle Giornate di Pordenone venerdì 6 ottobre al Teatro Verdi alle 20.30, proviene dal Museo di Arte Moderna di New York e si avvale di una nuova partitura per quintetto composta e diretta da Philip Carli.

Il secondo film della serata, Mania, il calvario di un’anima, 1918, regia Eugen Illés, (ore 22.30, Teatro Verdi) chiude l’omaggio a Pola Negri. Nella filmografia ufficiale tracciata da lei stessa nelle sue memorie, l’attrice non fa riferimento ai film girati in Polonia, antecedenti al periodo tedesco di Reinhardt e Lubitsch. Eppure Mania è un film notevole che esalta la singolare bellezza e il magnetismo di Pola Negri e che ha tra i punti di forza la scenografia di Paul Leni, destinato a diventare una delle figure più importanti dell’espressionismo tedesco.

Pola Negri

Per la sezione “Il pericolo rosso”, alle ore 16, sempre al Teatro Verdi, viene proiettato The World and its Woman, Un idillio nella tempesta, del 1919, di Frank Lloyd, interpretato dalla più famosa cantante lirica dell’epoca, Geraldine Farrar, che per questo film ricevette un compenso stratosferico. Grande artista, ma anche grande imprenditrice di sé stessa, la Farrar interpretò, tra una stagione lirica e l’altra, una quindicina di film, due con Cecil B. DeMille, e fu anche al centro delle cronache per una lunga relazione con Toscanini e una chiacchierata amicizia con Caruso. In The World and its Woman, sfarzosa produzione della Goldwyn ferocemente antibolscevica, la Farrar dà anche dimostrazione di lottatrice nella pirotecnica zuffa finale con la cattiva di turno.

Meritano una segnalazione, alle 14.30, Thora Van Deken di John W.Brunius che sa adattare cinematograficamente, grazie a tecniche di ripresa e di montaggio eccellenti, il romanzo breve Cappuccetto Rosso del Nobel danese Henrik Pontoppidan. E alle 10.30, Dawn, L’alba, del 1928, con la regia di Herbert Wilcox che fu opera molto controversa negli anni ’20 perché, raccontando un episodio di crudeltà bellica, la fucilazione di un’infermiera britannica da parte dei tedeschi nella prima guerra mondiale, metteva in crisi il processo di riappacificazione tra le due potenze.

Il premio internazionale Jean Mitry, assegnato annualmente nell’ambito delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone a personalità e istituzioni che si siano distinte nell’opera di recupero e valorizzazione del patrimonio cinematografico muto, va quest’anno agli americani Richard Abel e John Libbey. Istituito dalla Provincia di Pordenone nel 1986 e dal 1989 dedicato alla memoria dello storico, teorico e regista cinematografico francese Jean Mitry, primo presidente onorario delle Giornate, a partire da quest’anno il Premio è sostenuto dalla Fondazione Friuli e a consegnarlo sarà il suo nuovo presidente Giuseppe Morandini. La cerimonia di consegna avrà luogo al Teatro Verdi di Pordenone venerdì 6 ottobre alle ore 20.30.

Richard Abel è uno fra i maggiori studiosi sul cinema muto a livello mondiale e ha spesso collaborato ai programmi delle Giornate del Cinema Muto curando diverse rassegne. Tre dei suoi libri sul cinema francese, fra cui French Cinema: The First Wave, 1915-1929 (1984; seconda edizione, 1987), hanno ricevuto dei premi e nel corso degli ultimi due decenni ha pubblicato tre fondamentali volumi sulle origini del cinema americano, l’ultimo dei quali nel 2015, Menus for Movieland: Newspapers and the Emergence of American Film Culture, 1913-1916. Abel è stato inoltre direttore editoriale dell’Encyclopedia of Early Cinema (2005; seconda edizione, 2010), anch’essa vincitrice di premi, e ha editato due collezioni di saggi: The Sounds of Early Cinema (2001) e Early Cinema and the “National” (2008). Un’enorme quantità di saggi a sua firma sono apparsi su libri e riviste specializzate. Dopo avere insegnato alla Drake University (Des Moines, Iowa), dove ha organizzato una decina di festival di cinema, contribuito alla fondazione di uno dei primi programmi di laurea negli Stati Uniti, e aver ricoperto la carica di direttore dell’Institute for the Humanities, Richard Abel è stato nominato nel 2002 quale Robert Altman Collegiate Professor of Film nello Screen Arts and Cultures Department alla University of Michigan ad Ann Arbor, che ha presieduto per quattro anni. “In congedo a tempo indeterminato”, dal 2013 Richard Abel è Professor Emeritus of International Cinema and Media. Continua nel frattempo a fare ricerche e a scrivere saggi di cinema.

John Libbey è fondatore e proprietario della casa editrice omonima, creata nel 1979. Dopo gli esordi con pubblicazioni di libri e riviste di argomento scientifico e medico, il catalogo della società si è allargato dal 1983 a studi sulle comunicazioni, ricerche sulla televisione, cinema delle origini e di animazione. L’evento di maggiore rilievo nell’attività della casa editrice sulla produzione cinematografica dei primi tempi fu il rilancio del periodico Film History. Sotto la guida dello storico Richard Koszarski, la rivista si è rapidamente imposta quale punto di riferimento essenziale nelle ricerche in questo settore. Fra i libri più importanti pubblicati da John Libbey si segnalano Cartoons: One Hundred Years of Animation Cinema (Cartoons – Cento anni di cinema d’animazione) di Giannalberto Bendazzi, The Man Who Made Movies di Paul Spehr, Picturing Mexico, Hyperanimation, Between Still and Moving Images, Before the Movies di Terry e Deborah Morton, Early Italian Cinema a cura di Giorgio Bertellini (uno dei volumi di maggior successo). Ancora, gli atti dei congressi del Domitor e, più di recente, l’edizione inglese della serie KINtop Studies in Early Cinema. John Libbey ha altresì prodotto diversi titoli sul cinema e il video sperimentale, fra i quali spiccano Rewind Italia, Alternative Projections; Experimental Film and Video Anthology; e Stan Brakhage: Realm Buster, di prossima pubblicazione.

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