Sipario per le Giornate del cinema muto con ancora piccole/grandi gemme

12 Ottobre 2018

PORDENONE. Figlio di un drammaturgo, Raymond Bernard, con il film Miracle des loups inventò il genere dei grandi film storici. Le Joueur d’échecs (Il giocatore di scacchi, 1927) fu la sua seconda realizzazione, ma fu anche un ripiego perché Bernard fu costretto a cedere il passo ad un altro film della sua casa di produzione, il monumentale Napoleon di Abel Gance, che aveva abbondantemente sforato tempi e budget.

Il giocatore di scacchi

Il giocatore di scacchi – in chiusura delle Giornate del Cinema Muto – è una fantasia storica ambientata nella Polonia del Settecento con al centro la figura di un enigmatico barone inventore di automi a grandezza naturale. Il suo capolavoro è un automa abilissimo giocatore di scacchi dentro il quale si nasconde un patriota polacco che vuole lasciare il paese sotto la dominazione russa. Il giocatore di scacchi è uno dei film più spettacolari e sontuosi del decennio con grandi masse nelle scene di battaglia. Le riprese in esterni furono funestate da parecchi incidenti, il più grave quello in cui una carica di cavalleria travolse operatori e attrezzature.

La proiezione del film nella serata finale, sabato 13 ottobre alle 20.30, è particolarmente importante perché recupera anche la partitura musicale originale scritta da Henri Rabaud, che fu una figura di primo piano nell’ambiente francese e internazionale a cavallo tra Ottocento e Novecento, allievo di Massenet, autore egli stesso di opere, compositore e direttore d’orchestra. Sul podio del Teatro Verdi salirà il maestro Mark Fitz-Gerald a dirigere l’Orchestra San Marco di Pordenone.

Il giocatore di scacchi è preceduto da un cortometraggio animato spagnolo di Maria Lorenzo, Impromptu del 2017, “un omaggio alle origini del cinema reso attraverso i suoi dimenticati padri e le sue dimenticate madri”, che si intreccia con cinque temi musicali di Chopin. Per l’evento di chiusura, sempre affollatissimo, è prevista la replica dedicata al pubblico cittadino e regionale, domenica 14 ottobre alle 16. La prevendita è attiva alla biglietteria del Teatro Verdi (16:00–19:00, sabato anche 10:00–12:30); tel 0434-247624 e online su comunalegiuseppeverdi.ticka.it

L’ultimo dei Mohicani

Da non mancare nel pomeriggio di sabato, alle 17.30, l’ultimo film del Canone rivisitato, The Last of the Mohicans (L’ultimo dei Mohicani, 1920) di Maurice Tourneur e Clarence L. Brown. Tourneur, padre di Jacques autore del Bacio della pantera e di memorabili noir, si trasferì in America dalla Francia nel 1914 e ben presto, anche grazie al valore della squadra di collaboratori tecnici che aveva messo assieme, si guadagnò una considerevole reputazione nella fiorente industria cinematografica americana. Particolare venerazione per Tourneur la ebbe il suo aiuto regista Clarence Brown, il futuro regista della Garbo, che firma con lui L’ultimo dei Mohicani perché Tourneur dovette abbandonare il set in seguito a un incidente. Secondo alcune fonti, nel cast del film c’era fra le comparse anche Boris Karloff. Sicura invece è la presenza di un altro “mostro” del cinema, Bela Lugosi, in una versione tedesca concorrente de L’ultimo dei Mohicani.

Si chiude sabato anche la principale retrospettiva di riscoperta di questa edizione delle Giornate, dedicata ai film muti di John M. Stahl. Alle 14.30 si vedrà In Old Kentucky, 1927, l’ultimo film girato dal regista per la MGM e il suo ultimo muto. Tratto da un noto dramma teatrale di Charles T. Dazey, In Old Kentucky si discosta dagli altri film di Stahl, commedie e melodrammi imperniati su un personaggio centrale femminile. Ambientato negli anni successivi alla prima guerra mondiale, culmina nella corsa ippica del Kentucky Derby, che riesce contemporaneamente a risollevare le sorti di una famiglia di allevatori di cavalli andata in rovina e a sanare la psiche, devastata dalla guerra, del figlio ed erede: un’interpretazione intensa di John Murray, accomunato al personaggio da una vita interiore molto travagliata. Un aspetto interessante del film è lo spazio dato agli attori afro-americani, utilizzati per lo più come intermezzo comico ma comunque presentati con simpatia rispetto agli standard spesso infimi all’epoca di tali ruoli.

Old Kentuky

Sempre nel pomeriggio, a partire dalle 16, saranno proiettati una serie di preziosi cortometraggi della Collezione Desmet dell’EYE Filmmuseum di Amsterdam, accomunati da un tema eterno e universalmente riconoscibile: i vicini di casa. Come nella realtà, le esperienze di vicinato sono rappresentate nei loro aspetti irritanti (il chiasso, l’antipatia, il disordine, i conflitti), ma non mancano vicini che vanno d’amore e d’accordo né il classico caso dell’innamoramento per la ragazza della porta accanto.

Le proiezioni del mattino di sabato, dislocate a Cinemazero, partiranno alle 9 con due documentari (sonori). La donna che inventò la diva (IT 1968) è un’intervista realizzata nel 1968 per la Rai da Maria Grazia Giovanelli a Francesca Bertini, la diva del muto italiano per antonomasia. Presentato a Venezia nel 1968, il prezioso documento si è poi visto pochissimo ed è una rarità delle collezioni di Cinemazero, a cui è pervenuto come donazione dell’associazione La Medusa – Premio dei Colli. Robert Vignola, da Trivigno a Hollywood (2018) di Giuliana Muscio e Sara Lorusso ripercorre l’avventura cinematografica del regista italo-americano (il suo Beauty’s Worth è stato presentato nella serata di pre-apertura del festival), partito per l’America dal piccolo paese lucano insieme alla famiglia quando aveva solo tre anni.

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