Partigiani sovietici in Friuli: domani si chiude la mostra

9 Ottobre 2016

pubblico-partigiani-sovieticiUDINE: Si concluderà il 10 ottobre la mostra di fotografie inedite di partigiani garibaldini russi operanti in Italia. L’originale esposizione si tiene a palazzo di Toppo Wassermann, in Via Gemona, tutti i giorni dalle ore 8 alle 20. Questi partigiani hanno combattuto anche in Friuli dall’inizio del 1944. A Forni di Sopra c’era il battaglione Stalin, che operava in Carnia. Un altro battaglione di garibaldini sovietici agiva in Friuli. La rassegna fotografica è stata esposta a Mosca lo scorso maggio e, poi, verrà trasportata in dicembre a Strasburgo, nel Palazzo del Consiglio europeo. È stata organizzata dal Centro Interdipartimentale di ricerca sulla cultura del Friuli (Cirf) dell’Università di Udine, dal Fondo Zurart per il sostegno di iniziative culturali di Mosca e dall’Associazione Umanità dentro la guerra di Udine, dedicata alla figura del partigiano Ferdinando Pascolo “Silla”. Hanno contribuito all’iniziativa l’Associazione partigiani Osoppo Friuli (APO), l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani (Anpi) di Udine, la Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl), col patrocinio del Comune di Udine.

Che ci facevano qui i russi? Erano prigionieri dei nazisti e venivano occupati nelle corvée. Alcuni di loro erano stati costretti ad indossare la divisa tedesca nei reparti dei Cosacchi, avendo Hitler promesso loro “Kosakenland in Nord Italien”. Altri Cosacchi erano convinti alleati dei nazisti, attivi in Carnia nella repressione partigiana. Fuggiti dalla prigionia questi russi e caucasici si dettero alla macchia assieme ai partigiani italiani. È stato calcolato che in Nord Italia furono oltre cinquemila e combatterono con grande coraggio. Cinquecento agirono in Friuli e 98 morirono in battaglia, come Danijl Varfolomeievic Avdeev, il mitico comandante “Daniel”, caduto nell’ottobre 1944. Alcuni di loro ricevettero la medaglia d’oro al valor militare, oppure il titolo di “eroe dell’Unione Sovietica”, come Fedor Poletaev, Fore Mosulishvili e Mehdi Hussein Zade.

mostra-partigiani-sovieticiTra i primi interventi all’inaugurazione c’è stato quello di Ornella Fabbro, di 92 anni. «Mio fratello era partigiano nel battaglione Monte Canin e prima era militare a Venezia; fu preso prigioniero dai tedeschi, che ammazzavano chiunque tentasse di fuggire, ma lui assieme ad altri è riuscito a scappare e a rifugiarsi in un convento, poi ha fatto il partigiano». Paolo Pascolo ha spiegato come è sorta l’Associazione Umanità dentro la guerra. «Mio padre era Ferdinando Pascolo e scrisse un memoriale sulla guerra in Russia e sulla Resistenza in Friuli – ha detto Pascolo – poi morì. Così ho mostrato quel fascicolo alla professoressa Anna Maria Zilli, dirigente scolastico dell’Istituto Stringher di Udine e dei Licei di Gorizia, che aggiunse molte note storiche e nacque così il volume “Che strano ragazzo”, distribuito nelle scuole del Friuli. Fu anche ideatrice del progetto Umanità dentro la guerra, collegato al Sacrario di Redipuglia».

Sia Vittorio Zappalorto, prefetto di Udine, che l’onorevole Pietro Fontanini, presidente della Provincia di Udine, si sono complimentati con l’organizzazione dell’esposizione, perché è un arricchimento storico culturale e una novità per tutti. Furio Honsell, sindaco di Udine, ha evidenziato l’importanza di azioni come queste portate avanti dall’Associazione Umanità dentro la guerra, con fini di conoscenza e di pacificazione. Dino Spangaro, presidente dell’ANPI di Udine ha aggiunto che «le opere esposte rappresentano un evento della Resistenza italiana, di cui poco si sa e meno si parla. Poi spero che finisca il mito del buon cosacco che in realtà era alleato dei nazisti». Ha poi preso la parola Massimo Eccli, curatore dell’esposizione e docente di Italiano nel “Ginnasio 1409” di Mosca da 15 anni. Il ricco programma di interventi prevedeva molte relazioni, tra le quali quella di Guglielmo Cevolin, docente dell’ateneo friulano; Roberto Tirelli, dell’APO; di Provvidenza Delfina Raimondo, presidente dell’Associazione Umanità dentro la guerra e già prefetto di Udine; Mihail Talalaj, storico russo; di Marco Ferrentino, docente in Kazakistan e della già citata prof. Anna Maria Zilli.

Elio Varutti

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