Mostra ed eventi ricordano a Trieste Guido Horn inventore del telescopio a tasselli

4 Marzo 2019

TRIESTE. È l’inventore del “telescopio a tasselli”, un balzo tecnologico in avanti che ha modernizzato l’osservazione astronomica. Guido Horn D’Arturo, astronomo nato nella seconda metà dell’800 a Trieste, è protagonista della mostra “Il telescopio di Guido Horn. L’astronomo triestino che ha progettato il futuro”, che si inaugura il 6 marzo alle 18 nello spazio Trieste Città della Conoscenza, alla Stazione ferroviaria. L’esposizione, gratuita ed aperta a tutti, è realizzata dal Museo Ebraico di Bologna. L’edizione triestina è stata contestualizzata a Trieste, città di origine di Horn, da Inaf-Osservatorio Astronomico di Trieste. Alla mostra ha collaborato anche l’Università di Bologna. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 28 marzo e sarà arricchita da una serie di appuntamenti con il pubblico (conferenze, spettacoli, sessioni di realtà virtuale, ecc.). La mostra è inserita nel programma di eventi proEsof e si sviluppa nell’ambito delle attività Inaf per i 20 anni dalla fondazione.

Estate 1952: Guido Horn d’Arturo con lo specchio a tasselli da 1,80 m. (da Coelum,)

Horn passa i primi anni della sua vita a Trieste, poi studia fra Graz e Vienna. Dopo aver fatto ricerca all’Osservatorio astronomico di Trieste e a quello di Catania, diventa direttore dell’Osservatorio di Bologna. Qui resta per tutta la sua vita, se si eccettua una tragica parentesi di sei anni, quelli delle persecuzioni nazifasciste che lo colpiscono per la sua origine ebraica.

Il suo più grande contributo allo studio degli astri è un nuovo tipo di telescopio, frutto di una geniale intuizione. Lo stratagemma di comporre un mosaico fatto da piccoli specchi tutti uguali ha reso infatti possibile produrre grandissime lenti, superando i limiti di dimensione imposti dall’avere una superficie riflettente unitaria. I telescopi così diventano molto più potenti, e questa tecnica è più che mai fondamentale oggi. Un esempio di telescopio pensato con questo approccio è l’Extremely Large Telescope Elt, dell’Eso (lo European Southern Observatory), un importante strumento internazionale, ancora in costruzione, posizionato nel deserto di Atacama in Cile, con uno specchio di ben 39 metri di diametro.

Proprio per questo motivo all’inaugurazione della mostra interverrà Roberto Gilmozzi, di Eso, principal investigator di Elt, che in un breve intervento racconterà l’attualità dell’idea di Horn e come questa sia cruciale per lo strumento che si sta costruendo. Parleranno anche Vincenza Maugeri, direttrice del Museo Ebraico di Bologna, Simona Cerrato di Sissa Medialab e il direttore di Inaf-Oats, Giovanni Vladilo. Il giorno successivo, il 7 marzo alle 11.30, Gilmozzi terrà una conferenza in inglese di natura tecnica – ma aperta a tutto il pubblico – dedicata a Elt.

Il 13 marzo alle 18 con Fabrizio Bonoli, storico dell’Università di Bologna, si approfondiranno gli aspetti storici della vita di Horn. Il 14 marzo, questa volta “fuori sede” e cioè alla Casa della Musica alle 18.30, ci sarà lo spettacolo La musica dei pianeti, gli astri di Guido Horn D’Arturo, che alternerà musica e letture. Il 20 marzo, sempre alle 18, di nuovo allo spazio Tcc, sarà protagonista la realtà virtuale: il pubblico avrà a disposizione dei visori 3D con i quali potrà esplorare l’osservatorio Elt, immerso nelle montagne cilene. Chiude la serie di appuntamenti una conferenza con Francesca Matteucci, astrofisica dell’Università di Trieste, sull’origine degli elementi chimici partendo da due date importanti: il centennale dalla nascita di Primo Levi, che oltre ad essere un grande scrittore è stato anche un chimico e i 150 dall’ideazione della tavola periodica degli elementi di Mendeleev.

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