La storia del restauro del Castello di Spilimbergo

7 Settembre 2017

Umberto Martina, Ritratto di Marco Ciriani

Giuseppe Torres

SPILIMBERGO. A cura della Fondazione “Ado Furlan”, sabato 9 settembre alle 11 a Palazzo Tadea, nel castello di Spilimbergo, sarà presentato il quaderno GIUSEPPE TORRES – IL RESTAURO DEL CASTELLO DI SPILIMBERGO (1911-1912), a cura di Caterina Furlan e Guido Zucconi, con contributi di Martina Carraro, Riccardo Domenichini e Vittorio Pierini. Il quaderno sarà distribuito gratuitamente a tutti gli intervenuti. Sono previsti gli interventi di: Serena Maffioletti, Coordinatrice scientifica dell’Archivio Progetti, Università Iuav di Venezia; Annalisa Avon, storica dell’architettura e Vittorio Pierini, studio di architettura ‘furlan&pierini’.

Portale interno del salone al pianoterra (Foto Poldelmengo)

Nel febbraio del 1911 l’avvocato spilimberghese Marco Ciriani (1878-1944) affidava all’architetto veneziano Giuseppe Torres (1872-1935) il restauro di un’ala del castello di Spilimbergo, da lui acquistata qualche tempo prima insieme con altre parti dell’allora fatiscente complesso. I lavori, condotti con incredibile celerità e ultimati nell’estate dell’anno successivo, comportarono una radicale trasformazione dell’edificio destinato a residenza dello stesso Ciriani e della moglie, contessa Clara di Spilimbergo. Grazie ai materiali conservati nell’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia, coordinato scientificamente da Serena Maffioletti, è stato possibile non solo ricostruire nel dettaglio la complessa vicenda in cui intervenne la Soprintendenza ai Monumenti con un tentativo di vincolo, ma anche gettare nuova luce sulla figura di Torres che nel corso della sua attività ha cercato di conciliare i richiami alla tradizione con gli stilemi dell’Art Nouveau e una cauta apertura in direzione modernista.

La ricostruzione della facciata nel 1911

Il quaderno, a cura di Caterina Furlan, storica dell’arte, e di Guido Zucconi, professore ordinario di Storia dell’architettura allo Iuav, è arricchito, oltre che dagli apporti dei due curatori, dai contributi di Martina Carraro, ricercatrice della stessa università; Riccardo Domenichini, responsabile dell’Archivio Progetti, e l’architetto pordenonese Vittorio Pierini. A quest’ultimo la Fondazione Ado Furlan, attuale proprietaria dell’edificio che ne ospita la sede, ha affidato l’incarico di procedere a un nuovo restauro, rispettoso dell’intervento di Torres, ma nel contempo funzionale alla trasformazione di parte degli ambienti in una sorta di casa-museo destinata a perpetuare la memoria di Italo Furlan, primo presidente della Fondazione, e di suo padre, lo scultore Ado, che in quella dimora ha trascorso gli ultimi anni di vita e allestito il suo studio, tuttora esistente.

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