La cjantarine crope, ovvero Ionesco ambientato in Friuli

7 Gennaio 2019

PORDENONE. Indizi del teatro che verrà: teatro d’innovazione protagonista a Pordenone grazie alla rassegna Codici Sperimentali, nuova proposta del Coordinamento Operatori Teatrali Pordenone. A gennaio riparte la sezione invernale della rassegna, che sul palco dell’ex convento di San Francesco a Pordenone proporrà fino alla prossima primavera spettacoli strutturati su tre livelli. Uno nazionale, uno locale professionale e l’ultimo sempre locale ma di “start up”, con compagnie ai primi passi ma già promettenti.

Il primo appuntamento del 2019, l’8 gennaio nell’ex convento di San Francesco a Pordenone – ExConvento Live alle 21 è La cjantarine crope, ovvero “controcommedia” basata su La Cantatrice Calva del maestro Éugene Ionesco, tradotta in friulano da Juan Bosniac, edizioni Clape Culturâl Acuilee 1989. Sul palco la Compagnia atTORONI aps (Associazione di Promozione Sociale) di San Daniele.

Eugène Ionesco, drammaturgo e saggista rumeno a lungo operativo a Parigi, è stato uno dei massimi esponenti del teatro dell’assurdo a livello mondiale. L’opera d’esordio, La cantatrice calva (del 1950), ha fatto da battistrada a tutta la sua successiva produzione teatrale, per quel che riguarda linguaggio e atmosfera. La commedia viene tuttora rappresentata in pianta stabile al Teatro de la Huchette di Parigi, ininterrottamente dal 1957, insieme al “dramma comico” La lezione, dello stesso autore. Nella scrittura di Ionesco confluiscono con prepotenza tutti gli eventi che hanno segnato il ventesimo secolo, un’era caratterizzata dalla assurde contraddizioni dell’animo umano, prima fra tutte l’irresistibile pulsione a dichiararsi periodicamente guerra l’un l’altro. Ionesco vive sulla propria pelle entrambe le Guerre Mondiali e alcune fra le più feroci dittature del secolo e queste, in seguito, riemergono nelle sue opere più famose, come Il rinoceronte (1959) e Il re muore (1962), dove l’autore torna ad affrontarle attraverso la sua maschera preferita, il personaggio dell’uomo (non)comune Bérenger.

L’adattamento del testo curato dagli atTORONI si basa sulla traduzione in friulano curata da Juan Bosniac per “Clape Culturâl Acuilee”, ma con alcune sostanziali differenze: per esempio, dove il traduttore mantiene l’ambientazione londinese e i ricchi riferimenti alla cultura popolare britannica, gli atTORONI decidono di declinare tutto al contesto friulano. In seguito alle intense sessioni di discussione sul testo (attività che caratterizza il lavoro del gruppo), ogni riferimento inglese, ogni nome proprio di persona o di luogo e ogni particolarità linguistica, trovano una soddisfacente corrispondenza culturale nel mondo friulano.

La commedia, anzi la “controcommedia”, un atto unico, rappresenta la visita dei signori Martin a casa dei signori Fabris. Nell’arco dell’intera vicenda, ogni singolo spunto di conversazione non riesce a scalfire la superficie dell’argomento trattato: nulla di significativo viene pronunciato né dai Fabris né dai Martin, questi ultimi addirittura si trovano a dover ripercorrere il viaggio fatto assieme per ricordarsi di essere effettivamente marito e moglie. I lampi di “logica” apportati dalla cameriera Marie lasciano intravedere qualche barlume di cambiamento, ma sono ben presto annientati dalla fugace apparizione del Capitano della Protezione Civile, campione di aneddoti e penosamente in cerca di un fuoco da domare…

La scelta del friulano, da parte di questa compagnia di giovanissimi, diventa insieme maschera grottesca e nostalgia di umanità, contemplata quest’ultima, come vuole Ionesco, proprio nella sua perdita o assenza… Una lingua friulana che non è importante capire perfettamente, dice la compagnia: basta (e avanza) il suono, per questo esperimento intelligente di drammaturgia giovanile e contemporanea, che si interroga su che cosa diavolo è il mondo degli uomini, che cos’è la sua koinè insieme familiare e incomprensibile, che cosa sono i suoi valori insieme tradizionali e senza una vera storia condivisa…

La compagnia
Fondatasi ufficialmente come Associazione di promozione sociale, nella primavera del 2018, la compagnia raccoglie un bel numero di giovani che si sono incontrati nell’esperienza del laboratorio teatrale dell’Isis Manzini di San Daniele. Gli atTORONI sono specializzati nelle drammaturgie sperimentali dell’ultimo secolo e si caratterizzano per un metodo di lavoro molto collettivo, guidato dallo stratega formatore e regista Giovanni Folena. Un certo spirito goliardico aleggia nell’atmosfera delle loro produzioni (Bulgakov, Charms, Garcia Lorca i loro ultimi lavori) e nella beffarda autocrudeltà con cui individuano nei cliché italiani e friulani le tracce di un sistema che si autoalimenta a scopo di conservazione, ma che tuttavia è assolutamente necessario a non perdere del tutto un’idea di identità. Perciò, anche se quello che conta è il suono, con una certa ironia provvedono la loro “cjantarine crope” con i sottotitoli italiani dedicati ai D.L.D.A. (Di Là Da l’Aghe).

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