Il voto di una comunità: documento inedito a Casarsa

15 Febbraio 2019

CASARSA. I nomi e cognomi di tutti i capifamiglia di San Giovanni di Casarsa dell’autunno 1917, suddivisi per zona (i borcs, borghi in lingua friulana) del paese in cui risiedevano: è un eccezionale documento storico, nonché testimonianza di fede, il documento che attesta il voto espresso dai sangiovannesi al Divino Cuore di Gesù affinché li proteggesse dall’avanzata austroungarica-tedesca dopo la disfatta di Caporetto tra ottobre e novembre di quell’anno. Un documento che per la prima volta grazie alla collaborazione e alla gentile concessione dell’Archivio della Diocesi di Concordia Pordenone può essere visto nella mostra “Ritorno a casa: Casarsa snodo della Grande guerra” in corso di svolgimento fino al 24 febbraio a Palazzo De Lorenzi Brinis. Sabato 16 febbraio dalle 15 alle 18 e domenica 17 febbraio dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 con ingresso gratuito, accolti dai volontari delle forze combattentistiche che garantiscono l’apertura, si potranno ammirare i reperti del primo conflitto sul territorio casarsese.

Il voto della comunità sangiovannese, custodito in una teca, fu redatto dal parroco di allora monsignor Giacomo Jop il 29 ottobre 1917 con l’approssimarsi delle truppe nemiche. Il paese non subì danni rilevanti (nonostante il passaggio sopra di esso di duemila granate, come ricordato dallo stesso parroco nel suo diario, acquistabile al banco informazioni della stessa mostra) e la comunità mantenne la promessa intronizzando il Divino Cuore di Gesù nelle famiglie nel 1920 e dedicandogli l’altare maggiore del duomo nel 1928.

“Un documento prezioso – ha dichiarato l’assessore alla cultura Fabio Cristante – che ci permette di avere un eccezionale testimonianza delle famiglie storiche di San Giovanni un secolo fa e della loro devozione. Non solo firme di uomini, come si potrebbe pensare, ma anche di coraggiose donne che, essendo i mariti in guerra, guidavano la famiglia in quei periodi così difficili. Questo come gli altri cimeli in mostra ci permette di capire, a un secolo di distanza, come la Grande guerra toccò nel profondo e in maniera diretta le comunità di Casarsa e San Giovanni”.

La mostra, organizzata dall’Assessorato alla Cultura della Città di Casarsa, gode del patrocinio della Fondazione Fs Italiane, il sostegno di Itas assicurazioni, Antiquariato e restauro Cimò e orologeria Loris Mior. Lo stesso Mior è uno dei collezionisti privati che con spirito collaborativo ha messo a disposizione i suoi cimeli insieme a Christian Castellarin e Franco Valvasori. Durante le prime settimane di apertura si è avuto una positiva affluenza nonché è stata visitata dagli studenti delle scuole dell’obbligo locali.

Il percorso espositivo segue il filo conduttore rappresentato dal diario del soldato Francesco Isola, che passò per Casarsa nel suo viaggio di ritorno nell’inverno 1919, dalla prigionia in Germania fino alla sua casa di Spilimbergo. Si possono capire le varie fasi del conflitto e del dopoguerra a casarsa, anche grazie a oggetti in uso dalle truppe, dalle maschere antigas alle divise, oltre a una cima dei dirigibili che a Casarsa avevano un’aerobase e altri interessanti documenti storici.

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