Il diario di Francesco Isola e della “sua” Grande Guerra

21 Febbraio 2019

CASARSA. Trova nel doppio fondo di un cassetto della cucina un vecchio manoscritto e scopre il diario della Grande guerra del proprio nonno: l’eccezionale ritrovamento di Lionella Croattini ha permesso di far luce sul vissuto dello spilimberghese Francesco Isola, le cui memorie sono diventate un libro per Aviani editore. L’opera, intitolata “In guerra e in prigionia” sarà presentata sabato 23 febbraio a Casarsa da Marco Pascoli, direttore del Museo della Grande guerra di Ragogna, il quale dialogherà proprio con la nipote Lionella Croattini.

Appuntamento alle 11 a Palazzo De Lorenzi Brinis di fronte alla stazione ferroviaria dove proprio 100 anni fa, nel suo ritorno a casa, transitò lo stesso Isola: da questo spunto è nata la mostra “Ritorno a casa: Casarsa snodo della Grande guerra” in corso di svolgimento fino al 24 febbraio nello stesso Palazzo De Lorenzi Brinis. Sabato 23 febbraio dalle 15 alle 18 e domenica 24 febbraio dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 con ingresso gratuito, accolti dai volontari delle forze combattentistiche che garantiscono l’apertura, si potranno ammirare i reperti del primo conflitto sul territorio casarsese.

Francesco Isola, classe 1897, faceva parte del 155° reggimento Fanteria brigata Alessandria ed era stato fatto prigioniero sul fronte dell’Isonzo nei pressi di Tolmino. Da lì era stato portato in Germania da dove, a guerra conclusa, aveva fatto ritorno a casa attraverso un lungo percorso attraverso Pistoia. “Due giorni d’impaziente attesa – ricorda il reduce nel suo diario – tanto per subire l’interrogatorio del Tribunale di guerra e poi finalmente 15 giorni di licenza. È il 2 febbraio 1919, corro alla stazione, prendo il primo treno da cui volevano farmi scendere perché era un diretto, ma trovai il modo di nascondermi tra la panca e le valigie di un viaggiatore e raggiunsi Casarsa”. Da lì Isola prese un altro treno, quello sulla linea che saliva fino a Gemona, per raggiungere Spilimbergo e da lì Gradisca, dove abitava la sua famiglia, della quale non sapeva nulla da mesi. Toccante il racconto dell’abbraccio con i famigliari dopo tante sofferenze: “Dopo tanti abbracci, potemmo cominciare a raccontarci la nostra Via Crucis, poiché anche la loro era straziante come la mia”. Isola scomparve nel 1982 e proprio rimettendo a posto la sua abitazione, la nipote fece la straordinaria scoperta del diario scritto a matita.

“Rivivere – ha commentato Fabio Cristante assessore alla cultura di Casarsa – attraverso le parole di Isola la Casarsa di allora e più in generale la situazione friulana del Dopoguerra è stato davvero toccante. Con la mostra, che ha avuto un positivo riscontro di pubblico nonché la visita delle scuole locali all’interno di progetti didattici sulla storia locale, abbiamo voluto fare luce sull’impatto della guerra nella nostra comunità, che dovette affrontare per due volte il passaggio del fronte, dopo Caporetto e dopo Vittorio Veneto e gestire un pesante periodo di ricostruzione dopo la fine delle ostilità”.

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