Foto d’arte e arte digitale

30 Settembre 2017

UDINE. La Galleria Arttime di Udine anche quest’anno è riuscita a organizzare una mostra collettiva dedicata al mondo artistico della fotografia. La rassegna dal titolo “Foto d’arte e arte digitale 2017″ avrà luogo dal 30 settembre al 12 ottobre. Vi partecipano Alexander Heinz, Alessandra Caneva, Enrico Del Rosso, Federica Marin, Ivan Buttazzoni, Renato La Grassa, Riccardo Bandiera e Roberto Pestarino.

Alexander Heinz è nato a Francoforte nel 1980. Dopo gli studi all’Università di Würzburg, dal 2013 lavora con media digitali (progettazione e animazione) e nell’ambito della scultura (acciaio e vetro acrilico), affermandosi come emergente digital artist. Nel primo step del processo creativo, le immagini sono completamente digitali e visualizzate su uno schermo. Come motivo principale può essere utilizzata, ad esempio, una spirale matematica la cui la forma lineare è il punto di partenza per tutte le ulteriori operazioni. La forma suddivide l’area in porzioni più piccole e può essere riprodotta come un motivo in modo frattale o proiettata su superfici spaziali come sfere. Attraverso gli innumerevoli parametri delle varie operazioni, all’artista rimane spazio libero per la scoperta di strutture e forme interessanti ed esteticamente stimolanti. È anche possibile evidenziare selettivamente strutture specifiche dalla colorazione della singola linea o delle superfici così come il contrasto tra di loro. In un secondo step le immagini digitali vengono stampate su carta, tela o vetro rivestito.

Alessandra Caneva è una giovane autrice che tra gli impegnativi rapporti con i codici civili, vista la laurea in scienze politiche, si è innamorata della fotografia ed ha deciso che questa doveva essere un fulcro importante nella sua vita. Una scelta che la porterà a cercare, fin da subito, di approfondire ed ampliare le conoscenze acquisite sul campo, ma da autodidatta, con l’ausilio di aiuti didattici di spessore quali ad esempio l’iscrizione ad alcuni Corsi Fotografici presso la facoltà di Architettura di Genova. La sua è una passione crescente che la vede impegnata a cimentarsi in molti generi fotografici nei quali però, ad una attenta analisi, pur nella diversità di approccio, si evidenzia la ricerca di una propria cifra stilistica. Un affrontare i vari temi, anche quelli di tipo documentale, cercando un modo personale di rapportarsi con il soggetto per valorizzarlo appieno. Una rappresentazione che, come nel caso dei “Pilastri della terra” e degli altri progetti, in cui l’architettura è tema dominante, attraverso la scelta compositiva e il tono cromatico ne esalta regalità e magnificenza. La sua è una ricerca di armonie compositive che tiene conto di quella che da sempre è definita buona fotografia, con attenzione formale ed espositiva, ma che si accresce anche di tutta quella parte creativa che la spinge ad andare verso un vedere che si stacca dalla staticità del solo rappresentativo. Una ricerca attenta sulla luce e la sua magia come nelle opere della “Sagrada familia”. Il colore è sempre protagonista. La sua è un’interpretazione che affida, oltre che alla composizione, alla tonalità cromatica il compito di sollecitare l’immaginario collettivo. Rafforzandone la visione ci accompagna in questo luogo spettacolare accrescendo il fiabesco e l’onirico.

Enrico Del Rosso vive e lavora a Pordenone. Ha studiato Grafica, pubblicità e fotografia a Udine e ha concluso i suoi studi all’Accademia di Belle Arti a Bologna. Dopo gli studi ha lavorato a Firenze come fotografo e addetto alla TV, a Torino nella computer-grafica e a Pordenone come insegnante di fotografia. Tutte queste esperienze hanno impregnato la sua opera e hanno creato in lui un ricco bagaglio di competenze utili nel momento in cui ha deciso di trasformare la sua arte in professione. Nella ricerca di un suo segno personale è giunto alla conclusione che il significante più ovvio è un volto femminile e lo ha assunto come sua cifra. Di questo volto ha abbandonato ogni riferimento alla realtà ed ha mantenuto solamente la linea che lo delimita al cui interno ha aggiunto via via la sua narrazione, il suo oggetto artistico. Questa sua poetica, da lui denominata “Comunicazionismo”, è nata dal surrealismo mescolato all’arte informale (tra Vedova e Mirò) e via via si è evoluta grazie allo studio della poetica di quegli autori del ‘900 da lui particolarmente amati (come Kirchner, Mondrian e Kandinsky), ma anche da quello della poetica delle icone medievali (sia direttamente sia attraverso la rivisitazione di Klimt) e dei classici rinascimentali. Negli ultimi tempi Del Rosso, dopo un periodo che ha avuto come riferimento la pop art, ha inseguito una linea che cambiava di angolo e di spessore, riportando nello stesso tempo il colore quale elemento costitutivo dell’opera. Da qui al cubismo il passo è breve: la forma si è scomposta per perdere il suo significato realistico e acquisirne uno simbolico. Nello stesso tempo Del Rosso ha continuato le sue ricerche sulla forma-simbolo della figura umana e, attraverso le sue precedenti esperienze di video-grafica, l’ha trasformata in androide. Ha avviato così un procedimento di costruzione complesso che parte dalla scomposizione della figura in superfici, dal calcolo di valori cromatici adeguati ad esse, costruendo elementi visivi apparentemente realistici, ma al tempo stesso più vicini al surrealismo.

L’artista udinese Federica Marin è un architetto, fotografa e ricercatrice universitaria. I suoi soggetti preferiti sono gli ambienti e i paesaggi naturali o urbani, e l’indagine sul corpo. Partendo dallo studio della storia e della tecnica della fotografia e dalla pratica in camera oscura del B/N, il suo percorso si è aperto verso il colore e l’elaborazione digitale. L’opera dell’artista presenta, ora, una forte contaminazione tra reale e virtuale, tra realtà percepita e immaginata. Le inquadrature sembrano nascere dall’idea e dalla trasposizione di altre dimensioni, oltre a quella terrena. La sublimazione della scena fotografica, colta nella sua unicità temporale, si traduce in un equilibrio vibrante, quasi tattile, di forme e colori. Esasperazione cromatica e contrasto compositivo caratterizzano fortemente l’inquadratura. A livello percettivo, la dimensione spazio-temporale appare dilatata. Lo sguardo sconfina oltre i suoi limiti, mentali e visivi, oltre l’orizzonte del percepito, per immergersi in altre realtà. Soggetti sapientemente inquadrati aprono su colori che oltrepassano il confine del reale e donano agli elementi fotografati un’aurea “marziana” che crea un effetto straniante e un’estetica fortemente impattante.

La retorica espressiva di Ivan Buttazzoni trae ispirazione dalla mitografia di ogni tempo. Sicché ne vengono rielaborati i personaggi e gli animali con una sintassi inconsueta, piena di licenze, cariche di metafore e similitudini. E’ un narrare la fantasia misto alla fantasia stessa, che imbastisce nuove trame fatte da fili di un materiale etereo come i sogni e le liriche di un poeta. Espressione visiva, segnata da ottime predisposizioni creative, forniscono una serie di opere dall’intimo messaggio evocativo, fluente di emozionanti crome. Opere che si raccontano, valicando i confini del fiabesco e della normale visione generica della realtà, ottimo veicoli di una performance artistica predisposta alla fusione di arte e creatività. All’interno di questa mostra Ivan presenta una serie di musicisti, soprattutto chitarristi, catturati dalla macchina fotografica mentre suonano dal vivo.

Renato La Grassa, nato a Tripoli in Libia, è da sempre appassionato di mare, ma affascinato in modo particolare dall’ambiente subacqueo che, come tanti, comincia a conoscere in apnea praticando la pesca subacquea. Sin da ragazzino segue il padre nelle battute di pesca con gli amici, immergendosi per ore con un piccolo fucile a molla dal quale non riesce a separarsi. Nel 70’, a soli 16 anni, avviene il brutale distacco dalla sua terra amata, a seguito dell’espulsione degli italiani dalla Libia, segnando così uno dei momenti più difficili e dolorosi per lui e per tutta la sua famiglia. Dopo alcuni anni di interruzione forzata, esplode prepotente il richiamo del mare. Si iscrive al primo corso sub con autorespiratore e subito dopo a un corso avanzato mentre, contestualmente, compaiono i primi vagiti di un’altra grande passione, quella per la fotografia. Più tardi acquista la sua prima macchina fotografica, una Nikonos III, e a vent’anni, consigliato da amici, si dedica all’attività agonistica nel campo della cacciafotosub, una disciplina impegnativa esercitata sia in apnea che con l’autorespiratore. In dieci anni di agonismo viaggia in molte zone d’Italia, ottenendo lusinghieri risultati ma cresce nel contempo il desiderio di conoscere paesi e mari più lontani. Fonda così, nel 2004, “I Vagabondi del Mare”, un’idea nata con l’obiettivo di costituire un gruppo di persone accomunate dal piacere di viaggiare e immergersi insieme, e concretizzata oggi con l’organizzazione di crociere subacquee a medio e lungo raggio e da numerosi iscritti provenienti da ogni parte d’Italia. Con “I Vagabondi Del Mare” si è immerso in molte aree del mondo come Egitto, Sudan, Arabia Saudita, Isole Maldive, Isla del Coco in Oceano Pacifico, Sudafrica, Messico, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Gibuti ed altri viaggi sono in fase di programmazione. Collabora periodicamente con riviste nazionali del settore subacqueo, per le quali realizza reportages sulle destinazioni raggiunte nel corso delle crociere subacquee intorno al mondo. L’indole irrequieta e il desiderio di condividere con altri la passione per la fotografia, lo spingono a fondare nel 2010 TeamPhotoTravel, giovane e dinamica associazione fotografica di cui è stato il presidente, organizzando corsi a vari livelli di apprendimento di fotografia digitale e postproduzione, fotografia subacquea, uscite fotografiche, mostre, concorsi, workshop e viaggi fotografici in Italia e all’estero.

Riccardo Bandiera è nato nel 1973 e vive a due passi dal mare, in Liguria. Scopre la fotografia casualmente dopo studi tecnici ed un’occupazione da ingegnere. Da alcuni anni è fotografo freelance, professionista iscritto alla TAU Visual, alternando lavori commerciali (matrimoni e foto di interni e per il web) ed esposizioni artistiche. Quello che si vede nella fotografia di Riccardo è una sensibilità in evoluzione, un’attenzione per la quotidianità che viene presentata come un avvenimento nuovo, a sé. E così anche un tuffo in mare o una giornata soleggiata diventano delle piccole epifanie da guardare con occhi nuovi.

Roberto Pestarino vive in aperta campagna in un paese chiamato Gavazzana della provincia di Alessandria. Per anni ha sempre rifiutato le fotografie in sé, poi quasi per caso si è avvicinato a questo mondo iniziando a voler fotografare un girasole. Da lì è nato il colpo di fulmine che lo ha portato a dedicarsi a quest’arte prima da autodidatta e poi col tempo ad appassionarsi a tal punto da sentire l’esigenza di frequentare corsi specifici e studiare in maniera sempre più approfondita la materia. Arte e tecnica sono le costanti di tutti i lavori di Roberto Pestarino e anche delle fotografie presentate. Qui, in particolare, sono la geometria delle forme e l’utilizzo del colore a colpire il fruitore. Le linee dritte dei palazzi si contrappongono alle linee curve e irregolari dei soggetti riflessi sui vetri a indicare che, nel rigore e nella rigidità di un mondo statico e univoco, c’è spazio anche per altri punti di vista: osservando con maggiore attenzione, si coglie nel riflesso una realtà fluttuante, un senso di movimento. Oltre a forme e linee, la realtà che appare immutabile è resa viva, vivida, nel suo riflesso, dal colore, dai contrasti e dai “giochi” che riesce a creare e che il fotografo sa cogliere. Insieme a forme e colore, protagonisti dei quattro scatti sono indubbiamente anche il cielo e il modo scelto per rappresentarlo. Un cielo che si contrappone con forza e quasi si impone, vincendo la sua battaglia a un mondo regolato da schemi.

La mostra sarà visitabile alla Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 a Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00.

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