Foibe ed esodo: gli studenti dello Stringher hanno intervistato 149 persone

11 Febbraio 2017

UDINE. In occasione del Giorno del Ricordo, la classe 3 A Tecnico del Turismo dell’ISIS B. Stringher ha realizzato un lavoro di ricerca statistica che ha come oggetto la conoscenza di due fatti storici collegati alla Seconda Guerra Mondiale che hanno toccato la nostra regione: le vittime delle foibe e l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati. Il questionario è stato realizzato dal prof. Giancarlo Martina del Laboratorio di Storia, che vede tra i fondatori il Dirigente scolastico prof.ssa Anna Maria Zilli. Quest’ultima ha favorito il lavoro constatando che inserire un approfondimento storico all’interno del percorso dell’insegnamento della Matematica è utile per favorire l’interdisciplinarietà nel percorso di studi degli allievi e valorizzare le loro competenze.

Il questionario è stato inserito nell’attività didattica del programma di Matematica della 3 A TT dalla professoressa Monica Secco. Nell’arco di tre giorni gli studenti hanno intervistato 149 persone comprese tra i 18 e i 72 anni. I risultati sono stati tabulati nel corso di una giornata scolastica. Il questionario comprende 14 domande sulla conoscenza dei due fenomeni storici, sulla loro importanza nella storia italiana e sui mezzi più adatti per trasmetterli ai giovani. Dei 149 intervistati, tutti in regione, il 65% ha partecipato ad un evento o celebrazione organizzato in occasione del Giorno del Ricordo. Questo si può interpretare come sia ormai diffusa la conoscenza di quanto accaduto. Il dato è rafforzato dalle domande relative alla conoscenza delle vittime delle foibe (85% del campione) e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati (77% leggermente inferiore, forse perché meno percepito rispetto alle foibe non essendoci luoghi simbolo come la Foiba di Basovizza, monumento nazionale).

Un’ulteriore conferma della conoscenza diffusa, pur se non approfondita, emerge dalle risposte relative a chi ha subito questa atroce morte tra il 1922 e il 1947, cioè da quando iniziò l’infoibamento a danno di sloveni e croati da parte del regime fascista a quando fu tragicamente e massicciamente utilizzato dall’esercito titino a danno degli italiani. Sono 111 infatti gli intervistati che ritengono che furono molte le vittime italiane, per quanto riguarda la percezione del numero delle vittime slovene e croate gli intervistati (60) ritengono che furono molti gli sloveni e (46 intervistati) i croati. Se il primo dato nel complesso è vicino al vero (cioè il gruppo etnico maggiormente colpito), sembra sovrastimato quello relativo a sloveni e croati. D’altra parte 45 intervistati ritengono che le vittime italiane siano superiori alle 100.000, 31 danno un numero sovrastimato ma vicino ai dati più recenti e aggiornati, e 30 indicano correttamente tra 2000 e 4000 le vittime.

Riguardo all’esodo, sono 81 gli intervistati che rispondono che fu la fuga forzata di persone che erano nate e vissute in quelle terre, cui si aggiungono 28 che la considerano, in modo non corretto mancando della parte violenta e impositiva del governo jugoslavo, il fenomeno che coinvolse in generale tutti coloro che diffidavano del nuovo governo jugoslavo, in particolare gli italiani. La dimensione del fenomeno (circa 250.000 esuli) viene indicata in modo corretto o molto vicino alla realtà da 77 intervistati. La quasi totalità del campione ritiene molto importante far conoscere e parlare dei due argomenti, soprattutto perché la storia non si ripeta e perché rimanga memoria di quanto successo. Oltre il 40% degli intervistati ritiene che il luogo migliore per informare e ricordare sia la scuola, attraverso le testimonianze dirette degli esuli, ma non si dovrebbe dimenticare l’uso di social network e di un sito dedicato. Un ultimo dato piuttosto preoccupante riguarda l’ANGVD, che per l’85% risulta sconosciuta.

Alcune considerazioni finali che emergono da questo primo lavoro di indagine svolto dagli studenti della 3 A Tecnico del Turismo, cui se ne aggiungeranno altri in questi giorni. Innanzitutto appare chiaro che sia il fenomeno delle vittime delle foibe che quello degli esuli siano sostanzialmente conosciuti, tutto sommato con cognizione di causa, da una buona parte delle persone. In secondo luogo, entrambi gli eventi vengono percepiti come parte integrante, sebbene tragica, della storia italiana e risultano un monito per il futuro affinché non si ripetano. Infine il lavoro portato avanti da anni di informazione, come quello più che decennale del Laboratorio di Storia dello Stringher con l’impegno costante svolto dal professor Elio Varutti, ha raggiunto lo scopo di comunicare informazioni storiche il più corrette possibili. Non è un caso se la scuola viene individuata come via principale per proseguire in questo sforzo.

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